Difficile di questi tempi divertirsi su circuiti cittadini, ecco perché tutti sono in festa quando si atterra a Baku, affascinante storica capitale dell’Azerbaijan: il circuito cittadino a forma di chiave è sufficientemente largo per consentire sorpassi ma anche stretto e tecnico (e, talvolta, infame) nelle sue taglienti curve a gomito. In poche parole, è sempre un grande spasso, nulla è mai dato per scontato. Servitevi una tazza di ayran e mettetevi comodi.
News della settimana:
Geni: qual è il grande difetto del GP di Monaco? Che, salvo rarissimi casi, la domenica è sempre stata una processione, mentre è la qualifica sabatina la vera emozione. Quindi cosa non serve esattamente a Montecarlo? Esatto: una gara sprint… quindi l’anno prossimo ci sarà una gara sprint nel Principato. Tra piloti esterrefatti e appassionati morenti, subiremo due processioni e il fatto che Liberty Media stessa faccia solo pressione sul fatto che ci saranno due qualifiche enfatizza ancor più quanto stupida sia stata questa scelta. Già le sprint sono una presa in giro, almeno fatele, che so, ad Austin (che nel 2027 perderà il format).
Taglia e cuci: dall’anno prossimo le gare si accorceranno, la loro lunghezza minima scenderà da 305 a 290 chilometri, una questione legata all’aumento della componente termica delle power unit che arriverà l’anno prossimo. In compenso, verrà eliminato anche il limite delle tre ore per gli eventi, niente gare troncate in caso di lunghe interruzioni. Non ci sarà quindi un sequel di Spa 2021.
S.O.S.: Esteban Ocon dichiara che dall’anno prossimo sarà un free agent, facendo intendere che non lo rivedremo coi colori Haas e, forse, non più in griglia in toto, a meno che qualcuno non lo salvi. A fianco di Ollie Bearman siederà con molta probabilità Rafael Câmara – attuale leader di campionato F2 – e non Leo Fornaroli (come molti speravano). Vedremo il responso del campionato cosa dirà.
Giovedì 24, prove libere. In FP1 Andrea Kimi Antonelli subisce problemi meccanici e non parte. La sessione la chiude in testa Max Verstappen. FP2 vede invece George Russell in testa.
Venerdì 25, qualifiche. Q1: hai capito, Isack Hadjar fermo da tre gare… Arriva e si piazza quattro decimi davanti a Max Verstappen e Lewis Hamilton. Purtroppo un altro colpaccio – al negativo – viene proprio da Kimi Antonelli, che prende la curva a gomito a sinistra troppo stretta e picchia la ruota a muro. Via gomma, cerchione, braccetto dello sterzo e qualifica. George Russell invece vola senza problemi col primo tempo. Q2: il britannico si riconferma primo per due volte di fila, prima con un giro veloce e subito dopo con un giro ancora più veloce da coltello tra i denti, facendo il pelo a non si sa quanti muretti. Bene per Carlos Sainz che riesce finalmente ad accedere al Q3 sulla Williams rivoluzionata. Q3: un timido tentativo delle McLaren di sovvertire l’ordine non impedisce a Russell di prendere la pole position prima provvisoria e poi definitiva. Charles Leclerc la mette in seconda posizione ma a quasi un secondo dal tempo di Russell, ecco quanto è più potente la freccia argento.
Griglia di partenza: Russell, Leclerc, Piastri, Hadjar, Norris, Hamilton, Gasly, Verstappen, Colapinto, Bearman, Lawson, Albon, Ocon, Sainz, Lindblad, Antonelli, Bortoleto, Hülkenberg, Bottas, Pérez, Alonso e Stroll.
Momentino Formula 2: format bello strano quello di Baku, con una sprint e ben due feature race. L’aggiunta di un’altra feature si deve al fatto che non si ha corso negli appuntamenti di Bahrain e Arabia Saudita, annullati per la guerra (in più non è detto che si corra a Losail). Nella Sprint il gradino più alto lo conquista Dino Beganovic davanti a Laurens Van Hoepen e Alex Dunne, mentre la prima Feature vede l’irlandese Dunne davanti a Martinius Stenshorne e Dino Beganovic. Ecco quindi che riappaiono nella seconda Feature i due sfidanti per il titolo, Rafael Câmara e Nikola Tsolov davanti a, nuovamente, Alex Dunne.
