Il Barbecue ed altre stravaganti avventure: Il Natale a tavola, tra piatti tradizionali e piatti irripetibili

Presto sarà Natale! L’occasione di un pranzo in famiglia, l’occasione di stare insieme, a cellulari spenti, con i propri familiari; sì, perché il cellulare, oggi, così come a teatro, al cinema o in chiesa, è sempre acceso, anche durante il pranzo di Natale!

Direte: ma cosa c’entra tutto questo con una rubrica di cucina? C’entra, c’entra… vorrei vedere io come la prendereste se proprio quando state per mettere la classica ciliegina sul “nadalin”, vi squillasse il cellulare!

E allora di cosa si dovrebbe occupare una rubrica di cucina “filosofica” di un quasi quotidiano se non di illustrare i piatti di Natale? Ma il redattore, secondo voi, deve fingere di saper cucinare il soufflé di tacchino come lo sanno preparare giusto gli chef che si sono diplomati presso la Italian Culinary Academy di New York e che magari, dico magari, hanno a disposizione stuoli di aiutanti, maree di servi, cucine megagalattiche e via discorrendo?

O deve proporre ricette sofisticate, preparate con spezie così rare che nemmeno Nero Wolfe saprebbe individuare e che neppure il commissario Montalbano, che pure, fra un omicidio e l’altro, trova sempre il modo di gustarsi dei prelibati pranzetti in riva al mare, saprebbe riconoscere?

No, niente di tutto questo, per la nostra rubrica di cucina, Natale è semplicemente l’occasione per ricordare gli “irripetibili”!

Sì, avete letto bene, gli irripetibili, una nuova branca della cucina moderna che fa tendenza, che è trendy, politically corect… quella dei salotti buoni, per intenderci, della cucina emergente… proprio nel senso che gli “irripetibili” emergono sempre dai ricordi.

Ora, dovete sapere che gli irripetibili sono di due tipi.

Quelli che si vorrebbero ripetere ma è impossibile e quelli che a volte si vorrebbero ripetere e altre volte no, ma che a ripeterli non ci si riesce quasi mai perche sono così intrisi di contenuti artistici da essere, appunto, piatti unici! Preparati una volta non se ne parla più!

Del primo gruppo, quelli che sono letteralmente impossibili da riprodurre, fanno parte le pietanze che ci preparavano i nostri cari, quelli che oggi non sono più con noi, ma che noi amiamo ricordare ancora, soprattutto a Natale, quando le nostre famiglie, telefonini permettendo, si ritrovano riunite attorno a un tavolo in un variopinto caleidoscopio di ricordi e speranze.

Alzi la mano chi non ha mai avuto fra i suoi parenti più cari una zia Elvira che sapeva cucinare le “paparele coi figadini”, che “solo a Natale le preparava!” Anche se iniziava una settimana prima impastando la farina con le uova e tirando la sfoglia con la vecchia e cara “mescola” a manovella, fino a farla diventare sottile sottile per poi passarla al setaccio fine. Chi non ricorda le tavolate di “nidi” (detti anche “niai”) di tagliatelle posti ad asciugare in buon ordine in attesa di essere assaporati con l’immancabile “brodo delle feste” e i classici “fegatini” di pollo!?

O chi non ha mai avuto fra i suoi avi un nonno Giovanni che “come preparava l’aringa affumicata lui nessuno l’ha mai saputo!” Era capace di stare ore intere in compagnia del fuoco del caminetto e rosolare lentamente, piano piano, su poche braci, le più belle aringhe che aveva trovato il mattino presto al mercato di Bussolengo.

O le “fogassete con l’erba amara” de “so cognà de me zendro”? o la “pearà” alla maniera della zia Lisetta?

O gli gnocchi, quelli veri, quelli della nonna, quelli preparati con solo patate, uova e farina, quelli impastati con arte e che poi, tagliati a pezzettini e passati sulla “gratarola”, si sposavano in un connubio etereo e indissolubile con il burro fuso e le sue erbe aromatiche…

Ecco allora che a Natale, ricordando Gesù che vive, un po’ si riportano in vita anche i nostri cari e il loro buonumore e la simpatia che sempre mettevano anche nelle cose più umili, come quella, appunto, di preparare piatti semplici e irripetibili. Irripetibili!

Come pure sono irripetibili i ragù che prepariamo noi dopo che le feste sono passate e che l’Epifania se le è portate via! E qui veniamo alla seconda categoria di “irripetibili”: come si preparano? Semplice! Si apre da un lato la dispensa e dall’altro il frigorifero, ci si mette una mano sul cuore e con quella che rimane libera si estraggono random, direbbero i cuochi informatici, a caso, come invece dicono i comuni mortali, i primi ingredienti che capitano sott’occhio.

Per esempio, potrebbe essere la pancetta stufata rigorosamente avanzata dopo l’ultima carbonara, e la salsa di pomodoro, alla quale, dopo il ragù cucinato con la carne, è giusto dare un’altra possibilità!

Dove ho messo la panna da cucina!? Eppure ero sicuro… eccola! una confezione in dispensa non deve mai mancare! Sale e pepe, un goccio d’olio delle colline moreniche e, perché no!? una generosa spolveratina di paprica, che solo i palati più raffinati sanno in quale pertugio della cucina si era andata a nascondere. Et voilà, le jeux sont fait!

Eccovi servito un irripetibile con i fiocchi, anzi no, con gli gnocchi, quelli rimasti dopo i festini dei giorni passati! L’irripetibile più gustoso che mi sia mai capitato di gustare, risale ancora a tanti anni fa: eravamo in viaggio di nozze; un bel giorno, fra sospiri e lamenti che uscivano dalla cucina quando la porta si apriva per l’andirivieni dei servitori, si avvicina al nostro tavolo il cameriere con il più serafico dei sorrisi “Stasera vi vorrei proporre le nostre “Pennette dello chef”… , poi, sottovoce, “Rimanga tra noi, ragazzi, oggi si è guastato il frigorifero e verranno a ripararcelo solo domani…”. Provare per credere! Eh!? Come dite?… Ma dai… Uomini di poca fede!

Allora è per questo che avete voluto che la riunione della redazione del Baco di Sona, stavolta si svolgesse in pizzeria! Quasi dimenticavo: gustare a cellulari spenti…

Marco Bertoncelli
Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.