Il libro: “Le tre del mattino”di Gianrico Carofiglio. Un romanzo sul coraggio di far fiorire il talento

La Recensione

Antonio è un giovane liceale, quando scopre all’improvviso di essere epilettico. Da quel momento la sua vita cambia, tra visite specialistiche, medicine e divieti. Riesce a tenere sotto controllo la malattia grazie a farmaci pesanti, che gli ha prescritto un luminare di Marsiglia. E così gli anni della scuola passano, si trascinano, finchè, arrivato alla soglia della maturità, deve recarsi di nuovo dallo specialista per verificare lo stato della malattia e, soprattutto, capire, attraverso una serie di esami, se sia possibile sospendere il trattamento farmacologico e poter tornare ad una vita “normale”. Ad accompagnarlo è il padre, docente universitario di matematica, da tempo separato dalla madre di Antonio, anche lei insegnante.

Il luminare francese decide di sottoporre il giovane ad una “prova di scatenamento” della malattia, facendogli trascorrere quarantotto ore consecutive sveglio, cioè due giorni interi senza dormire e senza assumere le pillole che fino ad allora tenevano a bada l’epilessia. I due giorni, che padre e figlio trascorreranno forzatamente insieme, si dimostreranno una vera e propria avventura, un viaggio di scoperta reciproca. I due si renderanno conto che tra loro ci sono molte domande cui dare risposta, silenzi da infrangere, sensi di colpa da superare, un’intimità da ricostruire.

Il romanzo di Carofiglio va a toccare il tema del rapporto padre-figlio dopo una separazione piena di silenzi e fraintendimenti. Il legame che viene raccontato è quello tra un adulto, che sta affrontando la crisi di mezza età, ed un figlio, che si trova a dover decidere il suo futuro, a scegliere la sua strada. Il padre ha già cercato di mettere a frutto il suo talento per la matematica e a Marsiglia ha l’occasione di riflettere a fondo sui risultati ottenuti, tracciando una sorta di malinconico bilancio della sua vita.

Invece Antonio per la prima volta affronta tanti dubbi e incertezze, si chiedersi attraverso gli occhi del padre se bruci anche in lui una passione, un talento su cui costruire il suo futuro. Carofiglio ci parla del talento come una cosa preziosa, che ci è stata regalata senza che l’avessimo chiesta; spetta a noi decidere se servircene oppure no, se coltivarla, se curarla o se lasciarla marcire, dimenticarla, abbandonarla, coprirla.

Un po’ come con l’amore: spetta a noi decidere se rischiare o se rinunciare, lasciarlo andare, evitare di soffrire ma anche di scoprire “come sarebbe potuta andare”.

Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto sia complicata la vita.

La Scheda

“Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2017, pp.176.