Il Comune di Sona ha in cassa nove milioni di euro. Ma ne può spendere solo spiccioli

Comunque la si giri gran parte del problema per gli enti territoriali, come il Comune di Sona, rimane quello: Un Patto di Stabilità blindato che impedisce di investire sul territorio.

Il Patto di Stabilità Interno (PSI) è nato dall’esigenza di convergenza delle economie degli Stati membri della UE verso specifici parametri, comuni a tutti, e condivisi a livello europeo in seno al Patto di stabilità e crescita, e specificamente nel trattato di Maastricht. L’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione – cioè il saldo fra entrate e spese finali – costituisce il parametro principale da controllare, ai fini del rispetto dei criteri di convergenza e la causa di formazione dello stock di debito.

Un obiettivo primario delle regole fiscali che costituiscono il Patto di stabilità interno è proprio quindi il controllo dell’indebitamento netto degli enti territoriali (regioni e enti locali, come i Comuni). Uno scopo quindi comprensibile e da perseguire assolutamente per evitare il collasso della finanza pubblica soprattutto causato da troppi enti locali che hanno vissuto a lungo di una finanza diciamo “allegra”, con le conseguenti voragini di bilancio ben note.

Il problema è che negli anni, causa un’applicazione miope e sconsiderata, queste intenzioni assolutamente sottoscrivibili si sono trasformate in una vera e propria camicia di forza per gli enti virtuosi come il nostro Comune.

Come abbiamo già scritto, sono iniziati nelle scorse settimane a Sona alcuni piccoli lavori di asfaltatura e di potenziamento dell’illuminazione pubblica, ma si tratta letteralmente di briciole a fronte dei grandi investimenti che andrebbero fatti e che sono sempre più necessari. Basti pensare, solo per dirne una, a quanto andrebbe realizzato in materia di edilizia scolastica.

Eppure, eppure il Comune di Sona ha in cassa oltre nove milioni di euro di avanzo, che però a causa del Patto di Stabilità non può toccare nonostante sia ormai da molti anni considerato, appunto, un Comune virtuoso sotto il profilo dei bilanci.

Quindi quello che si può investire in infrastrutture e manutenzioni sono in realtà solo poche decine di migliaia di euro, che al massimo permettono di piazzare qualche toppa e qualche rammendo qua e la sul territorio.

E nel mentre quei nove milioni di euro, che potrebbero permettere interventi anche decisivi per la nostra comunità, se ne rimangono inutilmente a dormire. Simbolo di un sistema di rapporti tra Stato centrale ed enti locali sempre più complesso, ottuso ed incomprensibile.

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