Sabato 26, giornata di gara: parte benissimo Russell e bene Piastri, lasciando subito indietro Leclerc, Hamilton tiene sul primo attacco di Verstappen ma viene passato poco dopo in un punto in cui solo e soltanto l’olandese volante sarebbe stato capace di infilarsi. Anche Hadjar chiude il suo sorpasso su Norris e Leclerc, puntualmente sverniciato in rettilineo anche da Verstappen. Siamo al settimo giro, Russell ha aumentato il passo e Antonelli è quattordicesimo, tredicesimo, dodicesimo, undicesimo, decimo, a sempre meno decimi da quello davanti ad ogni giro che passa.
L’EDITORIALE DEL BACOLa trappola della denatalità: quando fare un figlio diventa un lussoAl giro 20 Hadjar – su gomme soft – si stanca di dover respirare gli scarichi di Verstappen – su gomme medie – ma non lo dice in radio in un modo che ci si aspetta: “Dite a Max di continuare a spingere. Ho le gomme in temperatura e un ottimo ritmo, giusto per dire…” quasi a non mancare di rispetto al campione. Ne approfitto per ricordarvi che Russell esiste ancora e che Antonelli passa anche Colapinto, ora è nono. Al trentesimo giro Norris fa un secondo lungo – il primo al sedicesimo giro – e spiattella un po’ le gomme, facendo guadagnare una posizione in più al bolognese. Tutto troppo regolare, ecco quindi che Alex Albon smuove la gara andando al muro (senza conseguenze), ingaggiando la Safety Car e ricevendosi tutte le macumbe di Russell per avergli, di fatto, annullato gli anni di vantaggio accumulato.
È box per tutti (Ferrari ovviamente per ultimi), la SC rientra al giro 35, Russell rischia l’attacco di Verstappen, ma ecco che BOOOM, altro incidentone a metà griglia. Franco Colapinto non ha frenato in tempo in curva 1 e ha letteralmente fatto strike, cannonando il compagno di squadra Pierre Gasly e un altrettanto incolpevole Lando Norris (e per una questione di meri centimetri non ci finisce dentro anche Antonelli). Poco più indietro Lindblad finisce a contatto col collega Lawson. Altri tre giri e si riparte, Russell ha uno spunto molto migliore di prima ma Verstappen gli è sempre alle costole, anche Piastri cade nella trappola del bloccaggio come Norris, mandando in malora quella che sembrava essere la sua resurrezione e Hadjar ringrazia e saluta.
Al quarantatreesimo giro Antonelli passa Hamilton, da sedicesimo è salito a quinto senza prendersi il minimo rischio. C’è tempo per un ultimissimo colpo di scena al giro finale: Valtteri Bottas finisce a muro di curva 15, proprio poco prima del passaggio dei due treni supersonici Russell-Verstappen. Dopo Bottas è bandiera verde, le macchine sono a ridosso l’una dell’altra, Verstappen prova un ultimo attacco ma è Russell a vincere di appena 19 centesimi una gara di puro domino ergo sum™.
Ordine d’arrivo: Russell, Verstappen, Hadjar, Leclerc, Antonelli, Hamilton, Lindblad, Ocon, Bearman, Sainz, Hülkenberg, Lawson, Bortoleto, Piastri e Pérez. Fuori Bottas, Colapinto, Gasly, Norris, Albon, Alonso e Stroll.
Menzioni d’onore:
1 – Russell: menzione e pure premio “Domino ergo sum”, perché stavolta si è dimostrato davvero inarrivabile, persino per Verstappen, sempre pronto ad azzannarlo. Liberatosi del sempre presente incubo a forma di Andrea Kimi Antonelli, nulla ha potuto fermarlo, né in qualifica né in gara, neanche quando due Safety Car hanno provato ad ostacolarlo. Quindi vittoria più che meritata e campionato riaperto, visti i punti di distanza da Antonelli ridottisi da 81 a 66.
2 – Verstappen: l’“amicone”, l’unico che in gara poteva concretamente tarpare le ali al britannico, anche se gli mancava sempre quel quid in più per poterlo sorpassare. Dalle qualifiche disastrose non ci si aspettava nulla di straordinario, così come dalle gomme medie. Poi montate le giuste rosse ecco il missile terra-terra che conosciamo bene. Dai Max, una vittoria una ce la regali prima della fine del campionato?
