Il libro. “La cura” di Concita De Gregorio e la forza di mostrarsi vulnerabili

Woman with short gray hair and pink blouse, wearing glasses, speaking on a stage with a clip-on mic.

Il Libro

“Una mia amica ha una cicatrice sul braccio, è stato un incidente. Non l’ha corretta con la chirurgia plastica e non la nasconde, anzi. La porta come una medaglia. È come se dicesse: io sono anche questo, sono cosí. Ecco, pensavo: forse esibire la ferita è un antidoto alla retorica guerresca. È di tutti, essere feriti. Dovremmo esibirle, le ferite”, scrive Concita de Gregorio. “Preferisco stare nel corpo come è diventato, stare molto semplicemente nelle cose che succedono senza fingere che non siano successe.”

“La cura” è una narrazione senza filtri del tumore che ha colpito l’autrice e di tutte le vicissitudini che l’hanno coinvolta di conseguenza, gli incontri fatti e le nuove esperienze affrontate in seguito alla diagnosi. Concita De Gregorio spiega come dopo sia impossibile percepire se stessi e gli altri nello stesso modo, quanto la prospettiva cambi, come il tempo assuma un valore diverso.

Il tutto si articola in brevi capitoli che sono storie, riflessioni, intrecci di vite. Vite che si incrociano con la sua tra le sale d’attesa, le visite e le terapie, i momenti di speranza e quelli di sconforto. Storie differenti, ma anche simili perché la sofferenza e la paura uniscono più di qualsiasi altro collante e insieme a queste persone, giorno dopo giorno, l’autrice si rende conto che non può salvarsi da sola, che serve l’incontro con l’altro, la leggerezza, la bellezza.

Sì, serve bellezza per salvarsi. Alla fine del percorso, la lezione che emerge non ha nulla di tragico, ma assume i contorni di una rivelazione luminosa. Il dolore non va cercato, arriva già da solo. Per sconfiggerlo, serve l’esatto opposto.

“In questo tempo di dopo, alla fine di una lunghissima disciplina di terapia e rigore, qualcosa devo aver capito meglio. Forse, azzardo: siccome il dolore arriva da solo e comunque arriva sempre, non ne serve altro. Al contrario. Serve bellezza, per affrontare tutto questo dolore. Servono leggerezza, un poco di allegria. Il carburante per viaggiare nel buio.”

Chi non si è mai dovuto confrontare con un tumore lo intuisce, si accosta a queste considerazioni della De Gregorio con rispetto e quasi con pudore, mentre chi ci è passato davvero probabilmente è il solo che può far suo il messaggio e avere contezza di cosa significhi non dover essere “guerrieri” a tutti i costi, ma avere il coraggio di mostrarsi vulnerabili.

Tutti, comunque, possono riflettere sul potere taumaturgico della cura, che è il tema centrale del libro. Prendersi cura di noi, degli altri, del mondo è l’unico senso da dare al nostro stare qui, la sola risposta possibile. La cura è l’amore, nient’altro.

La scheda

“La cura” di Concita De Gregorio, Einaudi, 2026, pp.176.

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Chiara Giacomi
Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Insegna presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.