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I giorni che precedono la sagra di Sona sono sempre caratterizzati da un grande fervore da parte degli addetti all’organizzazione: chi allestisce gli stand gastronomici, chi si dà da fare per le varie manifestazioni, chi si occupa della sicurezza. Questo sia pur lodevole impegno, segno della vitalità del paese, non dovrebbe però far passare in secondo piano la natura religiosa della festa patronale, come la stessa parola “sagra” suggerisce. A Sona essa è fin dai tempi più remoti dedicata a San Luigi Gonzaga, uno dei santi più popolari in Italia.

 

Nacque nel 1568, figlio del duca di Mantova. Sin dalla tenera età il padre lo educò alle armi, tanto che a cinque anni già indossava una piccola corazza e un elmo. Ma a dieci anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un’altra: quella che attraverso la fede e una vita dedicata al prossimo l’avrebbe condotto a Dio. Dodicenne, ricevette la prima comunione da San Carlo Borromeo, in visita a Brescia. Decise poi di entrare nella Compagnia di Gesù, ma per riuscirci dovette sostenere due anni di lotte con il padre. Libero ormai di seguire la sua vocazione, rinunciò al titolo e all’eredità, ed entrò nel collegio romano dei Gesuiti, dedicandosi ai poveri e agli ammalati, distinguendosi soprattutto durante l’epidemia di peste che colpì Roma nel 1590; in quell’occasione rimase contagiato nel trasportare sulle spalle un moribondo, e morì. Era il 1591, e aveva solo ventitré anni. Nel 1726 papa Benedetto XIII lo proclamò santo.

 

Quanto grande sia la devozione di Sona per il protettore della sua gioventù è testimoniato dalle diverse opere d’arte che lo raffigurano, esposte nella chiesa parrocchiale. Si tratta di una statua e di due pale. Nella prima il santo è effigiato in abiti cinquecenteschi con un giglio in mano, simbolo di purezza. In un quadro lo si vede con lostesso fiore in mano, ma vestito con cotta bianca e tonaca nera, mentre indica a un gruppo di fanciulli, che lo ascoltano assorti, la Sacra Famiglia che li assiste dall’alto; è opera dell’artista bassanese Giambattista Volpato (1822-1893), ed è nella chiesa di Sona dal 1889. Anche nell’altro dipinto egli è vestito da chierico, ma fra le mani tiene un crocifisso e lo contempla; accanto a lui vi sono San Francesco di Sales e alcuni angeli, uno dei quali sorregge un libro aperto su una pagina dove si legge: “Dimandate con istanza l’amore di Dio e di Gesù Crocifisso”. Questa pala fu donata nel 1742 dalla famiglia Silvestri come ringraziamento per la nascita di un figlio dopo diciassette anni di matrimonio.

 

A dir il vero si tratta di immagini un po’ convenzionali, del tutto simili a molte altre che si vedono in varie chiese d’Italia. E pensare che il suo ritratto autentico esiste: lo dipinse il grande pittore El Greco, durante un soggiorno in Spagna del santo per studi, e la figura che emerge è ben lontana dal fragile piagnone raffigurato più tardi da tanta pittura per sentito dire. Al di là di quello che può essere l’effettivo valore artistico di queste opere, esse dimostrano che a Sona il culto per Luigi Gonzaga è molto sentito, e risale ai tempi di quando fu santificato.

 

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Mario Nicoli
Nato a Verona nel 1956, lavora come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.