Il Libro: “L’amore che non è” di Gianpaolo Trevisi, contro ogni violenza sulle donne

La Recensione

Non ci si imbatte spesso in libri che trattano la violenza di genere scritti da un uomo. Ancor più raro è trovarne uno pensato da un poliziotto, per giunta di rara sensibilità.

Gianpaolo Trevisi, nato a Roma nel 1969, è il direttore della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda, precedentemente dirigente dell’Ufficio Immigrazione, della Squadra Mobile e infine Vice Questore di Verona.

Nella sua carriera in Polizia deve averne sentite tante, di storie di violenza e sopraffazione, e deve averne incrociati molti di visi femminili rigati dalle lacrime e occhi pieni di paura e vergogna.

Forse per questo ha sentito l’urgenza di scrivere “L’amore che non è”, una raccolta di tredici brevi storie di donne che hanno conosciuto la paura e la violenza, a volte la morte, per colpa della brutalità e della follia maschile.

Donne che spesso hanno denunciato tardi o non lo hanno fatto per proteggere i figli, per imbarazzo e vergogna, per paura della solitudine, per il timore di perdere il lavoro, perché convinte di meritarselo o perché succubi di mariti o compagni che promettono di cambiare e non lo fanno mai.

Trevisi prende spunto da queste vicende, che ha realmente conosciuto, per raccontare una drammatica piaga moderna, che si declina attraverso tipologie diverse di reati: dalla violenza fisica a quella sessuale, fino allo stalking ed il cyberbullismo. Sì, anche il cyberbullismo è presente ne “L’amore che non è” perché sono sempre di più le giovani donne vittime di gogna multimediale, che  cadono in depressione e arrivano anche a tentare il suicidio per colpa di  foto e video intimi, a loro insaputa sbattuti sui social o diffusi tramite Whatsapp.

Le ambientazioni e gli aguzzini sono molto diversi nei racconti di Trevisi, a dimostrazione di quanto sia diffusa e diversificata questa forma di sopruso, e la conclusione è spesso tragica.

Tuttavia, l’autore ha cercato di raccontare un mondo che, nonostante ferite che continuano a sanguinare e morti violente, lascia un piccolo spazio alla speranza.

Come dice nella prefazione il pubblico ministero Elvira Vitulli: “I racconti di Gianpaolo Trevisi sono capaci della leggerezza della poesia ma anche della pesantezza della pietra perché, utilizzando le parole di una delle protagoniste, il nero, spesso, lo si riesce anche a vincere non solo parlando di nero, ma tuffandosi in mille colori diversi.”

L’autore individua nell’educazione delle nuove generazioni uno dei modi possibili per arginare queste continue vessazioni ai danni delle donne.

Credo che per qualunque grande cambiamento, in ogni campo, non si debba aspettare sempre l’arrivo della legge più giusta o di quella meno sbagliata, sperando poi nella sua applicazione, ma si debba cominciare da molto prima, facendo accendere proprio all’interno delle aule scolastiche i primi focolai di una rivoluzione culturale che può cambiare davvero tutto.

E’ davvero fondamentale rivedere i percorsi educativi e didattici, promuovendo il superamento degli stereotipi di genere attraverso un’educazione al rispetto delle differenze. La scuola può essere il luogo più adatto in cui intervenire per evitare si diffondano culture sessiste e misogine.

Alla luce di queste considerazioni, la voce di un uomo che si impegna, con la scrittura e poi portando il suo pensiero anche negli istituti scolastici, a mostrare che il maschile non è solo violenza ma è anche cura delle relazioni, contribuisce in modo fattivo alla speranza che le cose possano davvero cambiare.

Ho chiesto in prestito quanto più possibile alla mia fantasia per, poi, mischiarla alla realtà di queste tredici storie di donne, alcune delle quali sentite direttamente dietro la scrivania del mio ufficio della Questura. L’ho fatto perché da uomo, e spesso di fronte al quotidiano, mi vergogno anche di esserlo, volevo quasi chiedere perdono, raccontando una delle tragedie più grandi della nostra storia, fatta di talmente tanti e frequenti episodi da essere, ormai, inascoltati e non considerati. Non bisogna mai smettere, invece, a riguardo, di parlare, gridare, ascoltare e, perché no, scrivere e leggere, sperando che le cose possano davvero cambiare, prima che tutte le donne decidano, tutte insieme, per porre fine a queste morti e a queste ferite, di non sorridere più e allora sì che finirebbe davvero il mondo.

La Scheda

Gianpaolo Trevisi, L’amore che non è, Gabrielli Editori, pp.110, 2017.