Il Barbecue ed altre stravaganti avventure: la macedonia degli antichi romani

Dal mio punto di vista è una delle situazioni in cui mi trovo meglio, a mio agio; in primis (ragazzi preparatevi perché oggi sono in vena di paroloni), dunque, dicevo, ah sì, in primis perché quando mi scoprono è sempre una festa, soprattutto se ci sono bambini e ragazzini, e poi, anche perché, volete considerare la possibilità di finire nel frigorifero con gli avanzi dell’insalata delle cui proprietà benefiche nessuno sente più la mancanza?

In quei casi, si rimane a congelare nel frigorifero tre giorni, unta fin nei più piccoli pertugi, sballottata da un ripiano all’altro e senza che nessuno abbia nemmeno la curiosità di guardar cosa contieni; ti va bene se ti coprono con una di quelle pellicole trasparenti che lasciano intravvedere il contenuto: hai più probabilità che qualcuno si ricordi di te e, vedendo cosa porti, decida di accettare il tuo contributo per alleviare la sua fame (ndr: si sarebbe anche potuto inserire un obtorto collo, ma la citazione non sarebbe stata tanto gradita a chi, ancor oggi, il collo lo deve tirare lungo lungo proprio perché non ha nulla cui farci transitare).

Comunque, quando sono coperta da una pellicola trasparente mi par quasi di essere come uno studente che ha finito l’università e comincia a scrivere il suo curriculum, solo che, più passa il tempo senza che il curriculum sia letto e più questo diventa vecchio, e allora, se prende la muffa, si deve necessariamente gettare e riscriverne un altro, magari ex novo! Per me invece, non c’è il rischio che mi gettino nella spazzatura, anche se, in veritatis, qualche volta la questione si pone, soprattutto se si lavora in una casa abitata da una vecchierella con la badante: c’è qualcuno che pensa che io sia talmente affezionata alla mia padrona da volerla seguire sempre e a tutti i costi!

O tempora o mores. Bene, quando invece decidono di adoperarmi per una macedonia, bè, in quel caso, devo dirvi sinceramente che è sempre una festa. La base è costituita dalle mele: sarà che le mele costano poco, sarà che si combinano con tutto, sarà che metterci le mani sopra par quasi di far peccato, la mela è indispensabile: è il punto di partenza, il sine qua non, della macedonia.

Il pomo è semplice da preparare, nella famiglia dove abito io, le preparano tagliandolo prima in quarti, togliendogli il torsolo con tutti i suoi semini, sbucciandolo e alla fine, sminuzzandolo a pezzettini più o meno piccoli, a secondo dei gusti e delle dentiere che girano per casa. Detto in camera caritatis, non sembra, ma le dentiere che girano per casa hanno la loro importanza nella preparazione dei cibi: tanto per dire, quella volta che è venuto a farci visita il povero signor Antonio, m’hanno riempito di caffè latte fino all’orlo, tanto che il pover’uomo, nel prenderlo, si è bagnato un po’ dappertutto e di questo avrebbero voluto addossare la colpa a me. C’è stato perfino qualcuno che si è permesso di affermare che non servo più a niente e che sarebbe stato il momento di gettarmi nella pattumiera!

Date una mano ai vostri vecchi, invece di prendervela con le scodelle, eh! Cosa pretendete che facciamo da sole, mica abbiamo gambe e braccia come voi umani,noi! Dopo la mela, i miei padroni, passano alle pere, che per quanto riguarda la preparazione sono più o meno la stessa storia, solo che avendo la pasta più umida, si sporcano le mani di più e quindi ne mettono di meno! A me dà fastidio quando mettono quelle qualità che non hanno alcun gusto, cui prodest!

Sono come le prediche dei parroci di Lumini declamate alle vecchiotte del paese: meglio le pere kaiser, quelle con la scorza scura che par fatta di ruggine e meglio se non sono troppo mature, che altrimenti vanno in poltiglia. Le pere, se vengono messe, bisogna che si sentano, come le prediche dei parroci che hanno nervo.

Dopo che si sono pulite le mani, anche se si spera che se le siano lavate anche prima di mettere le mele, i miei padroni passano alle banane che, nella macedonia sono l’alter ego dei fantasmi: ci sono ma non si vedono, soprattutto quando sono troppo mature.

Scomparse le banane, è il momento delle pesche che possono essere a polpa bianca o a polpa gialla; dove abito io, però, che sono contrari ai prodotti che vengono dalla Cina e per questo si lamentano ad ogni piè sospinto, salvo, poi, andare a comprarsi i vestiti al mercatino del rione perché costano meno, preferiscono quelle a pasta bianca, che erano le pesche che si mangiavano un tempo, quando noi eravamo giovani, prima che qualcuno tirasse fuori dal cilindro le nettarine, buone ma care, talmente care che sic Pedo conturbat, Matho deficit!!

Occhio però ragazzi, perché fin’ora siamo andati un po’ in bianco e per me, che sono una terrina di porcellana, non è il massimo: mele, pere, pesche a polpa bianca e banane, più che a una festa par di essere a un corteo funebre! Alleluia! pare proprio che mi abbiano sentito! Si avvicinano arance e mandarini. Oh! Finalmente un goccio di colore mediterraneo, caspita! Quando mettete gli agrumi, però, ricordatevi di togliere i semi, soprattutto alle arance: sono di un antipatico quando capitano sotto i denti… dan più fastidio loro che i sassolini nelle scarpe.

