Il Cimi ed il dovere della memoria

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Tre anni fa come oggi, giovedì 25 ottobre 2007, moriva a trentun anni Michele Cimichella. Il Cimi, così era universalmente noto nel Comune e non solo, ha vissuto una vita troppo breve ma – e non è un gioco di parole – sicuramente piena di vita.

 

Le molteplici attività in parrocchia a Lugagnano, la politica vissuta come passione assoluta ancora dai tempi della scuola e poi nel Comune di Sona, anche come Assessore nell’Amministrazione del Sindaco Flavio Bonometti. E poi gli amici, tanti amici, e soprattutto la famiglia: la moglie Elena, il piccolo Riccardo, i genitori. E i mille interessi e le mille aperture.

 

Tanta vita, vissuta ringhiosamente bene e sempre al massimo, sempre in prima linea, sempre mettendoci la faccia. Sempre. Una vita poi spezzata nel suo diventare pienamente adulta. Irrimediabilmente spezzata. Ora di tanta vita quello che resta del Cimi è il suo ricordo, che proprio per la persona e per l’amico che è stato non dobbiamo permettere al tempo di opacizzare, di sfumare, di annebbiare.

 

Ricordo che non deve diventare uno sterile altarino per santificare chi non c’è più – il Cimi sarebbe il primo eventualmente a riderne – ma che deve restare un pungolo per la memoria. Rammentandoci chi era realmente Michele Cimichela, cosa ha saputo darci, e chi siamo stati noi, con lui.

 

Perché non vada perso un tratto comunque importante del percorso delle nostre vite.

 

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.