Il libro. “Il colibrì”, trovare la forza per non soccombere al dolore

La Recensione

Il colibrì è Marco Carrera. La madre lo aveva definito così perché da bambino era estremamente esile, molto minuto rispetto ai suoi coetanei, ma anche un insieme di energia e forza.

La storia inizia quando il protagonista ormai è adulto da un pezzo e si è ridotto a zero quel ritardo nella crescita che lo aveva contraddistinto da giovanissimo. Svolge la professione di oculista e vede presentarsi nel suo studio lo psicologo di sua moglie. Questi lo mette al corrente di fatti dolorosi, che stravolgeranno la routine e la tranquillità delle sue giornate.

La copertina del libro di Veronesi.

L’autore, attraverso una serie di salti temporali, capitolo dopo capitolo ci fornisce varie tessere del puzzle per ricostruire la vita del personaggio principale, facendoci conoscere le persone che l’hanno condivisa con lui, nel bene e nel male. La sua esistenza, se all’inizio sembra molto lineare e banale, si rivela pian piano costellata di drammi e ferite profonde, a volte inferte dal caso, altre dalle persone care.

Nel tentativo di far fronte a tanta sofferenza, Carrera riesce a rappresentare un esempio di speranza, comportandosi davvero come il più piccolo degli uccelli.

La particolarità del colibrì, infatti, è quella di saper battere le ali freneticamente e così riuscire a rimanere sospeso in aria per un tempo notevole, senza muoversi. Il protagonista del romanzo di Veronesi adotta lo stesso atteggiamento: resiste, cerca di rimanere fermo, sospeso, provando a conservare disperatamente un equilibrio di fronte alle avversità e agli inconvenienti che la vita gli pone davanti, a dimostrazione che ci vuole forza non solo per muoversi, per andare via, ma a volte anche per stare fermi, senza crollare giù, senza fuggire, cercando di tenere insieme quello che c’è ancora, senza perdere la dignità e accettando quanto la vita ha da offrire, anche se è ammaccato, rotto, non conforme alle nostre aspettative iniziali.

Il libro, vincitore del Premio Strega, è potente e commovente, rapisce grazie a personaggi provati e malinconici, che costringono ad interrogarci sul nostro modo di vivere l’amore, le dinamiche familiari, l’amicizia e più in generale inducono a riflettere sul nostro modo di reagire di fronte alle difficoltà, ai cambiamenti indesiderati, all’inaspettato.

Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità. Ma questo è perché il nostro tempo ha conferito via via sempre più valore al cambiamento, anche a quello fine a se stesso, e il cambiamento è quello che vogliono tutti. Così, non c’è niente da fare, alla fine chi si muove è coraggioso e chi resta fermo è pavido, chi cambia è illuminato e chi non cambia è un ottuso. È ciò che ha deciso il nostro tempo.

La Scheda

“Il colibrì” di Sandro Veronesi, La nave di Teseo, 2019, pp. 368.