Il Comune di Sona e l’unità d’Italia

Quando si celebrò l’Unità d’Italia, 150 anni orsono, il comune di Sona ed il Veneto erano ancora territori austriaci. Dovettero passare cinque anni e si dovette combattere la III Guerra di Indipendenza perchè entrassero a far parte del Regno d’Italia.

In quel periodo il Comune registrava all’anagrafe poco più di 3.300 abitanti. San Giorgio con mille abitanti era il paese più popoloso, seguiva Sona capoluogo con qualche unità in meno, Palazzolo aveva 700 residenti, Lugagnano meno di 500.

I nuclei famigliari erano quasi tutti numerosi e la coabitazione di più nuclei nella stessa casa era frequente. A causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie e di affaticamento, per i pesanti lavori spesso sostenuti anche dalle donne, la mortalità neonatale alla nascita e nei primi mesi di vita era elevata.

Il 70% della popolazione viveva soprattutto di agricoltura con molti salariati e mezzadri, non numerosi i proprietari terrieri. Si coltivavano soprattutto frumento e granoturco, si produceva uva. L’ allevamento del bestiame era diffuso: bovini, ovini, caprini, suini e molti asini, per lavori di fatica. Molte aree erano condotte a prato e non mancavano i boschi. In quasi tutte le famiglie si allevavano i bachi da seta.

Il 20 % della popolazione viveva di modeste attività commerciali o di artigianato come pizzicagnoli, macellai, fornai, falegnami, ferra-cavalli e di molto commercio ambulante. Molte erano le rivendite di alcolici e vini anche gestite, per brevi periodi, dai produttori sulle strade che costeggiavano i terreni coltivati a vite.

Il 10% della popolazione viveva di lavori occasionali o era inserito in circuiti di solidarietà. Una percentuale molto bassa di bambini veniva iscritta a scuola, quindi l’analfabetismo regnava sovrano. Una legge del 1876 obbligava a frequentarla fino alla terza elementare. Non molti però ossequiavano questo obbligo, non per scarsa sensibilità verso l’istruzione, bensì per la ragione che spesso anche i bambini dovevano fornire braccia per il sostentamento economico delle famiglie: i maschi in agricoltura, le femmine nei lavori domestici.

Nell’anno scolastico 1894-1895, a fronte di 299 bambini iscritti alle tre classi elementari, 199 portarono a termine l’anno scolastico e dei 41 iscritti alla terza elementare solamente 34 risultarono approvati (promossi). Nelle tre classi elementari, oltre ad italiano ed aritmetica, ai bambini si insegnava Agricoltura: suolo, fisiologia delle piante, rapporti fra terreni, atmosfera e piante, concimazione, lavori agrari fondamentali, utensili e macchine agricole, con sperimentazione nel “campicello scolastico”.

Alle bambine si insegnava economia domestica: aria, sua influenza sulla respirazione; dell’abitazione: località, terreno, camere, finestre, mezzi di risanamento; vestimenta: stoffe, spessore, colore.

L’esame della terza elementare, con Ispettori inviati dal Regio Provveditore agli Studi di Verona, era di spessore notevole. Oltre a saper scrivere sotto dettatura, saper leggere, scrivere numeri fino alle centinaia di migliaia, eseguendo le operazioni fino alla divisione, le bambine in particolare dovevano dimostrare di saper lavorare a maglia, eseguendo calze e maglioni, di saper fare una camicia, di saper attaccare bottoni e fetuccie e ricamare.

Si votava per censo. In base alle tasse che si pagavano al Comune, gli uomini sopra i 24 anni che sapevano leggere e scrivere, diventavano elettori e potevano essere eletti nel Consiglio comunale, anche se non residenti, ed in base a quanto si pagava allo Stato, elettori per la Camera dei Deputati. A Sona votava mediamente in quegli anni il 3% degli abitanti, contro una media nazionale del 7%. Dei tre Sindaci eletti nel periodo solamente uno, Achille Antonio Fiorini, era un nostro concittadino di Palazzolo; gli altri due furono: Vincenzo Svidercoschi, un avvocato veronese ed il Conte Ferdinando Sparavieri di Verona che, durante il mandato, trasferì la propria residenza nel Comune.

Molte gravi malattie colpirono i nostri concittadini durante gli ultimi quarant’anni del secolo: vaiolo, colera, pertosse, difterite, così come molti guai colpirono l’agricoltura: la peronospora della vite, le cavallette gregarie, la pebrina dei bachi da seta. La pellagra, malattia che procurava disturbi neurologici che portavano alla demenza ed alla pazzia e che poteva portare in pochi anni alla morte, fu una piaga sociale.

Negli ultimi vent’anni del secolo a causa delle condizioni economiche che stavano peggiorando si avviò anche a Sona il fenomeno dell’emigrazione: Germania, Argentina, Brasile,Uruguay, Stati Uniti, Grecia furono le mete che accolsero il maggior numero di nostri concittadini, offrendo posti di lavoro. I giovani in età da militare venivano arruolati, se necessario, per addestramento o per guerra. Chi veniva richiamato, lo era per sorteggio, perché i più ambivano l’arruolamento: vitto ed alloggio gratuiti, un modesto soldo e minori spese per la famiglia che aveva una bocca in meno da sfamare.

Furono, per l’Italia, gli anni delle prime guerre d’Africa. Vennero richiamati anche alcuni giovani di Sona delle classi 1873 e 1874 che partirono per l’Etiopia nel 1897 e 1898. Erano soprattutto Alpini del 6° Reggimento, inquadrati nel Battaglione Verona.

