Il bello delle rughe: Perché desideriamo vivere a lungo ma non vogliamo diventare vecchi?

L’uomo non raggiungerebbe certamente i settanta e gli ottant’anni, se questa età non corrispondesse alle aspettative di vita della sua specie. Di conseguenza, anche il crepuscolo della sua vita deve avere un senso e uno scopo e non deve essere una pietosa appendice dell’alba della sua vita”.
Carl Gustav Jung

La nostra società ha raggiunto dei traguardi inimmaginabili in solo meno di un secolo, per quanto riguarda lo stato di benessere e il conseguente incremento delle aspettative di lunga vita. La conseguenza di queste conquiste, nate con lo scopo di migliorare le condizioni esistenziali, ha però fatto nascere in noi una curiosa contraddizione: desideriamo vivere a lungo, ma non vogliamo diventare vecchi.

Secondo gli studi condotti da riviste specializzate del settore, con un incremento del 12,4% nel 2023 e i 13,3 miliardi di euro, la produzione dell’industria cosmetica italiana è in crescita costante. Altro dato significativo, che ci posiziona all’ottavo posto nella classifica mondiale, riguarda inoltre la richiesta degli interventi di medicina e chirurgia estetica.

Come un antico dipinto, anche il volto ha la sua personale craquelure che ogni giorno allo specchio ci rammenta lo scorrere inesorabile del tempo. La presenza e l’aspetto delle rughe è la risultante di due processi differenti: quello naturale, dell’età biologica, e quello indotto da diversi fattori esterni, che non dipendono dall’anagrafe.

Il modo in cui ci prendiamo cura del viso e l’aspetto a cui aspiriamo valorizzandone i pregi o nascondendone i difetti, denota l’importanza più o meno marcata di evidenziare o allontanare le etichette estetico-sociali e il nostro senso di appartenenza a un determinato gruppo.

La prima impressione che proiettiamo sugli altri dipende dal viso, il biglietto da visita che racconta di noi e delle nostre emozioni. Sottoposto a un quotidiano debutto in società, nella sua struttura si accumulano più tensioni che in qualsiasi altra parte del corpo. Raramente mostriamo il nostro vero volto perché dobbiamo salvare la faccia o abbiamo paura di perderla e talvolta è necessario far buon viso a cattivo gioco.

Ma le rughe ci rivelano gli effetti stressanti del mantenimento forzato di una mimica facciale impostata sulle diverse tipologie di maschera, il dress code che sfoggiamo nelle varie occasioni e con il quale finiamo con identificarci.

Poiché condizionato dal contesto emotivo-sociale, il grado di soddisfazione che proviamo rispetto alla nostra immagine riflessa è così mutevole che la sua percezione spesso distorta diventa il metro di giudizio del nostro valore personale.

Ostinarsi sul conseguire gli ideali e gli standard di riferimento (spesso irreali) a cui tentiamo di adeguarci, per illuderci di rimanere giovani in una società che demonizza la vecchiaia, è il modo migliore per invecchiare ancora più rapidamente dimenticando che, come sosteneva l’aforista francese Charles Augustin de Sainte-Beuve, “invecchiare è ancora l’unico modo per vivere a lungo”.

Alla luce di queste considerazioni potremmo comprendere, come nel restauro di un’opera d’arte, la natura degli interventi valorizzativi da mettere in pratica per invecchiare con dignità, senza apparire come la copia di qualcosa o qualcun altro. Accanirsi contro le rughe in modo arbitrario è un’azione contro natura, ma è soprattutto un andare contro noi stessi e la nostra storia personale.

Nell’immagine, “Le tre età della donna” di Gustav Klimt.

Emanuela Rigo
Passeggiare in aperta campagna, ispira la mia passione per la scrittura e la fotografia, e mi trasporta in una realtà dove percepire ancora le mezze stagioni. La mia personalità eclettica e la formazione multidisciplinare volta alla ricerca della bellezza, si esprime al meglio come consulente nell’ambito della fitocosmesi. Dopo mezzo secolo di città, il territorio di Sona mi sta ora offrendo una nuova dimensione di vita dove sperimentare altre tradizioni e antichi valori. Collaboro con il Baco con la rubrica “Il salotto di madre Natura".