Il libro: “Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith. Un viaggio attraverso 156 stati d’animo diversi

La Recensione

Non è facile gestire le emozioni, soprattutto quelle negative. Riuscire a farlo significa vivere meglio con noi stessi e con gli altri, perché esse possono influire fortemente sulle nostre scelte, sulle decisioni importanti, sui rapporti interpersonali. Per poter controllare le emozioni bisogna prima imparare a riconoscerle, dare loro un nome e capirne il ruolo nella nostra vita.

La copertina del libro.

Tiffany Watt Smith, storica culturale, insegnante e ricercatrice londinese, le ha raccolte in un dizionario, dimostrandoci come i vari popoli del mondo percepiscano in modo diverso alcuni moti dell’anima. Il sottotitolo del libro è: “156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai”, ma l’autrice è ben consapevole che è praticamente impossibile individuarle e classificarle tutte, “ingabbiandole” in una definizione.

Nell’atlante ogni voce risulta accompagnata da un breve excursus storico-sociologico, attraverso il quale si affronta anche un viaggio geografico tra genti e tradizioni diversissime. Facciamo tutti parte della razza umana ma sarebbe ingenuo credere che tutti i popoli abbiano provato le stesse emozioni in qualsiasi luogo, modo ed epoca storica. Nel volume si scopre così che “zàl” è un termine polacco per indicare una malinconia provocata da una perdita irreparabile, che l'”amae” giapponese è “l’impulso di lasciarsi andare tra le braccia di una persona cara per essere coccolati e rassicurati”, che “schadenfreude” è “il godimento illecito della sfortuna altrui” e che “tecnostress” e “ansia da squillo” sono stati d’animo nati solo di recente, legati agli effetti delle nuove tecnologie sul nostro quotidiano.

Si tratta di un atlante da consultare tutte le volte che ci prende un’emozione a cui non sappiamo dare un nome, un modo per scoprirci anche meno soli e disarmati di fronte a quanto proviamo, un mezzo per scoprire in quanti modi multiformi e sfumati può manifestarsi il nostro animo.

Lo scopo ultimo di questo libro,comunque, non è di trasformarvi in persone più felici o di maggiore successo (tantomeno più ricche!). Capire la storia culturale delle nostre emozioni, anche se i lati curiosi non mancano, ci aiuta soprattutto ad individuare tutte le convinzioni implicite su cosa costituisca una reazione emotiva “naturale” – o, peggio,una “normale”. Se le nostre emozioni sono tanto importanti per noi, se i governi le misurano, se i medici le sottopongono sempre più spesso a controllo farmaceutico, se le nostre scuole le trasformano in materie d’insegnamento e i nostri datori di lavoro le tengono sotto osservazione, allora sarà il caso che cerchiamo di capire da dove vengono tutti i nostri preconcetti su di loro – e se davvero vogliamo continuare a sottoscriverli.[…] Se c’è una cosa che ho imparato, durante il mio viaggio di esplorazione in questo nuovo, strano mondo emotivo, è che non ci servono meno parole per indicare i nostri sentimenti.Ce ne servono molte di più.

La Scheda

“Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith, Utet, 2017, pp. 373.