Il Barbecue ed altre stravaganti avventure: Un minestrone di idee e un passato di verdura. O viceversa

Da qualche numero, sul Baco, si è acceso un accorato dibattito su come far ripartire l’economia di Sona. Siccome anche i cuochi hanno un’anima e  cucinando impegnano molto le mani ma meno la testa, proviamo anche noi a dare la nostra versione dei fatti!

Fintanto che tagliamo la cipolla e tritiamo finemente il basilico e il prezzemolo, per esempio, pensiamo che, per rilanciare l’economia del nostro paese, i problemi da risolvere sarebbero almeno due, ma risolto il primo verrebbe automaticamente risolto il secondo:

  • come valorizzare il nostro territorio in modo da renderlo “appetibile” ai turisti;
  • come far sì che i turisti che arrivano a frotte sul lago di Garda e che si recano a Verona per l’Aida o per un semplice giro in città, si fermino, anche solo per qualche ora, a Sona.

Se fossero problemi semplici sarebbero stati risolti già da tempo ma, proprio per questo, anche i cuochi, avvezzi a districasi in dilemmi ben più complicati, possono dare dei suggerimenti.

Per esempio, fintanto che l’olio e il burro cominciano a soffriggere con la cipolla, alla quale abbiamo unito il basilico e il prezzemolo, possiamo pensare di far diventare Sona la capitale dei compleanni! Senza contare i milioni di residenti all’estero che transitano sull’autostrada del Brennero o sulla A4, in Italia risiedono circa 60.000.000 di persone, che diviso 365 dà 164.383 persone. Che è come dire che tutti i giorni ci sono migliaia di persone che festeggiano il loro compleanno!

E allora perché non organizzare la festa del compleanno perenne?! Giorno per giorno invitiamo nella nostra amena località e offriamo loro una cena, tutti coloro che compiono gli anni in quel giorno: gli invitati sono gratis, ai coniugi facciamo un prezzo speciale e via via, più si allontana la parentela più aumentiamo il prezzo della cena.

E poi organizziamo lotterie, tombole, pesche di beneficenza, tiro a segno, mercatini di prodotti tipici locali e via discorrendo. Risultato: tutti i giorni a Sona avremmo migliaia di visitatori e dovremmo cucinare tanto di quel risotto col tastasal che al confronto, la fiera del riso di Isola della Scala, sarebbe poco più di una merendina del Mulino Bianco, e l’indotto sarebbe assicurato. Ma dove ospitare tutta questa gente? Ma in piazza, ovviamente, che sarà coperta e riscaldata tutto l’anno a cura del comune!

Visto che abbiamo la Grande Mela potremmo avere anche la Piccola Las Vegas! Che problemi ci potrebbero essere? Ora che il soffritto è al punto giusto, avanti con gli altri ingredienti: pomodori, patate, zucchine, fagiolini, coste, verze, finocchio, carote, broccoli, ecc. ecc. ecc. Peliamo le patate e tagliamo grossolanamente le altre verdure, mescoliamo il tutto nel pentolone e facciamo soffriggere per qualche minuto, giusto il tempo di pensare che potremmo anche ipotizzare di costruire un enorme parcheggio sotto la collina di Sona, anche su più piani, parcheggio che poi potremmo collegare con una rete di metropolitane a Verona (uscita direttamente in Piazza Bra), con l’aeroporto di Villafranca e con Gardaland. Come nelle più grandi stazioni, tutto intorno al parcheggio, potremmo costruire ristoranti e edicole e negozi di souvenir e locali di tutti i tipi e di tutti prezzi.

Risultato: tutti i turisti che assaltano Verona e il lago per andare in Arena o al Teatro Romano o a prendere il sole di Peschiera, e che faticano il giusto a trovare parcheggio, avrebbero estrema convenienza a parcheggiare nell’immenso parcheggio interrato di Sona, che gli consentirebbe di essere in 10 minuti, in centro a Verona (come da Parigi a Versailles).

Se poi decidessimo di fare delle fermate intermedie a Lugagnano e a Castelnuovo, tanto per dire, la corsa si allungherebbe di qualche minuto ma i vantaggi resterebbero immensi lo stesso. Se il mega parcheggio interrato ospitasse 100 pullman al giorno a 30 euro l’uno, che è una miseria, solo di pullman incasseremmo 1.095.000 euro all’anno, fate conto che poi parcheggino 5.000 macchine a 25 euro al giorno sarebbero altri 45.625.000 euro di incassi all’anno. E senza contare l’indotto!!

All’occorrenza, poi, l’impianto potrebbe anche fungere da rifugio anti atomico per gli abitanti di Sona e questo, visti i tempi che corrono, non è di poco conto… Se il Comune non riuscisse a finanziare l’opera, potremmo attingere ai fondi europei che, di solito, in Italia (e Sona è in Italia) non vengono spesi.