I Bilanci comunali in quegli anni dovevano, per legge chiudere in pareggio, per Sona attorno alle 30.000 lire pari a 100-150.000 euro a valore attuale. Presenti ancora i Diritti di decima ed i Livelli, si pagavano allo Stato ed ai Comuni Imposte e Sovra imposte sui terreni e sui fabbricati, il Dazio e La Ricchezza Mobile, la Manomorta, nonché Imposte sul bestiame e Tasse sugli esercizi pubblici, sulla macellazione dei suini, sul macinato, sui domestici e per il possesso di vetture a due o quattro ruote e cavallo.

Nel 1875 erano 27 nel Comune i fortunati possessori di tali mezzi. Nel 1870, con l’apparire delle prime biciclette, venne varata una Tassa sul veloce mezzo, ben poche le presenze da noi. Le prime motociclette arrivarono a Sona nel secolo successivo. Il nostro Comune con pochi mezzi, a causa di scarse entrate tributarie, non avviò molte opere pubbliche in quegli anni. Le strade non erano asfaltate e solamente sei in tutto il Comune erano dichiarate a manutenzione obbligatoria: Lugagnano/Sona/S.Massimo – S.Quirico/Bosco/Palazzolo – Val di Sona/S. Giorgio – Bussolengo/Albarello di Palazzolo –Molinara/Staffalo da S.Giorgio alla Provinciale.  I nostri Amministratori approvarono però un ulteriore elenco di nove strade “degne” di essere manutentate.

Le scuole furono per lungo tempo locali presi in affitto. Le prime scuole furono costruite a Palazzolo nel 1884 ed a S. Giorgio nel 1886 (l’edificio, ancora presente, è il contenitore delle Poste). Per realizzare tali opere si stipularono mutui con la Civica Cassa di Risparmio di Verona e si ottenne un contributo Statale. Lugagnano ebbe la prima scuola elementare in edificio nuovo nel 1903; Sona capoluogo ospitò le lezioni in immobili di proprietà comunale o in locali di fortuna fino al 1964. I cimiteri, i pozzi ed i tetti delle chiese furono le altre uniche opere pubbliche realizzate nel periodo.

Dal 1873 aprì a Sona un servizio postale rurale, ma solamente dal 1883 un servizio di collettoria di prima classe, con sede nel capoluogo, che poteva consegnare e distribuire non solo lettere ordinarie, ma anche raccomandate e vaglia. Nei primi anni 1870 fu aperta una farmacia nel capoluogo in via Barbacan, oggi via Roma e San Quirico La condizione economica in quegli anni a Sona era precaria. Al censimento del 1881 su 3.545 abitanti, 1.283 erano classificati poveri, 1.000 indigenti, 20 erano i questuanti. Per essere inseriti nell’elenco dei poveri ed indigenti ci si doveva rivolgere al Comune. Si ottenevano così gratuitamente: i libri e la frequenza scolastica, l’assistenza del medico condotto e della levatrice, la fornitura di medicinali ed in qualche caso modesti sussidi economici.

Il quadro della situazione descritta sembra però più fosco di quanto in realtà fosse. Dai documenti reperiti nell’Archivio comunale si coglie la presenza di ampie solidarietà, di una accoglienza incredibile di ogni famiglia verso le altre, di una sensibilità diffusa verso le difficoltà sociali complessive. Centri di riferimento delle iniziative per promuovere sviluppo economico ed assistenza alle famiglie ed ai singoli, oltre a quelle istituzionali fornite dal Comune, erano le Parrocchie. Il Papa Leone XIII, con l’Enciclica Rerum Novarum nel 1891, chiese esplicitamente ai cattolici di impegnarsi per aiutare le Comunità locali a crescere economicamente ed a fornire strumenti di assistenza agli indigenti. Nel Comune, in pochi anni attorno alle Parrocchie, ma non solo, nacquero: due Casse rurali, a Sona capoluogo e Palazzolo, che fornirono piccoli finanziamenti a chi intraprendeva un’attività economica in proprio e dieci Associazioni di Volontariato di assistenza, come le Società Operaie di Mutuo soccorso: tre a Sona capoluogo, quattro a S. Giorgio, due a Palazzolo ed una a Lugagnano. Fornivano soprattutto contributi a chi, per malattia, restava senza lavoro ma il loro compito statutario era più importante: “prestare assistenza ai poveri, procurarne l’educazione, l’istruzione, l’avviamento a qualche professione, arte o mestiere, od in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico”.

Concludendo questa panoramica sulla situazione del nostro Comune nel periodo che va dall’Unità d’Italia alla fine del secolo XIX ci pare di poter affermare che in un periodo di miseria e di carenze sul piano della frequenza scolastica, stava realizzandosi a Sona una ramificazione importante di attività artigianali e commerciali, oltre che di associazionismo di volontariato che sembra rappresentare l’embrione di uno sviluppo economico che, nel Veneto nei decenni successivi, prenderà forme e contenuti così particolari da divenire un esempio virtuoso e solidaristico di convivenza civica per tutto il Paese.

È in avanzata fase di realizzazione e sarà messo in vendita in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, un volume sulla storia di Sona. Il libro, che sarà pubblicato da Il Baco da Seta è il frutto del lavoro di tre storici di vicende locali, chi scrive, Luigi Tacconi e Mario Nicoli.  L’opera ripercorre le vicende di Sona e delle sue frazioni dal 1866, anno dell’annessione del Comune al Regno d’Italia, al 1901.

Il volume che conta circa 300 pagine, contiene 56 foto di personaggi (amministratori locali, parroci, militari, commercianti ed agricoltori) e di famiglie del periodo, oltre a foto e cartoline. Vengono riprodotti inoltre 165 documenti originali e notizie anagrafiche di molte persone citate negli elenchi, di amministratori, commercianti, militari e membri di associazioni.

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Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.