Il libro: “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf. La bellezza delle piccole cose

Siamo ad Holt, in Colorado. Una donna ormai anziana e vedova, Addie, propone ad un vicino, Louis, della sua stessa età e senza vincoli matrimoniali, di passare le notti con lei.

Niente sesso, se è a questo che avete pensato. Solo farsi compagnia, raccontarsi la quotidianità e tenersi per mano, in uno dei momenti della giornata in cui è più difficile, soprattutto quando si è in là con gli anni, non sentirsi oppressi dalla solitudine, dai rimpianti, dai rimorsi e dal senso di angoscia che provoca il tempo che conduce ad un lento ma inesorabile declino.

Louis, pur rimanendo all’inizio profondamente sorpreso per questa proposta audace ed insolita, accetta.

Ad Holt la vita è lenta e l’unico orizzonte possibile è composto da fattorie, silos e campi di grano. Le vite scorrono piatte e sempre uguali, specie se si è nati in quel luogo e non si è mai osato cambiare la propria esistenza afferrando occasioni che la potessero rendere più eccitante, meno legata ai modelli tradizionali e al bisogno di salvare le apparenze.

le nostre anime di notteAddie Moore e Louis Waters decidono di non tener conto di quel che penserà la gente, di quanto bizzarra possa sembrare da fuori la loro scelta di trascorrere le notti sotto le stesse coperte e così iniziano un cammino nuovo e coraggioso verso la libertà e il soddisfacimento dei profondi desideri che li animano, convinti che non sia affatto “troppo tardi”, ma che si possa inseguire la felicità anche in età avanzata, quando tutto sembra ormai finito e stabilito, quando gli altri li vorrebbero solo vedovi malinconici o nonni efficienti. Dal momento in cui i protagonisti decidono di unire le loro solitudini e fregarsene del perbenismo della gretta provincia in cui sono inseriti, la loro vita si fa ogni giorno più vivida.

Kent Haruf in questo romanzo breve, che ha scritto poco prima di morire, racconta con una profondità toccante la bellezza delle piccole cose e la felicità fugace di alcuni momenti, capaci di dare senso ad una vita intera di ricerca e di affanni.

Lo fa con uno stile misurato, asciutto e scarno, volto ad esaltare la normalità e l’autenticità di personaggi che acquistano una straordinaria grandezza nel momento in cui decidono di vivere seguendo il loro cuore, in barba ai tabù e alle etichette dei benpensanti.

Si può inseguire la felicità, prendere un’altra strada anche quando sembra troppo tardi? Si può cercare di raggiungere finalmente la propria personale idea di felicità, anche se si è soli e ormai anziani? Addie e Louis ci provano, cercando conforto di notte, insieme sotto le stesse coperte, con la finestra aperta e le mani intrecciate, a parlare della vita che è stata e che sarà.

“Mi chiedevo come mai hai scelto proprio me. Non ci conosciamo poi così bene”

 “Credi che avrei potuto scegliere chiunque? Che io voglia soltanto qualcuno che mi scaldi il letto di notte? Un anziano qualsiasi con cui parlare?”

“Non pensavo questo. Ma non so perché hai scelto me.”

“Ti dispiace che io l’abbia fatto?/ No, per niente. Sono soltanto curioso. Me lo stavo domandando.”

“Perché credo che tu sia una brava persona. Una persona gentile”.

La scheda

“Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, NN Editore, 2017, pag. 200.