Il consigliere Renato Farina: “Va ripensata la partecipazione, anche con le Consulte di Frazione”

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A seguito di un nostro articolo apparso sul Baco nel quale si criticava una certa inerzia del Consiglio Comunale, soprattutto in materia di Commissioni, si è creato sul territorio un certo dibattito.

Sul tema abbiamo chiesto un commento al consigliere Renato Farina da San Giorgio, della Lista Civica Modello Paese (nella foto), che da sempre si batte per il potenziamento dell’attività delle Commissioni.

Altre volte ho espresso opinioni inerenti la “costruzione” dei provvedimenti che interessano i nostri cittadini, corro quindi il rischio di ripetere alcuni concetti ma ritengo anche che sia una ripetizione utile visto che le mie proposte (o suggerimenti) sono rimaste inascoltate. A livello locale, la partecipazione della società civile si esprime da un lato attraverso le autorità locali democraticamente elette e dall’altro nelle più diverse forme di organizzazione che la società civile stessa si dà per rispondere a bisogni ed esigenze particolari. Quando parliamo di “governo della cosa pubblica” dovremmo pensare che è un esercizio che dovrebbe impegnare sia gli eletti sia il mondo dell’associazionismo, sia i singoli cittadini.

Sappiamo bene quanto difficile è la partecipazione sia in considerazione che l’atto politico/amministrativo è spesso vissuto come elemento residuale del proprio impegno di vita, sia come difficoltà di portare a sintesi gli elementi delle diversità di proposta e relazionali. In un altro momento rifletteremo sulla organizzazione partecipativa della comunità locale, fermandoci invece sulla organizzazione della struttura dell’ente locale che, a mio avviso, dovrebbe essere attivata. L’obiettivo è quello di perseguire la seguente finalità: garantire trasparenza, informazione e conoscenza in modo che la comunità abbia gli elementi base della partecipazione. Il luogo dove si sostanzia la sintesi della partecipazione locale e quindi delle scelte strategiche è il Consiglio Comunale. Spesso il Consiglio Comunale è trasformato in un luogo dove gli atti amministrativi vengono transitati solo per l’approvazione (o disapprovazione) essendo già stata presa la decisione a riguardo e quindi con discussioni spesso inutili.

All’inizio dell’attuale Amministrazione Comunale ci era sembrato che la maggioranza uscita dalle elezioni, pur nel rispetto tra maggioranza e opposizione e nel rispetto del programma elettorale, volesse organizzare l’attività del Consiglio Comunale in modo coinvolgente e partecipativo. Personalmente avevo creduto possibile una stagione politico/amministrativa nella quale si potesse programmare nel nostro Comune significativi progetti strategici. Per raggiungere questo obiettivo si era iniziato con la costituzione di alcune commissioni significative come quella per la revisione del P.R.G. e quella sulla revisione dello statuto comunale. Su nostra proposta era stata costituita anche un’altra importante commissione mista (consiglieri comunali e rappresentanti del Comitato) sulle problematiche TAV.

C’è stata anche una dichiarazione in consiglio sulla disponibilità a ragionare su alcune proposte di istituzione di altre commissioni o comitati: quella per la gestione della biblioteca e la commissione per la pace, tutte scadute con la precedente amministrazione. In Consiglio Comunale si era fatta la proposta di rivederne titolo e finalità nel caso fosse necessario un aggiornamento di funzioni e denominazioni; una poteva essere allargata alle attività culturali e quella sulla pace poteva impegnarsi sulle relazioni internazionali o costruendo relazioni con le nostre missioni sparse per il mondo.

Si era proposto inoltre la costituzione di una commissione per “la inclusione sociale” in sostituzione di quella sull’ assistenza soppressa perché illegittima a parere della Amministrazione; a riguardo ci sono alcuni, secondo me, interessanti articoli pubblicati sul Baco e proposti dal nostro gruppo consigliare. Dopo questo inizio promettente, purtroppo, la macchina delle commissioni si è fermata e ora la situazione è la seguente: a parte la molto appetibile commissione elettorale che si riunisce in occasione delle elezioni per la nomina degli scrutatori e quelle obbligatorie per legge come quella sui carburanti, le parrucchiere,…..etc, la commissione PRG non si riunisce più da molto tempo come quella per la revisione dello statuto, quella per la gestione della biblioteca e sulla pace non sono mai state costituite e quella sulla inclusione sociale è rimasta come desiderio personale.

La commissione TAV si è fermata per le dimissioni di alcuni consiglieri comunali che non sono mai stati sostituiti (si fermerà anche la linea TAV?). Le commissioni consiliari dovrebbero essere costituite per organizzare meglio il lavoro del Consiglio Comunale: ogni commissione dovrebbe approfondire i problemi relativi ad un particolare settore, esaminare ed esprimere pareri su iniziative e proposte da portare in Consiglio Comunale. Purtroppo nel nostro Comune non è cosi e gli argomenti vengono portati all’approvazione del C.C. che vengono affrontati per partito preso.

Sindaco e maggioranza ritengono purtroppo sia giusto cosi ma anche l’opposizione deve fare un esame di coscienza per la “tiepidezza” dimostrata nel costituire nuove commissioni di studio e ricerca. Ora penso che il tempo sia scaduto per qualsiasi iniziativa a riguardo e le commissioni possono solo essere costituite dalla società civile per costruire i programmi per le prossime elezioni amministrative.

Chiudo esprimendo l’idea che dovrebbe essere ripensata nel nostro Comune, da parte di tutti e magari assieme, la strategia della partecipazione per evitare il diffondersi del dirigismo d’assalto a vantaggio di pratiche di ascolto diffuse in cui i cittadini non valgono più come acquirenti elettorali ma diventano interlocutori a pieno titolo delle buone prassi del “Governo Locale”.