3 – Hadjar: ricordate Carlos Sainz nel 2024, operato di appendicite a Jeddah, sostituito dal novellino Ollie Bearman (settimo in gara) e tornato stravincitore a Melbourne? L’approccio che ha mostrato Isack è stato praticamente il medesimo, con tre gare di fermo assoluto ed un ritorno da fuoco nella parte di griglia che brinda a fine gara. Già dalle qualifiche mostrava di non aver perso smalto e in gara le sue considerazioni estremamente educate per far intendere tra le righe il “fatemi passare!” rimarranno nella storia. Occhio ai polsi, mi raccomando, ché adesso sei riconfermato anche per l’anno prossimo.
Premio “Nontiscordardimé”:
Antonelli: Errore grossolano ma non poteva non succedere mai, Kimi è stato praticamente impeccabile dalla Cina. Anche lui è umano e Baku lo ha dimostrato. Deluso ma prudente l’ha spinta da sedicesima a quinta. Le sue parole a fine gara: “Ora in Malesia ci penso io”, non lo ha detto tanto per dire, c’è sempre una punta di sana diavoleria dietro lo sguardo da bon ragas (n.b.: geograficamente parlando, il burdèl che ho usato sin ora sarebbe romagnolo, non emiliano. Scusa Kimi…).
Haas: finalmente a punti. Anzi, a doppi punti!
Sainz: miracolo, una Williams a punti. Anzi, a punto!
Premio “Nessuno li tocchi”:
Colapinto. La storia è molto semplice: ha fatto la cavolata di turno, frenando tardi e tirandosi dentro Gasly (e cancellando una bella occasione di doppi punti per Enstone) e Norris, scusandosi subito. L’hanno fatta tutti, t-u-t-t-i. Cosa devo quindi vedere al giorno successivo? Che Alpine (Briatore) stia pensando di far fare un GP di stop a Franco – che, tra l’altro, prenderebbe comunque una penalità di cinque posizioni in Malesia – come forma di punizione esemplare, per così dire. Nulla è ancora ufficiale ma non scordiamoci mai da chi arrivano queste affermazioni (2008 docet). Anche Norris – nella foga del momento, quello che vuoi – non si è tirato indietro con affermazioni discutibili: “Certi piloti non dovrebbero nemmeno essere in Formula 1”. Lando, credimi, ce ne sono ben altri che non dovrebbero occupare il loro sedile e Colapinto non è uno di loro. Ridicolo che, dopo una soap opera di accuse di Briatore verso McLaren (coinvolti, a detta di “grande Flavione”, nel tira e molla del podio di Monaco), adesso vadano improvvisamente d’amore e d’accordo.
Lawson: anche qua la storia è semplice. Red Bull e Racing Bulls hanno una attuale gamma di piloti in griglia eccezionale: un quadri-campione mondiale, un toretto indiavolato che ritorna da uno stop forzato più forte di prima, un pilota estremamente solido, veloce e costante e un giovanissimo maghetto del volante, rapido e sempre portatore di punti (anche se stavolta ha colpito il compagno di squadra, riconoscendo l’errore). Devi a tutti i costi farne uscire uno per dare il sedile ad un possibile campione di F2, Nikola Tsolov, che però – per come la vedo io – non è ancora pronto per la F1. Chi fai fuori? Ovviamente, il primo possibile candidato sarebbe Lawson ma il rischio di dover fa pesare tutta la attuale superpotenza di Racing Bulls sul solo Lindblad c’è.
Pillole del disonore:
McLaren: sì, siamo tutti d’accordissimo che la colpa dell’uscita di scena di Lando sia di Franco “Torpedone” Colapinto, però caspita, ha fatto due lunghi in gara senza il benché minimo motivo, regalando posizioni che sarebbe stato capace di difendere. E poi c’è Oscar, che sembrava aver finalmente sconfitto i fantasmi che lo (s)opprimevano da un anno esatto a questa parte (ricordate il doppio muro di Baku 2025?) ma, anche lì, è bastato un bloccaggio lungo infinito per mandare a remengo tutto ciò che aveva fatto di buono. Peccato.
Colapinto: perché la cappella colossale l’ha fatta comunque, quindi dare pillola a chi merita pillola.
La tifoseria di Colapinto: ancora una volta dimostra di essere composta per metà da buzzurri e per metà da barbari.
Aston Martin: altro ritiro doppio, Stroll ha gareggiato più nelle vie di fuga che in pista e ad Alonso sono cascate le b…raccia a metà gara. Non c’è speranza.
Gli aerei sono già in volo per il Bahrain, anzi per la Malesia, anzi per il Bahrain in Malesia. Torna finalmente Sepang, con la sua caratteristica forma a molletta che verrà percorsa sia da totali neofiti che dalle vecchie glorie. Ci si becca in pista!
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