Il futuro senza volto

Che faccia ha il nostro futuro? Ottima domanda. Per come si presenta il nostro presente, passivo e suddito dell’indifferenza per la maggior parte, il futuro sembra il sogno di ogni aspirante leader totalitario.

Il 2026 è appena iniziato e con sé porta incertezze, dubbi, possibilità e, forse, speranze. Dal punto di vista di una persona come me, presente su questa terra da quasi due decenni, il “futuro” è un momento lontanissimo ed allo stesso tempo troppo vicino; io, come moltissimi altri, vorrei poter dire di essere elettrizzata all’idea, ma la verità e che nulla mi fa sentire così.

Dovrei sentirmi e vedermi piena di possibilità, che secondo Kierkegaard ci rendono liberi, ma indovina un po’? Non è così. La libertà, che vive solo grazie a un pensiero critico e attivo, si sta trasformando in un lusso per pochi, amministrato da pochi: un’oligarchia della libertà.

Che faccia ha il nostro futuro quindi? Una domanda ambigua. Come fa il futuro ad avere un volto se neanche il nostro presente è chiaro? Possiamo fare previsioni su cosa succederà ma alla fine nulla è certo quando si tratta del domani. Vorrei poter dire che le scelte che sto prendendo per il mio imminente futuro sono dettate dalla passione e dalla spensierata consapevolezza che, fino ad un certo punto, dovrebbero accompagnare questo periodo della mia vita. Ma non è così.

Le decisioni di oggi determineranno la realtà del domani e per questo io, come tanti, non riesco e non mi sento di essere spensierata ed impulsiva nelle mie azioni. Cosa ne posso sapere? L’unica cosa che mi sento di fare è seguire il percorso che fortunatamente, gli altri hanno già ideato per me, senza il bisogno che io ci rifletta.

Il futuro è imprevedibile: per questo non me la sento di dargli un volto. Ciò che non conosciamo con certezza può sorprenderci, e si spera sempre in positivo. E per ora posso solo tornare a pensare alla maturità.

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