Il Film. “Asteroid city”, di Wes Anderson. Un buon esercizio di stile, ricco di estetica ma povero di emozioni

Trama e Recensione

Asteroid City, immaginaria località sperduta nel bel mezzo del deserto americano e rinomata per l’enorme cratere causato da un asteroide, ospita nel 1955 un convegno di astronomia; qui si intrecceranno i destini di un reporter di guerra (Jason Schwartzman) in lutto per la moglie, di una maestra ansiosa (Maya Hawke), di un’affascinante attrice (Scarlett Johansson) in perenne ricerca di approvazione, di un nonno malinconico (Tom Hanks) che prova a raggiungere le nipotine, e di una scienziata (Tilda Swinton) alle prese con un incarico più grande di lei. Una notte un extraterrestre irromperà sulla scena e, nonostante le azioni innocue, destabilizza il contesto e provocherà un’emergenza nazionale che costringerà i protagonisti a una quarantena forzata.

Anche in quest’ultima fatica Wes Anderson non si fa mancare i tratti distintivi del suo cinema: la rigorosa simmetria nelle immagini, i colori pastello, i dialoghi a tratti bizzarri e surreali rappresentano le basi di quell’universo malinconico, caricaturale e sopra le righe che caratterizza le sue opere da I Tenenbaum, il suo primo vero successo di pubblico e critica, in poi.

Non manca, inoltre, il gioco di finzione nella finzione: Asteroid City non è altro che l’adattamento cinematografico a colori di un’opera teatrale raccontata in un programma televisivo anni ’50 in bianco e nero. Succede, dunque, che il narratore televisivo interviene (talvolta anche per sbaglio) all’interno del racconto cinematografico, creando piani di lettura, narrazione e finzione sfasati e paralleli, tra ribalta e dietro le quinte, tra colori e bianco e nero, mischiando linguaggio televisivo, teatrale e cinematografico. Il risultato è una articolata matrioska narrativa scandita da un prologo, tre atti e un epilogo.

L’attenzione (che per Anderson è un’ossessione) ai formalismi anche qui conferisce al film un’architettura cinematografica affascinante, ricca di estetica ma priva di sentimenti e profondità. La storia, benché agghindata da geometrie e movimenti di macchina, non è in grado di trasportare emotivamente lo spettatore, che fatica pure a cogliere spunti di innovazione od originalità dalla ricercatezza visiva di Anderson.

Anche gli attori sembrano svuotati di creatività e rischiano di identificarsi in elementi di arredo all’interno del film: tutti sullo stesso piano, piatto e monotono, quasi come fossero su un binario recitativo rigido e poco permissivo. Eppure, nonostante tutto, Anderson, talvolta, sembra non aver perso il suo vecchio tocco: anche se pochi, ci sono momenti in cui riesce a strappare un sorriso allo spettatore, a incastonare in un siparietto una parodia sottile della sua America, o a mettere in scena qualche trovata vincente (la scena dell’alieno, tanto bizzarra quanto magnetica, è bellissima).

Ancora distante da quell’effervescenza che ha contraddistinto le migliori opere del suo regista, Asteroid City si conferma un buon esercizio di stile che tende, tuttavia, a depotenziare il coinvolgimento emotivo dello spettatore e a perdere di vista il vero senso dell’opera e della storia.

La Scheda

“Asteroid city”, regia di Wes Anderson, 2023

La Valutazione

3,5 stelle di 5

Il trailer

Gianmaria Busatta
Nato nel 1994 e originario di Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di servizi. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.