Una comunità non si misura soltanto dai servizi che riceve, ma anche dalle mani che decide di mettere a disposizione. A Sona, il consiglio comunale del 29 giugno ha approvato all’unanimità il nuovo regolamento del servizio civico comunale, uno strumento che aggiorna il vecchio impianto del 2014 e prova a dare una cornice più ampia, più ordinata e più attuale alla partecipazione dei cittadini alla vita del Comune.
Il punto è stato presentato in aula dal consigliere di maggioranza Enrico Cordioli (nella foto di Mario Pachera), che ha ricostruito il lavoro già svolto in commissione e il confronto avuto con il responsabile comunale Giacomini. La delibera, proprio perché già passata all’unanimità in commissione, non avrebbe richiesto una discussione estesa in consiglio comunale. Ma la scelta politica è stata diversa: portare comunque il tema in aula, perché il volontariato civico non è un dettaglio amministrativo. È il modo con cui un Comune prova a costruire relazione, fiducia, corresponsabilità.
Il nuovo regolamento modifica quello già presente nell’ordinamento comunale, nato nel 2014 come regolamento del Comune di Sona sul volontariato civico. Ora il testo si allarga e si inserisce in una proposta pensata per i 37 Comuni dell’ambito, con un’impostazione più omogenea e un riferimento esplicito al Codice del terzo settore, cioè il decreto legislativo 117 del 2017, normativa che al momento dell’approvazione del vecchio regolamento non esisteva ancora.
Cordioli ha spiegato che il nuovo testo introduce un approccio fondato sulla sussidiarietà orizzontale e sulla cittadinanza attiva. In parole semplici, significa riconoscere che la cura dei beni comuni non passa soltanto dagli uffici e dagli amministratori, ma anche dai cittadini che scelgono di dedicare tempo, competenze e presenza alla propria comunità. Non un favore fatto al Comune, non una toppa alle mancanze della macchina pubblica, ma una collaborazione regolata, riconoscibile, con ruoli e limiti chiari.
Una delle novità più significative è l’apertura ai giovani dai 16 anni. Il vecchio regolamento prevedeva l’accesso dai 18 anni, mentre il nuovo abbassa la soglia e include anche gruppi, cittadini attivi e beneficiari di sussidi pubblici, per i quali il servizio civico può diventare una forma di restituzione alla comunità. È un passaggio delicato, perché intreccia partecipazione, responsabilità e inclusione sociale.
Altro punto centrale è il patto di servizio civico, un documento operativo che definisce compiti, orari e obiettivi tra cittadino e amministrazione. Non basta quindi una disponibilità generica: il rapporto viene messo nero su bianco, con un percorso più strutturato. Alla fine dell’esperienza è previsto anche il rilascio di un’attestazione ufficiale delle ore svolte e delle competenze acquisite, utile per finalità personali e formative.
Il regolamento chiarisce però un confine essenziale: il servizio civico non è un rapporto di lavoro. Cordioli lo ha sottolineato con nettezza, richiamando un punto presente sia nel vecchio sia nel nuovo testo: “Questo regolamento non va a disciplinare un rapporto di lavoro. In entrambi è specificato chiaramente che si tratta di volontariato e non genera nessun vincolo di natura lavoristica o di subordinazione”. L’iscrizione resta volontaria e gratuita, mentre la copertura assicurativa per la responsabilità civile è a carico del Comune.
Rispetto al passato cambia anche la struttura delle aree di intervento. Il regolamento del 2014 guardava soprattutto a tre ambiti: culturale, civile e supporto. Il nuovo testo prevede quattro aree e, come emerso anche in commissione, accentua in modo più marcato la dimensione sociale ed educativa. Proprio su questo punto si è concentrata una delle osservazioni più importanti arrivate dalla minoranza.
Il consigliere Gianluigi Mazzi, della lista civica Scelta per Sona, ha ricordato la nascita del regolamento originario. Nel 2014, ha spiegato, l’esigenza era quella di creare uno strumento capace di coinvolgere cittadini disponibili ad aiutare il Comune in più ambiti: dagli uffici tecnici alla biblioteca, fino ad attività di supporto alla vita amministrativa e civica. Non solo volontariato come aiuto operativo, dunque, ma anche come scuola di cittadinanza, occasione per capire da vicino che cosa fa il Comune e per sentirsi parte di una macchina collettiva.
