Il libro: la memoria del 25 aprile attraverso “La Storia” di Elsa Morante

La Recensione

Il romanzo più intenso di Elsa Morante è ambientato a Roma, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Ai tragici eventi della Storia con la S maiuscola  si mescolano quelli comuni, di una storia con la s minuscola, quella di Ida e Useppe, madre e figlio, gente povera e disgraziata che tenta di sopravvivere in un’Italia umiliata e ferita.

Ida è una giovane maestra di origine ebrea, vedova e madre di Nino, che subisce violenza nel 1941 ad opera di un soldato tedesco. Dallo stupro nasce Giuseppe, detto Useppe. E’ dai suoi occhi innocenti di bambino dotato di una rara sensibilità e dolcezza che viene filtrata la realtà della guerra e i suoi orrori.

La famiglia di Ida e Useppe si trova ad affrontare una serie infinita di tribolazioni e perdite eppure, tra le pagine, il lettore vede le cose attraverso gli occhi di un bambino, capace di trasformare ciò che è orrore in gioco, ciò che è disgrazia in opportunità, grazie alla fervida fantasia e all’ingenuità infantile, che lo portano a vivere in un mondo fantastico, dove non c’è bruttura e morte.

La copertina del libro della Morante.

Elsa Morante, attraverso Useppe, riesce ad emozionare profondamente, trasfigurando una realtà violenta e toccando i cuori, mescolando la fantasia letteraria alla verità storica, pur non smettendo mai di evidenziare come gli uomini e le donne del romanzo siano vittime di una conflitto che non hanno voluto, costretti a patirne le conseguenze più terribili, in un Paese sconvolto, che presenta desolazione ad ogni angolo, la cui bellezza viene offuscata dalla polvere, dalla fame, dalla violenza. Il libro copre il periodo che va dal 1941 al 1947 ed è corredato di accurati riferimenti agli eventi storici, che caratterizzano il secondo conflitto mondiale e l’immediato dopoguerra, dall’epoca del nazifascismo a quella della lotta partigiana.

Ida, Nino, Useppe e gli altri personaggi del romanzo intraprendono una continua lotta per la sopravvivenza, non solo materiale, e il loro dolore diventa simbolo dei patimenti di tutte le vittime della Storia, dell’umiliazione di chi, debole e impotente, è costretto a subire le decisioni di chi detiene il potere. La Morante racconta i vinti, un po’ come faceva Verga, quando nei Malavoglia narrava la vita dei pescatori di Aci Trezza, spazzati via dalla “fiumana del progresso”.

Ida e Useppe sono la gente priva di mezzi che subisce la storia, la quale resta indifferente al grido di dolore del singolo, che si incurva portandone il peso, rifugiandosi ogni tanto, per trovare un po’ di sollievo, nella fantasia, nei rari momenti di bellezza e di meraviglia. Se la Storia porta solo sofferenza, allora si potrà trovare un po’ di conforto solo assecondando gli istinti primordiali, sepolti e repressi dentro di noi, dando sfogo all’elemento più istintivo e naturale, come fanno appunto i più umili, per restare attaccati alla Vita.

“La Storia” è un classico che non va dimenticato perché forte, intenso, privo di retorica, capace di parlarci, di farci uscire dall’indifferenza, dalla finzione degli schermi dietro cui la realtà non sembra più tale, restituendoci volti segnati dall’orrore ma anche dalla forza della tenerezza, della pietas, della vita.

Le libertà non vengono date. Si prendono.

La Scheda

“La storia” di Elsa Morante, Einaudi, 1974, pp.672.