Il Libro: “La ladra di parole” di Abi Daré. Quando un dizionario salva la vita, anche in Nigeria

La Recensione

Ieri era la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, un’occasione per ricordarci che le giovani donne dovrebbero – tutte – guardare al futuro con occhi pieni di speranza, consapevoli di avere aperte tutte le strade per realizzare i propri desideri, come per esempio accedere ad ogni facoltà universitaria, avere pari opportunità sul lavoro, vestire tutti i colori del mondo, non solo il rosa, scegliere liberamente chi amare e quando, guidare un’auto o girare in bici, tagliarsi i capelli o tenerli lunghi fin sotto la schiena.

Eppure non ovunque e non sempre questi diritti, queste opportunità e libertà sono consentiti alle bambine e alle ragazze. Secondo le stime di Save the Children, nel mondo vivono 650 milioni di donne che si sono sposate troppo presto.

La copertina del libro di Abi Darè.

Tante bambine, secondo l’Unicef, soprattutto dopo il Covid, che ha aggravato i problemi economici di tanti Paesi, potrebbero non tornare a scuola o non iniziare affatto le lezioni.

Anche quanto sta accadendo in Afghanistan ci sta dimostrando chiaramente come esista nel mondo un forte divario a proposito di diritti umani e, nello specifico, di diritti delle donne.

Ne è un chiaro esempio la protagonista del romanzo “La ladra di parole”, Adunni, residente in un minuscolo villaggio della Nigeria, Ikati, dove l’acqua e la luce non arrivano nelle abitazioni, in cui la tv è un lusso per pochi, mangiare ogni giorno non è scontato e soprattutto alle donne sono richiesti immensi sacrifici, come rinunciare all’istruzione o sposarsi troppo giovani con uomini che non amano.

La quattordicenne Adunni è orfana di madre. Da quando la mamma è morta deve occuparsi della casa e dei suoi fratelli, rinunciando alla scuola. Sebbene la madre avesse fatto promettere al padre, prima di morire, che avrebbe consentito alla figlia di studiare per avere un futuro migliore, lui la vende in sposa ad un anziano del villaggio, che ha già due mogli, in cambio di denaro.

Adunni a quattordici anni è costretta a sposare un uomo che non ama solo per dargli il figlio maschio che dalle altre due mogli non ha finora ottenuto. La giovane vuole fuggire, non riesce a rinunciare al suo sogno di felicità e nel romanzo, che prosegue a Lagos, capitale della Nigeria, la protagonista lotterà per la sua indipendenza, per il diritto all’istruzione in un Paese dove convivono 98 milioni di poveri e a scuola ci vanno in pochi, generalmente i ricchi o, al massimo, i maschi.

Sarà un dizionario a salvare Adunni, ma anche la sua forza indomita, la convinzione che la scuola sia la chiave per la libertà e per la dignità di ognuno.

Mia mamma mi ha detto che l’istruzione mi dava una voce, ma io non voglio una voce come le altre. […] Io voglio una voce forte, una voce che la sentono tutti. Voglio che entro in un posto e le persone mi sentono, anche prima che ho aperto bocca. Nella vita voglio aiutare tante persone, così quando divento vecchia e muoio, vivo ancora nelle persone che ho aiutato.

La Scheda

“La ladra di parole” di Abi Daré, Editrice Nord, 2021, pp.363.