Mazzi ha riconosciuto il valore del nuovo testo, ma ha messo in guardia da un rischio: concentrare troppo lo strumento sul versante sociale. “Quello che abbiamo visto è social oriented e ci sta, nel senso che è vero che si parla di ambiente, cultura, si parla un po’ di tutto, però poi tutto dipenderà dal sociale, dagli uffici e quant’altro”, ha osservato. Per la minoranza, questa impostazione può diventare un limite se finisce per restringere un regolamento che, invece, potrebbe servire a molte parti della vita comunale.
L’EDITORIALE DEL BACOTutti abbiamo bisogno di una tazzaIl nodo, quindi, non è bocciare il nuovo assetto, che infatti è stato votato all’unanimità, ma chiedere attenzione nella sua applicazione. “Accogliamo questo regolamento, però vogliamo puntualizzare questo aspetto perché lo riteniamo non del tutto corretto”, ha aggiunto Mazzi, collegando il tema anche alla necessità che il Comune di Sona mantenga una propria autonomia nell’uso dello strumento, pur dentro la cornice dei 37 Comuni dell’ambito.
È un punto politico non secondario. Uniformare i regolamenti può aiutare a dare ordine e coerenza, ma il rischio è che la dimensione sovracomunale renda meno immediata la capacità del singolo Comune di usare il servizio civico per esigenze locali, concrete, magari piccole ma decisive. Mazzi lo ha detto rivolgendosi al sindaco e agli assessori: “Mi auspico che abbiano poi anche una loro autonomia, perché su queste cose qui il coinvolgimento del cittadino sappiamo benissimo quanto importante sia”. E ha aggiunto un riferimento molto concreto alla distanza che spesso si crea tra istituzioni e cittadini: basta guardare quante persone assistono a un consiglio comunale per capire quanto sia complicato tenere viva la partecipazione.
Anche la consigliera Antonella Dal Forno, sempre della lista civica Scelta per Sona, ha sostenuto il regolamento, mettendo al centro soprattutto il mondo giovanile. Il suo intervento ha richiamato la ricchezza associativa del territorio sonese, dove il volontariato è già una presenza forte, diffusa, radicata. “Il territorio di Sona è ricchissimo di volontariato sotto i più svariati aspetti e lo dimostrano le molte associazioni che sono vive e partecipate”, ha detto.
Per Dal Forno, il servizio civico comunale può diventare uno strumento prezioso se sarà conosciuto davvero dai cittadini e non resterà chiuso dentro le carte. La sua attenzione si è concentrata sugli studenti, in particolare su quelli dai 16 anni in su, che potrebbero vivere l’esperienza come un primo contatto concreto con il Comune, con i servizi, con la cura dei luoghi pubblici e delle persone. “Il mio animo di insegnante mi fa porre l’attenzione naturalmente sul mondo dei giovani”, ha spiegato, auspicando convenzioni con le scuole per favorire la partecipazione attiva e il riconoscimento dell’impegno civico anche nel percorso scolastico.
In commissione era emersa anche la proposta di ragionare sull’impegno dei ragazzi in età scolare e sulla possibilità di collegare il servizio civico a esperienze formative riconosciute. Il consigliere Cordioli ha ricordato che era stata valutata anche l’ipotesi di abbassare l’età di accesso ai 15 anni, come sollecitato dal consigliere Leoni, ma il responsabile Giacomini ha spiegato che i 16 anni rappresentano l’età minima generalmente collegata all’accesso all’attività lavorativa. Per i ragazzi più giovani restano altri strumenti, dalle politiche giovanili ad altre forme di coinvolgimento.
Il cuore del regolamento resta quindi questo: dare una forma chiara alla disponibilità civica. Chi si iscrive potrà essere chiamato a svolgere attività utili alla comunità, secondo modalità definite dagli uffici competenti, in particolare dai servizi sociali. È prevista l’iscrizione all’albo, seguita da un colloquio conoscitivo e dalla firma del patto di servizio. Entrano inoltre nel testo i richiami alla privacy, al rispetto del segreto d’ufficio e alle responsabilità connesse alle attività svolte.
Il voto finale è arrivato senza contrasti: favorevoli all’unanimità. Una convergenza ampia, ma accompagnata da avvertenze chiare. Il nuovo servizio civico comunale dovrà essere promosso, spiegato, reso accessibile. Dovrà restare uno strumento del territorio e non perdersi in una gestione troppo lontana. Dovrà coinvolgere giovani, cittadini e realtà locali senza confondere il volontariato con il lavoro. Solo così il regolamento potrà uscire dalle pagine della delibera e diventare ciò che promette di essere: una porta aperta tra il Comune e la sua comunità.
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