Se al posto dei mandarini si adoperano le clementine, meglio ancora, sono più dolci e hanno meno semi, anche se sono a tutti gli effetti degli OGM, ma in questo caso sembra che tutti le abbiano accettate volentieri e non ci sia nessun tavolo delle trattative aperto con il governo o consultazioni che si profilano all’orizzonte. I miei padroni evitano anche di metterci i kiwi, fatelo anche voi, per carità! Non ne voglio nemmeno sentir parlare, li detesto.

Adesso che la macedonia sta prendendo un po’ di colore, anche i miei padroni stanno prendendo un po’ di coraggio, allora avanti col resto!

Vai con la cascata di fragole, tagliate rigorosamente in quarti, forza con le ciliegie debitamente snocciolate per evitare la scocciatura di rimborsare il dentista a qualche invitato, giù con l’anguria, avanti col melone, le more, i lamponiad libitum!

I miei padroni, che sono dei signori, more e lamponi le mettono interi, così come stanno, il melone e l’anguria, invece no, quelli li tagliano a pezzettini. Quando gli sembra che ci siano troppi colori, aggiungono mele e via andare, come se io potessi portare tutta questa roba senza che mi rompa! Ma tant’è, ubi maior minor cessat.

Sembra impossibile, ma anche fra gli arnesi di cucina c’è sempre qualcuno che cerca di nascondersi e scansare le fatiche, salvo riemergere dall’oblio nei giorni di festa e far bella mostra di sé, quando durante l’anno non ha fatto proprio un caz…, scusate, niente. Ma anche voi, per carità, evitate i kiwi! Mica lo conoscevano, il kiwi, gli antichi romani! Metteteci l’uva, se volete, le susine, i mirtilli, l’ananas, ma non i kiwi, no, i kiwi no! Se non sono ancora maturi legano che sembrano cachi (ce li mettereste voi, dei cachi in una macedonia?) se son troppo maturi vanno in poltiglia e danno all’insieme il sapore sgradito del cibo deteriorato… sono troppo delicati!

Non è facile la vita di una scodella di tutti i giorni, sempre a rischio di rottura, sempre pronti a criticarla, sbattuta sullo scolino fra un piatto e l’altro e continuativamente con l’idea che se i tuoi padroni si stancano ti va bene se finisci in cantina, che potresti anche finire per far la ciotola dei gatti. Adesso che sono vecchiotta e anche un po’ sbeccata, qualche problemino di questa natura comincio a sentirlo anch’io e non vorrei che prima o dopo, fosse l’ultima volta che mi mettono in tavola. Mi dispiacerebbe, caspita, perché sento di avere da dire ancora un sacco di cose, per esempio, sempre con riguardo alla macedonia, i miei padroni, con lo zucchero, usano metterci anche un goccio di limone, così la frutta resta sempre bianca e pare sempre fresca.

Qualche volta, invece del limone, mettono un goccio di vino dolce, perfino quando la macedonia la mangeranno anche dei bambini che tanto, più ubriachi di quando stanno due ore davanti al computer non possono diventare; in questi casi, applicano volentieri il principio per il quale melius abundare quam deficere.

Un altro particolare che mi sentirei di suggerirvi grazie alla mia lunga esperienza, riguarda anche i cucchiai con i quali dovrete accettare che i vostri padroni mescolino la macedonia. I cucchiai sono importanti, non sono una scelta secondaria; per esempio evitate che i vostri padroni usino i cucchiai di osso, a parte che son tristi forte, la macedonia non è un’insalata e poi io non sono mica una porcellana di lusso, di quelle che si nascondono in vetrina, se potete, fate che evitino anche i cucchiai di acciaio che siccome son tanto pesanti, il rischio di finire anzitempo la propria carriera aumenta in modo direttamente proporzionale al loro spessore, mutatis mutandis, tanto vale che li adoperino di ghisa, infine, sempre che vi sia concesso, cercate di evitate anche i cucchiai di legno, magari quelli con i quali mescolano nel sugo della pasta, va bene tutto, ma insomma…

Se potete, fate che usino i cucchiai di plastica, che sono della consistenza giusta e che quando mi accarezzano sul fondo mi ricordano la mano del ceramista quando ancora ero una palla di argilla informe.

Quel che più conta, comunque, è di mescolare delicatamente, senza rovinare la frutta e, soprattutto, senza che io debba mettere a repentaglio i miei bordi! Ehh!… Quando mi riempiono di macedonia è un gusto, si prova un piacere indescrivibile, mi sembra di rinascere a vita nuova, anche se si dimenticano di togliere i semi all’uva. In primis (l’avevo già detto, in primis? Sì? Bè, è lo stesso) in primis, perché la macedonia la finiscono in fretta, soprattutto se girano per casa dei ragazzi, e quindi si riduce non poco il rischio di passare a miglior vita, e poi perché una volta che sei stata svuotata finisci subito in lavastoviglie, che per una ciotola sudata di macedonia è il massimo del benessere: la lavastoviglie è per una ciotola quello che per gli umani è il bagno turco o una doccia fresca con ugelli che spruzzano acqua su tutto il corpo. Quando esci sei talmente lustra che sembra che tu non abbia fatto ancora niente, proprio come gli umani.

Uh…, stavo quasi per dimenticare: quando la macedonia è pronta, prima di servirla, provate ad aggiungervi qualche gheriglio di noce, e dei ribes rossi, poi mi verrete a raccontare…

Sempre tenuto conto che de gustibus non est disputandum! Ovvio, no?