Il Covid non ci condanni mai a parlare dei nostri anziani come se non avessero storie, vite ed affetti

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Non so se anche voi cari lettori, come me, ci state pensando, ma tra qualche settimana ci confronteremo con una triste ricorrenza: è passato un anno dall’inizio, documentato, della pandemia in Italia.

Parlo di quella vera, concreta, che ci ha chiusi in casa e con gli ospedali pieni: non quella che vedevamo distrattamente scorrere in tv, a inizio gennaio 2020, attraverso le immagini da Whuan, relegate nei vari TG in spazi marginali, quasi a voler suggerire “il virus non è cosa che ci riguarda, è dall’altra parte del mondo”.

Come sappiamo ormai, a pagare il prezzo più alto di questa orribile situazione sono stati senza dubbio i nostri nonni, genitori anziani, familiari e amici che hanno insomma raggiunto una certa età. Anche nel nostro territorio, purtroppo, quest’anno di Covid ha registrato la scomparsa di tanti anziani, in ospedale, nelle loro case e negli ultimi mesi anche nella casa di riposo di Lugagnano, che si era invece distinta nella prima ondata, come un’isola “sicura” per residenti e operatori sanitari.

Il 31 dicembre scorso si è infatti registrato il primo decesso, una signora di 93 anni con patologie pregresse, come documentato anche qui sul Baco; i decessi all’interno della struttura, nelle settimane successive, sarebbero stati in tutto nove. Per fortuna la situazione ad oggi è molto migliorata e il peggio sembra essere passato.

Ecco, riflettevo sul fatto che quella signora di 93 anni, avrà avuto certo patologie pregresse, così come gli altri ospiti tristemente deceduti, ma questo fatto avrà anestetizzato, alleviato, il dolore dei familiari per le perdite? Io sono sicura di no.

Provo sempre un senso di frustrazione e rabbia, quando sento qualcuno parlare in modo superficiale delle complicazioni che frequentemente insorgono, a causa del Covid, nelle persone anziane, portandole spesso alla morte, quasi come se fossero per questo sacrificabili, se fosse legittimo aspettarsi quel tipo di decorso.

Molti di questi nonni (io li vedo tutti così) che hanno perso la vita, senza questo maledetto virus avrebbero sicuramente avuto davanti a sé tanti altri momenti sereni da trascorrere, magari anni in buona salute, un’esistenza dignitosa.

Io stessa ho due genitori con patologie importanti ma che fortunatamente, grazie ai passi da gigante della ricerca e alle terapie, possono condurre una vita quasi normale: certo sono terrorizzati dall’idea di contrarre il virus, perché per loro rappresenterebbe una specie di condanna. Invece, si godono ancora il loro amato nipote e continuano a coltivare i loro interessi, attivamente, per quel che si può.

Facciamo attenzione quindi, quando parliamo dei nostri anziani in maniera leggera: ci sono vite, storie, affetti, dietro quei volti sofferenti. E non meritano di essere svalutati per l’età importante raggiunta, ma proprio per questo, invece, valorizzati e preservati, per quello che rappresentano: un bagaglio di inestimabile saggezza, custodi della nostra memoria e delle nostre tradizioni.

Ho visto un servizio in un telegiornale, in questi giorni, che raccontava la storia di un nonno e del forte legame affettivo che lo legava al nipotino; si parla al passato perché purtroppo anche questo nonno è stato vittima del Covid. Il nipote ora, con l’aiuto della mamma (figlia dell’uomo) sta cercando di portare avanti gli interessi che condivideva con lui, come la cura dell’orto di cui si occupavano assieme. E’ davvero bellissimo riuscire a conservare le passioni, le tradizioni che i nostri nonni ci hanno trasmesso, un modo meraviglioso e concreto per ricordarli (e per arricchirci lo spirito, aggiungo!) ed è un vero peccato che in questi mesi tanti legami tra nonni e nipoti, siano stati letteralmente spezzati.

Come dicevo, anche il nostro territorio, ha visto la scomparsa di tanti anziani, alcuni dei quali sono stati sentiti dalla comunità in modo particolare, per l’impegno magari profuso in vita nel mettersi a disposizione degli altri, per la spiccata empatia o per aver ricoperto qualche ruolo nell’associazionismo.

E’ bene ricordare che proprio gli anziani rappresentano un vero pilastro per le tante associazioni di volontariato presenti nel nostro Comune, perché ne sono magari i fondatori o comunque l’anima, e ne portano avanti i valori.

E non dimentichiamo che sono pure custodi della memoria storica delle nostre famiglie, delle nostre comunità e della nazione intera: ne è una prova tangibile il terzo volume storico del Baco “Il ventennio fascista ed il ritorno alla democrazia (1926-1951), redatto dagli infaticabili storici della rivista, attraverso un lavoro certosino di ricostruzione dei fatti e raccogliendo dati e testimonianze lasciate proprio dai nostri predecessori: un altro aspetto, questo, non trascurabile e che dovrebbe farci provare solo ammirazione e gratitudine verso questa generazione.

Una bella novità però, dopo tanto tempo, sembra davvero esserci: è notizia proprio di questi ultimi giorni, che anche nel nostro territorio sono pronte per essere inviate le lettere agli over 75 che conterranno la data della vaccinazione e il luogo in cui verrà effettuata. I primi appuntamenti sono fissati per lunedì 15 febbraio.

C’è da augurarsi con tutto il cuore che l’avvio della campagna di vaccinazione rappresenti un, seppur piccolo, passo verso la luce in fondo al tunnel: per gli anziani, per le persone fragili e per tutti coloro che hanno diritto di essere protetti per primi. Troppe persone hanno lasciato questo mondo in un letto di ospedale sole, senza gli affetti dei propri cari, in uno sprofondare di angoscia e pensieri terribili: perché è questo che accade anche se è brutto ammetterlo.

E’ tempo che i nostri cari riprendano pian piano le loro vite, che si godano gli anni a venire con la serenità che meritano, che tornino ad abbracciare i nipoti e i figli senza paura… anche per chi non ce l’ha fatta.