Il Caleidoscopio. La “filatelia benefica” polverizza le distanze: cartoline da Timbuktu

In una mattina di lavoro o di studio, chini alla scrivania sotto la luce artificiale che illumina i tasti del computer, sentiamo suonare alla porta: è il postino. Sembra qualcosa di lontano e anacronistico, tanto da spingerci a riflettere. Con un clic possiamo raggiungere qualunque genere di informazione ci serva; con pochi tasti componiamo le parole che qualcuno in un lampo riceverà via mail. Nell’era della velocità e del tutto-e-subito, che valore può avere l’arrivo di una lettera, di una cartolina?

Le tempistiche postali ci sembrano oggi un inutile dispendio di aspettativa; il gesto di aprire la cassetta delle lettere poi, è scomodo e un po’ sciocco. Cosa può trasmetterci l’inchiostro sulla carta? Cosa può raccontarci un francobollo annullato venuto da lontano?

Eppure quel che ci arriva per posta, con i metodi “di una volta”, può risultare a dir poco sorprendente: inviare e ricevere corrispondenza, proprio come nell’epoca in cui non c’era altra scelta, può educarci al significato dell’attesa, del piccolo gesto che fa la differenza.

È questa manciata di idee che ha ispirato Phil Paoletta, un giovane cittadino americano gestore di un albergo-ristorante nello stato africano del Mali, desideroso di aiutare il popolo che lo ha adottato. Dal 2012 il territorio è ferito da una guerra vigliacca che negli anni ha lasciato dietro di sé migliaia di padri di famiglia senza lavoro, costretti ad abbandonare le precedenti occupazioni e a reinventare il proprio ruolo in una società a brandelli.

Vive al confine, ma conosce la situazione di Timbuktu: è immersa in una grave crisi socio-umanitaria, circondata di strade a malapena asfaltate; una città talmente lontana da noi da essere diventata sinonimo di limite estremo del mondo. Sito UNESCO ricco di mausolei e preziosi testi antichi, coraggiosamente messi in salvo dalle barbarie dalla popolazione locale, nel 2016 ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale per le Città e Governi Locali Uniti. Nonostante questo, rimane bisognosa di un sostegno che nemmeno l’intervento dell’ONU sembra riuscito concretamente a fornire.

Giungono voci preoccupanti di una sofferenza che si fatica a raccontare: Phil decide di fare qualcosa di piccolo ma di significativo, che possa apportare un aiuto economico alle famiglie più povere e possa servire per impiegare in positivo le energie degli onesti lavoratori di laggiù. Nel 2016 fonda “Postcards from Timbuktu”: un sito internet tramite cui da ogni parte del mondo si può chiedere di ricevere una cartolina dal Mali, a fronte del pagamento di 10 dollari. Di questi, una metà è necessaria per provvedere alle spese organizzative del progetto; l’altra metà viene devoluta alla popolazione indigente.

Il funzionamento di questa iniziativa è semplice e coraggioso: la richiesta arriva a Phil e viene girata agli amici che vivono nel tormentato entroterra. Si può scegliere la cartolina che si preferisce tra quelle offerte, e il messaggio che vi scriveranno sopra, rigorosamente con inchiostro e penna. Timbuktu dista 800 chilometri da Bamako, la capitale: nelle grandi borse di stoffa fanno capolino le cartoline, che all’inizio venivano sballottate a dorso di mulo o a bordo di piccole jeep da una parte all’altra del Paese, lungo un tragitto accidentato e polveroso. Da quando la guerriglia si è aggravata, viveri e altri beni sono trasportati dai velivoli messi a disposizioni dall’ONU. Il Mali è una ex colonia francese: saranno poi gli aerei dell’Air France e i centri di smistamento postale di Parigi a completare il viaggio delle cartoline, che arriveranno – e arriveranno per davvero! – nelle varie destinazioni del mondo.

Si tratta senza dubbio di uno degli esempi più originali e accessibili di “filatelia benefica” degli ultimi tempi. Ha il pregio di essere sviluppato in situ, nei territori bisognosi, proprio da quelle persone che vivono a stretto contatto con le problematiche che la guerra può causare. Ci fa riflettere sul valore della beneficienza e della corrispondenza, in un periodo storico che rischia di ruotare attorno a un perno di egoismo e frenesia.

Avrà così un significato diverso aprire al postino, o vedere spuntare tra missive e bollette appena uscite dalla cassetta delle lettere la cartolina da Timbuktu: quel rettangolo di carta affrancato è la testimonianza concreta del nostro supporto all’idea di Phil, delle sventure dei suoi amici e delle rocambolesche, incredibili avventure che l’hanno fatta arrivare fino a noi.

La Scheda

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