Il “Cammino di Santiago” nell’esperienza di Domizio, Dario e Graziella di Palazzolo

Quando andrò in pensione avrò più tempo a disposizione e così potrò soddisfare tutti quei desideri e quei sogni che durante l’età lavorativa rappresentano per me solo dei progetti da rimandare”: quante volte abbiamo sentito questa frase da chi ancora non deve aiutare i nipotini nella crescita e ha ancora la salute dalla sua parte?

Ecco che con lo spuntare dei primi capelli grigi spesso si assiste all’apertura di una stagione di viaggi, ad un nuovo interesse per gli hobby, alla volontà di dedicarsi a varie attività di volontariato, tutte iniziative che stimolano mente e corpo, allontanando quella malinconia che spesso giunge uscendo dal mercato del lavoro.

È quanto accaduto ad un gruppo di ex-giovanotti di Palazzolo e Sona che nel giugno dello scorso anno hanno finalmente raggiunto quell’obbiettivo che spesso balenava nelle loro menti durante la passione comune delle passeggiate in Lessinia; quella di percorrere il Cammino di Santiago che da sempre vede convergere migliaia di persone di tutto il mondo verso la cattedrale di Santiago de Compostela nella Galizia spagnola.

Per farmi raccontare la loro esperienza incontro Domizio, Dario e Graziella che, accompagnati da Lucia, Anna, Claudio e Marita, hanno percorso a piedi le 11 tappe del “percorso portoghese” che, con un totale di 240 chilometri, partendo da Porto nel nord del Portogallo conduce a Santiago.

A dire il vero i chilometri sono stati qualche decina in piùprecisa Domizioin quanto visto che ci siamo tenuti qualche giorno a disposizione, abbiamo potuto fare delle varianti al percorso originale come quella per affrontare il ‘Camino Espiritual’ nei pressi di Pontevedra e quella dell’ultimo giorno necessaria per raggiungere Finisterre sull’Oceano Atlantico. Ma ne valeva la pena visto che la compagnia era affiatata, ben allenata ed il meteo ci è stato favorevole.

Vedo nei loro occhi l’emozione di aver fatto qualcosa di particolare e l’appassionato racconto che ne consegue è accompagnato da decine di fotografie e video raccolti durante questa loro esperienza. A ulteriore testimonianza, con orgoglio mi mostrano la “Conchiglia del pellegrino”, vero simbolo di questo viaggio che tutti portano appresso e la “Credenziale del pellegrino” che, con i timbri delle tappe percorse, giustifica il rilascio della “Compostela”, il certificato ufficiale di chi è arrivato a destinazione.

Cosa resta dopo aver fatto il “percorso del pellegrino”?
Noi portiamo a casa dei ricordi fantastici sotto molti aspetti. Il nostro itinerario, che abbiamo preparato in autonomia, è un po’ meno conosciuto e trafficato del tradizionale ‘percorso francese’ ed offre notevoli scorci di bellezze naturalistiche e meravigliosi paesaggi ed inoltre ti mette in contatto con la genuinità della popolazione che incontri attraversando le colline portoghesi e spagnole. Tutti apprezzano e vogliono bene ai pellegrini e non ci siamo mai sentiti ‘bersagli’ da sfruttare commercialmente. È un’esperienza che condividi con persone da tutto il mondo, di tutte le età e questa comunità ti coinvolge con un’energia particolare, specialmente da parte dei giovani che la vivono in maniera intensa e partecipata.

Molti descrivono questa esperienza come un viaggio dentro sé stessi…
Indubbiamente l’aspetto spirituale è la guida di tutto ciò. Lungo il cammino, punteggiato da capitelli e crocifissi, sono frequenti le visite a chiese magari semplici ma affascinanti per l’atmosfera mistica che creano. Poi ognuno affronta il suo cammino introspettivo, di meditazione per cercare o ritrovare sé stessi ma questo è un argomento soggettivo che ognuno lo interpreta alla propria maniera. Per giorni sei da solo e lo zaino è la tua casa; è naturale che si vada ad esplorare angoli della tua mente che di solito non vengono sollecitati. Ed in questi casi si scoprono doti che non si pensava di possedere.

Dal punto di vista logistico come eravate organizzati?
Da casa abbiamo preventivamente riservato gli alloggi in B&B o in stanze in affitto al termine di ogni tappa che in media prevedeva circa 25 chilometri di cammino giornalieri. Siamo stati fortunati col meteo in quanto abbiamo trovato solo qualche giorno di pioggia e tutti noi siamo stati bene a parte qualche fisiologica vescica ai piedi. Si partiva al mattino dopo abbondante colazione e lungo il percorso, debitamente segnalato da cippi e tabelle, recuperavamo energie con uno snack o con un panino veloce. Alla sera arrivati a destinazione dopo una doccia rigenerante ci si abbandonava alla degustazione delle prelibatezze locali che sono veramente succulente. Ci piace ricordare gli appetitosi ‘pimiento de Padron’, peperoncini che ti servono ovunque, e i meravigliosi piatti a base di baccalà, soprattutto in Portogallo, o di polipo cucinato in mille maniere che a cena ci facevano recuperare le forze. Per finire poi spesso non si resisteva al dessert tradizionale, la ‘Torta de Santiago’ a base di pasta di mandorle e crema.

Quali sono stati i momenti più emozionanti e che vi rimarranno impressi nei ricordi?
Una delle cose più belle è stata l’aver percorso a tre quarti del cammino la cosiddetta ‘Ruta de la Piedra y del Auga’, immersi in uno scenario simile ad una foresta pluviale con vegetazione rigogliosa fatta di felci giganti a fianco di un ruscello che alimentava pittoreschi vecchi mulini. Emotivamente coinvolgente è stato poi il rito del ‘Botafumeiro’ a cui abbiamo assistito all’arrivo nella cattedrale di Santiago. Issato alle volte dell’edificio a 22 metri di altezza, un pesante turibolo, l’incensiere storico più grande al mondo, viene fatto oscillare dagli operatori con un moto pendolare tra canti ed inni solo nelle occasioni solenni e durante la ‘Messa del Pellegrino’ a cui abbiamo partecipato. Anche qui un altro momento da ricordare: avendo avvisato che alcuni di noi venivano da Palazzolo, la cui parrocchia oltre che a Santa Giustina è intitolata a San Giacomo Maggiore (Santiago in lingua spagnola), siamo stati menzionati dal celebrante al termine della messa come uno dei gruppi di fedeli partecipanti alla funzione religiosa. Una vera gratificazione quest’ultima che ci ha fatto dimenticare le fatiche occorse e che ha suggellato in maniera indimenticabile la nostra esperienza che indubbiamente ha lasciato il segno ed ha instillato in qualcuno di noi, fra qualche tempo e con altre modalità, la voglia di tornare e ripetere il cammino.

Massimo Giacomelli
Nato nel 1967, vivo da sempre a Palazzolo con moglie e 2 figli ormai proiettati nel mondo dei grandi. Sono appassionato di storia, di tutti gli sport, (qualcuno provo a praticarlo a livello amatoriale) e con parecchio trasporto ed un po' di nostalgia ascolto sempre volentieri la musica degli anni Ottanta. Dopo gli studi all’istituto tecnico commerciale ho scelto la strada imprenditoriale ed ora sono impegnato nel settore immobiliare; negli anni scorsi la mia collaborazione col Baco da Seta era piuttosto saltuaria; a partire dal 2019 però sta diventando sempre più intrigante.