“Il caso Donnarumma e la difficoltà di fare cultura in Italia”. L’intervento dell’Assessore Gianmichele Bianco

Ascolta questo articolo

Sulla vicenda del portiere del Milan Donnarumma e delle polemiche di questi giorni, abbiamo chiesto un commento all’Assessore alla Cultura del Comune di Sona Gianmichele Bianco.

Quando ho letto la recente notizia del contratto di Donnarumma con il Milan e della sua successiva scelta di non partecipare all’esame finale di maturità, che già gli era stato concesso di rimandare perché stava disputando gli Europei under 21, per andarsene in ferie ad Ibiza, mi sono posto una domanda: per 6 milioni di euro all’anno sarei andato a scuola lo stesso oppure no? Donnarumma, il portiere del Milan e forse della nostra futura nazionale di calcio, a 18 anni ha scelto: meglio 6 milioni all’anno, e fanbrodo la maturità. Difficile dargli torto.

Da tanto tempo mi occupo di cultura a Sona. La cultura è una brutta bestia: non si capisce immediatamente a cosa serva, quindi i fondi per attuarla sono pochi perché in Italia funziona così: se non vedo a cosa serve, a cosa serve? Non c’è un errore di ripetizione nella frase.

Difficile dare torto a tutta la gerarchia politica che decide dall’alto quanti dovranno essere i soldi alla cultura. Non capiscono benissimo a cosa serva. Quindi quello che si dà sembra sempre troppo.

A Sona siamo particolarmente illuminati, poiché oltre ad avere aumentato di anno in anno lo stanziamento per la cultura, centelliniamo i denari al punto da sfruttarli sino all’osso, facendoci aiutare da tanti amici e da tante amiche volontarie che lavorano per organizzare gli eventi.

L’Assessore alla cultura del Comune di Sona Gianmichele Bianco.

Trovo fantastico fare teatro all’aperto radunando due/trecento persone spendendo 800 euro. Trovo fantastico invitare ospiti che trattano argomenti di psicologia, di adolescenza, di musica, di anziani, di sport, praticamente gratis. Lo scorso anno, ho stimato in 4500 presenze la partecipazione ai più di 50 eventi culturali organizzati.

Per non parlare della nostra Università Popolare, capace di attuare più di 50 corsi dalle lingue al ballo caraibico, passando per l’arte, la storia, la cultura, i libri, la musica, e coinvolgere quasi 500 persone per mille e passa ore di formazione e uscite nel territorio senza far spendere un euro ai sonesi, lugagnanesi, san giorgiani e palazzolesi perché l’Università Popolare si autofinanzia con le iscrizioni dei partecipanti, senza un euro pubblico. Sono indubbiamente belle soddisfazioni.

La cultura all’anno nel Comune di Sona costa circa 40 mila euro. Due giorni e mezzo di Donnarumma.

Il mio Sindaco, che mi dà fiducia, quando gli chiedo se si possono trovare 800 euro nel bilancio per organizzare una serata teatrale, mi risponde che “Sì, cercherò di trovarli”.

La cultura è così: è faticoso organizzarla, non pare serva a nulla, quindi perché farla?

Credo sarà stata anche la domanda che Raiola, il procuratore d’oro di Donnarumma e di altri giocatori superpagati, si sarà posto. Lui che ad ogni affare che riesce ad intermediare guadagna milioni e milioni di euro. “Ehi, Donna, ma tu vuoi 6 milioni o fare la maturità? Non sarai mica scemo vero?” Tolgo subito il dubbio: non lo è.

Non è la risposta di Donnarumma lo scandalo, quella risposta rappresenta invece il fallimento per il sistema culturale in Italia. Il Paese dove si stima che vi sia più del 40% dell’intero patrimonio culturale mondiale non dà soldi per il proprio tesoro, non fa capire quanto e come sia importante, e lo lascia alla buona volontà di amministratori, volontari, studiosi, insegnanti che per passione personale la portano avanti.

Qualche giorno fa un mio conoscente mi disse che era ritornato nella stessa scuola dove aveva fatto la maturità 40 anni prima. Vi erano le stesse crepe nei muri, i pavimenti erano logori come allora, i banchi e le cattedre parevano gli stessi. Stava assistendo alla maturità di suo figlio. Mi disse che sulla scuola non v’era stato investimento, e nemmeno sui musei vicini a quella scuola.

Penso che abbiano ragione Donnarumma e Raiola: meglio 6 milioni all’anno piuttosto che fare la maturità. Tanto non serve a nulla perché questo Paese ha dimostrato che non gli interessa valorizzare la cultura, in quanto le lascia le stesse crepe.

La prossima stagione guarderò il calcio su Sky, tiferò la mia squadra, tiferò Donnarumma ma continuerò a organizzare teatro, serate, l’Università Popolare, concerti, film, discussioni; vorrò coinvolgere non 4500 ma 5000 persone, vorrò organizzare 65 corsi all’università non 50. Guarderò però le crepe di quella scuola aumentare, noterò che i musei vicini hanno i muri scrostati. Penserò che a questo Paese la cultura non interessi, ma lavorerò lo stesso assieme a tanti tantissimi altri perché a me interessa dare l’esempio e perché in fin dei conti la speranza di cambiare c’è sempre ed è forte. Siamo italiani, o no!? Lavoriamo come pochi altri e quando c’è da sorprendere in situazioni di difficoltà diamo sempre il meglio di noi.

Mi rendo conto che è più facile prendere sei milioni di euro all’anno che fare la maturità.

Ma quando Donnarumma andrà in una scuola per parlare della sua esperienza di sportivo – perché tutti i campioni lo fanno -, lo prego solo di non porre la domanda “perché ci sono quelle crepe?”, perché la risposta sarà: “perché nessuno crede che valga la pena sistemarle. E a te?”.

E me lo immagino non riuscire a dare una risposta ed andare a vedere la sera il teatro all’aperto organizzato gratis nel suo Comune, per distrarsi dallo stress.