Il libro: “Bella mia” di Donatella di Pietrantonio. In ricordo del terremoto che come oggi nel 2009 distrusse L’Aquila

La Recensione

Sono trascorsi nove anni, ma il terremoto dell’Aquila è ancora un ricordo vivo e doloroso per tutti. La scossa principale, di magnitudo pari a 6.3, si verificò il 6 aprile 2009 alle ore 3:32 del mattino, provocando crolli di edifici, trecentonove vittime, milleseicento feriti e circa dieci miliardi di euro di danni stimati.

Donatella Di Pietrantonio, la talentuosa scrittrice vincitrice del Campiello con “L’arminuta”, risiede a Penne, in Abruzzo, e fu colpita al cuore dalla tragedia che toccò la sua terra. Con “Bella mia” dà voce a quel dramma, attraverso la storia di due sorelle gemelle, Caterina e Olivia, che quella notte,terrorizzate, si ritrovarono a scappare da un’abitazione aquilana in preda alle scosse. Olivia purtroppo non uscì viva dal palazzo, lasciando un figlio adolescente alle cure della sorella Caterina e della madre anziana.

Il libro racconta l’elaborazione del lutto da più punti di vista: quello di una madre anziana, quello di un figlio, quello di un ex marito e infine quello di una sorella, che si trova a doversi occupare di un nipote in piena crisi adolescenziale e improvvisarsi madre,senza sentirsi all’altezza.

Il romanzo è pieno della sofferenza di chi perde un pezzo di famiglia e di casa, un pezzo di cuore e di identità, e  tenta, lentamente e faticosamente, di rimettersi in piedi e tornare a vivere, di sentirsi meno provvisorio nelle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) assegnate ai terremotati dal governo, di sperare in una ricostruzione di sé, anche se niente sarà più come prima, in una rinascita della amata città legata al numero novantanove: novantanove chiese, fontane, piazze, castelli. “Bella mia” è un crudo romanzo sul coraggio di andare avanti anche tra le macerie, gli sfollati, i brandelli della propria intimità violata, il dolore per chi non ce l’ha fatta, il senso di colpa per essere sopravvissuti, i ricordi e la nostalgia delle proprie cose sepolte sotto la polvere.

Dice Donatella Di Pietrantonio nella postfazione del novembre 2017: “Oggi L’Aquila è considerata il più grande cantiere d’Europa. Si parla molto della smart city che diventerà. In centro un concerto di martelli pneumatici, mole, camion che trasportano materiali edili. Polvere dappertutto. Molti palazzi finiti, ma non ancora riabitati, alcune attività riaperte. […] L’amico che mi ha accompagnato nell’ultima visita mi ha detto: L’Aquila, novantanove chiese, novantanove piazze, novantanove gru. Abbiamo riso un po’ amaro. Ho chiesto se la gente tornerà, non mi ha risposto. Di quello che gli aquilani si portano dentro nessuno parla.”

La Scheda

Bella mia” di Donatella Di Pietrantonio, Einaudi, 2013, pp.182.