Bene, è giunto il momento di aggiungere il brodo; meglio sarebbe usare il brodo di carne che abbiamo preparato per i tortellini di Natale, ma va bene anche un buon brodo di dado. Mescoliamo e alziamo il fuoco della fiamma.

Fintanto che il minestrone inizia a bollire, abbiamo un po’ di tempo per pensare.

Così ci verrebbe da suggerire che, sfruttando la rete di canali del consorzio di bonifica, potremmo collegare con una via d’acqua l’Adriatico e il Tirreno, con il Lago di Garda e così fino a Malcesine e a Riva del Garda. Per quest’opera potremmo sfruttare il bacino naturale delle colline moreniche: costruendo gli opportuni manufatti, si potrebbe creare una lago artificiale che va da Valeggio sul Mincio a Custoza a Sommacampagna e poi su su, fino alle rive più alte delle colline di Sona dove, ovviamente, verrebbero collocati i moli di attracco di tutte le imbarcazioni.

Risultato: le merci che arrivano dalla Grecia, dalla Tracia e dal lontano oriente arriverebbero in Europa non più attraverso i porti di Genova di Venezia o di Marsiglia, ma arriverebbero a Sona e le navi da crociera potrebbero spingersi fino a Riva del Garda e fare l’inchino a sua maestà il Monte Baldo! Ovviamente questi impianti dovrebbero essere collegati con le più moderne infrastrutture dei trasporti, in modo che i container possano essere comodamente trasferiti sui treni che farebbero capolinea nel terminal realizzato nel nostro comune, più o meno all’altezza del Bosco di Sona o anche, per ovvi motivi, a Mancalacqua.

Se avete dei dubbi sulla validità economica di questa possibile realizzazione, che sarebbe seconda solo all’Expo di Milano, basta che guardiate come sono cresciute città come Amsterdam o Amburgo o Brema o Valencia, solo per citarne alcune, e tutto in un sistema eco compatibile perché verrebbero immensamente ridotte le emissioni del trasporto su strada. Evvai! siamo tutti per una nuova stagione delle repubbliche marinare! La vera difficoltà del progetto sarebbe essenzialmente quella di convincere i Sindaci dei paesi limitrofi… Ora che il brodo sta per bollire è giunto il momento di aggiungere la zucca e i legumi, fagioli e piselli in primis!

Dopo aver controllato che il minestrone abbia il giusto grado di salinità, non ci rimane che far bollire il tutto e attendere pazienti, mescolando di tanto in tanto. Magari ci viene qualche altra idea, come potrebbe essere quella di creare, sempre nel territorio di Sona, lungo tutte le sue propaggini, le terre dell’artigianato vero. Non ci riferiamo alle aziende artigiane intese in senso giuridico o economico o civilistico, quelle che per essere tali devono avere un tot massimo di dipendenti, avere un volume d’affari al massimo di x euro, ecc. ecc. ecc. No, noi ci riferiamo agli artigiani veri, quelli di cui si è perso o si sta perdendo il sapore: fabbri del ferro battuto, lavoratori delle pelli, artigiani e artisti del legno, maestri vetrai, ceramisti e produttori di vasellame, calzolai, sarti, tipografi e produttori di pergamene, ricamatrici e artisti del tessuto, e così via. Le mani e l’estro di questi maestri artigiani, potrebbero tornare a creare oggetti unici e irripetibili che avrebbero, come veramente hanno, un mercato mondiale.

Diversamente dal medioevo, infatti, quando gli artigiani potevano vendere le loro merci solo ai vicini di casa e in occasione di fiere e mercati, oggi i loro prodotti avrebbero un mercato pressoché inesauribile, semplicemente organizzando un valido supporto web. Sona potrebbe diventare la cittadella mondiale dell’artigianato, richiamando schiere di artigiani veri e frotte di visitatori e compratori e non solo…

Forse si riuscirebbe a creare una sorta di luogo libero dalla globalizzazione, dove al lavoro dell’uomo verrebbe dato il giusto valore e dove il trasferire ai membri della propria famiglia le tradizioni e le conoscenze dei padri troverebbe ancora un giusto significato. Ma forse è un’utopia e senza dubbio una visione un po’ retrograda della realtà.

Ma è un pensiero che ci ha consentito di sognare per qualche minuto, fino a quando, spenti i fornelli e lasciato raffreddare un po’ il minestrone di verdure, si può passare alla fase due, quando è il momento di frullare il tutto per portare la pietanza alla densità desiderata.

E voilà! D’estate, il minestrone è gustoso anche servito freddo, semplicemente aggiungendo un po’ d’olio d’oliva, ma d’inverno, per renderlo indimenticabile, è sufficiente servirlo bollente e con i crostini di pane, che galleggiano in superficie come le tante idee che dovrebbero bollire nel calderone dell’economia.

Perché in fondo, di questo è fatto il minestr…, pardon, l’economia: di idee e di coraggio, tutto il resto (finanziamenti, capacità imprenditoriale, infrastrutture e quant’altro) sono il condimento che rende saporito il lavoro.

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Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.