Il libro. “Cara Giulia” di Gino Cecchettin. Presentato a Valeggio il libro che vuole trasformare il dolore in speranza

Il Libro

A Modena, nella notte tra il 10 e l’11 giugno, si è consumato un altro femminicidio, il diciottesimo dall’inizio dell’anno. Poche ore prima Gino Cecchettin si trovava a Valeggio per presentare il libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, scritto in collaborazione con lo scrittore Marco Franzoso e i cui proventi confluiscono totalmente nella “Fondazione Giulia” (www.fondazionegiulia.org), creata allo scopo di combattere la violenza di genere, sensibilizzando giovani e adulti, fornendo sostegno alle vittime, assegnando borse di studio e premi a studenti meritevoli.

Di fronte ad una forma di violenza, quella nei confronti delle donne, che non accenna a diminuire, avremmo il diritto di essere pessimisti, eppure Gino Cecchettin riesce ad essere ottimista, nonostante la tragedia che ha vissuto. Durante la serata valeggiana, in cui la sala di Villa Meriggio che lo accoglieva era gremita di persone di tutte le età, ha detto di credere nei giovani, anche se è stato proprio un giovane a togliergli la figlia.

Nutre speranza nelle nuove generazioni e intende perdere nemmeno un secondo del suo tempo indugiando in pensieri negativi, nella rabbia o nell’odio, perché Giulia avrebbe voluto così: era davvero una ragazza speciale, piena di vita, di sogni, dotata di grande generosità, capace di sorridere al futuro nonostante da poco una grave malattia le avesse portato via la mamma, Monica, di cui Gino Cecchettin parla spesso, definendo quella con sua moglie una grande storia d’amore e descrivendola come la colonna portante della famiglia.

Nel libro non nomina mai l’assassino né riporta i particolari della tragica sera che portò alla morte della figlia e alle successive ricerche. Si concentra semmai sulla personalità di Giulia e alla fine il lettore non può che sentirla vicina, non può che volerle bene. Tutti quelli che non si capacitano del fatto che la morte di questa ragazza di Vigonovo abbia avuto più risonanza sui media della maggior parte dei femminicidi degli ultimi anni, forse dovrebbero leggere queste pagine e ne capirebbero le ragioni. Sicuramente le circostanze particolari hanno influito, creando intorno alla sua sparizione, per giorni, un giallo da risolvere. Ma soprattutto in lei tantissimi hanno rivisto la figlia, la sorella e l’amica di tutti per la sua “normalità”.

“Quando leggevo storie di femminicidiscrive il padre ne rimanevo colpito, scosso, ma poi egoisticamente giravo pagina, non avrebbero mai riguardato me, perché io nella vita avevo fatto le cose per bene. Avevo una famiglia solida, che avevo protetto, non appartenevo a quella condizione sociale in cui pensavo si sviluppassero questi drammi. Insomma, io ero immune. Ho sempre sentito di appartenere a un mondo lontano da certe situazioni aberranti. Io ero “normale”, e nel mondo ‘normale’” certe cose non accadono”.

Dopo la scomparsa e il ritrovamento della ventiduenne senza vita, lo scorso novembre, nessuno si è più sentito al sicuro, immune, lontano da pericoli di questo tipo. Si è capito in maniera evidente che dobbiamo sentirci tutti responsabili, che dobbiamo prendere posizione contro un sistema culturale inaccettabile. Lo scopo del libro e della fondazione è tenere alta l’attenzione, coinvolgere i giovani ma anche i loro genitori, gli uomini in particolare.

A tanti questo padre sembra un extraterrestre perché ha vissuto il dolore in maniera sempre composta e ha detto di non odiare, di non provare rabbia, di voler andare oltre e trasformare la sofferenza della sua famiglia in qualcosa di positivo, che porti pace e speranza. A tanti è sembrato assurda, irreale questa compostezza, questo equilibrio, al punto da pensare checi fosse sotto per forza qualcosa”.

Ma, leggendo il libro e ascoltandolo dal vivo parlare, si capisce che Gino Cecchettin sta facendo un percorso interiore, sta lavorando duramente su se stesso e si resta toccati dalla sincerità e semplicità con cui mette a nudo il suo animo, la sua personalità, il suo stare nel mondo dopo aver subito due perdite gravissime, quella della moglie e quella della figlia.

Forse, di fronte all’aggressività, alla grettezza, alla frivolezza, alla mancanza di sensibilità di tanti che hanno voce e successo sui social abbiamo perso la bussola e, quando incontriamo una persona che sembra autentica, sincera e composta nel dolore, non riusciamo a riconoscerla ma reagiamo con diffidenza. Gino Cecchettin ha detto di aver sofferto per colpa dell’odio sui social nei suoi confronti, per chi metteva in discussione la sua buona fede, le sue parole, i suoi sentimenti. Dice di aver pesato, però, il dolore provato per queste ragioni e si è reso conto che la sofferenza per la morte della figlia supera qualsiasi altra amarezza e paura, al punto da divenire la spinta che lo ha portato ad andare oltre.

Ha deciso di fare qualcosa di buono con tutte quelle lacrime ma anche con l’amore che la gente ha dimostrato a lui e agli altri suoi figli dopo la scomparsa di Giulia. Secondo me – dice Cecchettin – ci sono dei modi per elaborare il dolore che sono personali e farlo non significa dimenticare la persona. Non c’è giorno in cui io non pensi a Giulia o a mia moglie. Elaborare il lutto significa poter andare avanti, anche con un sorriso a volte, per affrontare meglio la vita. Se vogliamo essere utili agli altri dobbiamo essere forti noi per primi.”

Sei la mia Giulia e sarai sempre la mia Giulia. Ma non sei più solo questo. Tu dopo quanto è successo sei anche la Giulia di tutti, quella che sta parlando a tutti. E io sento forte il dovere di manifestare al mondo che persona eri e, soprattutto, di cercare attraverso questi di fare in modo che altre persone si pongano le mie stesse domande”.

La Scheda

“Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” di Gino Cecchettin, Rizzoli, 2024, pp. 160.

Chiara Giacomi
Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.