Il Club Il Giardino di Lugagnano, che fa rivivere il rock

Al civico 82 di via Cao del Prà a Lugagnano la grande musica è di casa. Da settembre a maggio, vi arrivano infatti artisti di fama internazionale, vere e proprie pietre miliari del rock progressivo, del folk e del blues, che fanno a gara per riuscire a suonare qualche ora davanti al pubblico di nicchia del club «Il Giardino», conosciuto in tutto il mondo per la sua attività.

 

Sul palco del piccolo locale, che contiene al massimo 130 persone, sono salite star abituate a esibirsi di fronte a migliaia di fan. «In genere, sono le agenzie dei diversi musicisti a contattarci», racconta il manager Giamprimo Zorzan, «e con tutte le richieste che ci arrivano riusciamo ad organizzare in media due serate alla settimana, per un totale di 60-70 concerti all’anno». Nei quasi otto anni trascorsi dalla sua fondazione, il club ha portato a Lugagnano star di altissimo livello, fra cui Peter Hammill e David Jackson dei Van Der Graaf Generator, Mick Abrahams e Clive Bunker dei Jethro Tull, i Fairport Convention e i Pendragon. E ancora, Elliott Murphy, Willie Nile e Steve Win. «Altri artisti importanti che abbiamo ospitato», aggiunge Zorzan, «sono Eric Bibb, Rudy Rotta, Brian Auger e Sugar Blue, l’unico bluesman di colore che ha partecipato ad un disco dei Rolling Stones. Inoltre, una delle rare volte in cui abbiamo proposto il jazz, due anni fa, abbiamo avuto l’onore di avere con noi Kyle Eastwood, figlio di Clint Eastwood, accompagnato da un grande come Jeff Lorber». Non sono mancati ovviamente gli appuntamenti con i grandi gruppi della musica italiana, come le Orme, il Banco del Mutuo Soccorso, i Giganti e i Delirium.

 

Suonare davanti a un piccolo pubblico di soli appassionati e intenditori, al giorno d’oggi, per i musicisti è un’esperienza abbastanza inusuale. «Per tutti coloro che sono abituati a calcare le grandi scene», spiega Zorzan, «il primo approccio al locale è piuttosto traumatico. È capitato che lo scambiassero addirittura per la sala prove! Eppure, appena entrati già respirano l’atmosfera delle nostre serate e, quando iniziano a suonare, non vorrebbero più smettere. Alla fine tutti vogliono ritornare. Il motivo? Da noi si sentono un tutt’uno con chi li ascolta». Per la maggior parte degli spettatori, che da giovani hanno sognato sulle note di molte di queste band, i concerti organizzati dal club sono una specie di «revival», di ritorno al passato: «Le emozioni che si provano qua sono le stesse che si provavano negli anni Settanta, quando si andavano a vedere questi gruppi: allora, infatti, non c’erano le grandi masse e la musica arrivava in modo molto più immediato».

 

Il nome dell’associazione è stato «involontariamente» suggerito dal cantautore veronese Massimo Bubola, che, prima della fondazione ufficiale del club, durante una serata musicale definì Zorzan e i suoi collaboratori «i nuovi epicurei». Poiché la scuola del filosofo Epicuro è abitualmente designata con il termine «Giardino», il gruppo decise di chiamarsi proprio in questo modo. I grandi musicisti che vengono a suonare nel locale sono accolti in una cornice quasi domestica. Spesso, infatti, si fermano a mangiare a casa di Zorzan, o nella tenuta Residori, dove un’amica del club cucina per loro prima dei concerti. «Nei giorni in cui rimase ospite da me, David Jackson scoprì la polenta», racconta il manager, «e da allora quando torna preferisce accompagnare i piatti proprio con questa specialità. Ricordo anche che Elio delle Storie Tese a fine concerto mi chiese gentilmente se potevo regalargli una soppressa fatta da noi, dicendomi che era la più buona che avesse mai mangiato. Così gliela incartai e lui la mise nella sua valigia come fosse una reliquia. Due anni fa, poi, invitammo le Orme ad esibirsi da noi per due sere consecutive e la notte dormirono tutti a casa mia, compresi i fonici».

Curiosità interessanti emergono anche dall’aspetto prettamente musicale degli eventi organizzati dal club, che nel 2008 ha ricongiunto dopo 25 anni Aldo Tagliapietra, leader delle Orme, e Tolo Marton, uno dei più grandi chitarristi italiani. «Prepararono un concerto apposta per noi», racconta Zorzan, «e ricordo che eravamo persino andati a vedere le prove a casa di Aldo».  Il piccolo locale si trova in un paese di provincia, ma è un’enorme finestra sul mondo della musica: vi arrivano artisti che, per alcuni, sono delle vere e proprie «leggende». Si fanno fotografare e intervistare, rilasciano autografi e tornano sempre sul palco quando vengono richiamati. Qual è allora il potere attrattivo di questo club? Semplicemente, l’immenso e contagioso amore per la musica che batte nel cuore dei suoi fondatori.

 

Questa estate, in collaborazione con il Comune di Sommacampagna, il Giardino ha promosso la prima edizione della rassegna «The legends of rock», che si è svolta a Villa Venier a Sommacampagna. Domenica 31 luglio, il cantante Fish, ex dei Marillion ha riproposto i suoi pezzi più famosi. Secondo appuntamento, il primo agosto, invece, è stato con i musicisti di Rory Gallagher: il bassista Gerry McAvoy, il batterista Ted McKenna e il chitarrista Marcel Scherpenzeel.  L’8 settembre, poi, la programmazione del club riprenderà nel locale di via Cao del Prà, con Carl Wyatt e la sua blues band.