Il libro: “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio. Come perdere una madre

La Recensione

“Arminuta” significa letteralmente, in dialetto abruzzese, “ritornata”. Siamo nel 1975 e in un giorno qualunque, con una sacca in mano, una ragazzina di soli tredici anni ritorna in un piccolo borgo rurale dell’Abruzzo, di cui non ha memoria, dal momento che lo ha lasciato quando era ancora in fasce, essendo stata ceduta dai genitori biologici a dei parenti ricchi e senza figli, che vivevano in una cittadina vicina al mare. Torna senza sapere perché è stata rimandata indietro, tra persone che non conosce, in mezzo alla miseria e all’ignoranza.

La pratica da cui trae origine la storia narrata dalla Di Pietrantonio è poco conosciuta ma frequente nel passato: capitava che famiglie troppo numerose e schiacciate dalla povertà fossero costrette a far crescere qualcuno dei loro figli a parenti benestanti.

Il libro parte da questa situazione per trattare più in generale il tema dei legami familiari, il rapporto madre-figlia, più in generale il problema dell’identità. L’arminuta viene sradicata dai genitori “adottivi” quando si trova alle soglie dell’adolescenza, in un momento delicato, fatto già di per sé di trasformazioni enormi, e viene trapiantata in una realtà lontanissima da quella in cui è cresciuta fino ad allora, all’improvviso a contatto con una madre ed un padre che non conosce, tanti fratelli e sorelle con cui condivide solo il sangue ed una casa sporca e maleodorante.

Su di lei pesano tante domande, tante paure e il forte senso di estraneità, dato che ha due madri, quella “del mare”, che senza dare spiegazioni l’ha rispedita nel posto da dove l’ha presa, e l’altra, quella “del paese”, che l’ha messa al mondo ma che tratta come un’estranea, mostrandosi anaffettiva e depressa.

Paura, angoscia, sensi di colpa e tante domande affollano la mente della protagonista, respinta due volte, da due madri. Potrebbe avere tutto il diritto di lasciarsi andare e invece lei, come tutti gli altri personaggi giovani del romanzo, si mostra migliore degli adulti. Sono i ragazzi ad apparire sensibili, attenti ai bisogni altrui, capaci di reagire alle difficoltà e non assuefatti ad un destino che pare già tracciato, al contrario dei grandi, schiacciati sotto il peso delle difficoltà, rassegnati ed indifferenti.

La giovane protagonista non si arrende, non si dà per vinta, non accetta passivamente la nuova situazione familiare e soprattutto pretende risposte da quella donna, la mamma “del mare”, che l’aveva voluta e poi improvvisamente rifiutata, rispedendola al mittente, come un pacco.

E’ un libro potente quello della Pietrantonio, sulla ricerca delle proprie radici, ma anche un romanzo sulla mancanza di una madre, sulla famiglia come punto fermo, come perno, come luogo in cui sapersi riconoscere.

Ripetevo piano la parola mamma cento volte, finché perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo. In fondo non lo so neanche adesso.

La Scheda

“L’arminuta” di Donatella Pietrantonio, Einaudi, 2017, pp.162.