Il Caleidoscopio: Sotto ai filari della Valpolicella scoperto un pavimento romano del III secolo D.C.

Una pavimentazione a mosaico risalente a 1700 anni fa, parte di una villa di epoca romana, in alcuni punti perfettamente conservata e di inestimabile valore. Chissà cosa ha provato chi ha visto per primo questo gioiello del passato fare capolino dalla polpa di terra bruna delle vigne di Negrar

Gli esperti osservano la zona da tempo. Già negli anni Venti furono scoperti resti di una antica dimora. Poi, però, il sito nei campi fu dimenticato. Si è tornati a scavare di recente con rinnovato entusiasmo, e solo il mese scorso con interventi mirati: i tecnici della Soprintendenza di Verona, guidati dall’archeologo Gianni De Zuccato, tramite un carotaggio del suolo appena pochi metri sotto la superficie, hanno finalmente riportato alla luce il manufatto.

Alcune immagini del pavimento romano scoperto in Valpolicella.

L’opera proseguirà in futuro, vendemmie e risorse permettendo, per sondare l’effettiva estensione dell’area. Come valorizzarla? Giuridicamente, l’ente responsabile dei beni culturali ha il diritto di prelazione nell’acquisto, ma pare che una nota cantina sia intenzionata a fare un’offerta. In accordo col Sindaco di Negrar Roberto Grison, si studierà la soluzione migliore per consentire alla collettività di godere di questo luogo ricco di interesse.

Ciò si aggiunge a impreziosire il territorio, quindi, oltre al già celebre Amarone – vino le cui origini sfiorano la classicità: di “vino amaro” parlava Catullo (i “calices amariores” del Carme n.27) nel 49 a.C. e l’Editto di Rotari ne multava il furto dei grappoli nel 643 d.C., per citare alcuni riferimenti.

La notizia ha sorpreso prima e fatto il giro del mondo poi: su testate giornalistiche nazionali e internazionali compaiono le circostanze e le immagini di luoghi familiari, con nostro patriottico orgoglio. Myko Clelland, genealogista britannico, pensa possa trattarsi della principale scoperta archeologica dell’anno.

E non è poco, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui si è di continuo bombardati – non solo emotivamente – da resoconti e allarmismi sulla attuale situazione emergenziale sanitaria e sociale che ci sta sconvolgendo.

Una boccata mediatica di aria buona, che ci ricorda il valore delle cose semplici: la fatica con cui si lavora la terra viene ripagata da frutti anche inattesi, la cura con cui si provvede alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio porta a soddisfazioni altissime.

Il tutto a sottolineare una volta di più – per citare Paolo Sorrentino in chiusura alla sua “La Grande Bellezza” – che “le radici sono importanti”.