Il barbecue e altre avventure: così come allora, i cibi del Natale

Natale deve essere così, come lo era allora, Natale, il Santo Natale è più di un sogno, è più di una festa, è più di un regalo, di un augurio, di un generico e un po’ frettoloso “vogliamoci bene”.

Natale richiama i datteri di terre lontane, dolci e caratteristici, ai quali possiamo togliere i noccioli e renderli ancora più morbidi e teneri, così che possono essere dati anche ai bambini.

E i datteri richiamano il mascarpone, il formaggio cremoso di tanti dolci e impasti che ci ricorda il bianco candore della neve che si posa delicatamente sulla nuda terra cosicché il germoglio, riparato dal freddo, possa dare il suo frutto in primavera.

Il giallo dei ginkgo biloba si sta spegnando, l’uva sta maturando in vino e il dolce sapore delle pesche mature ha lasciato il posto alle caldarroste; un nuovo sole sta per nascere.

È il tempo delle noci, il tempo in cui gli scoiattoli vivono di quello che hanno raccolto d’estate, il tempo in cui la natura sembra morta e solo le radici si muovono nascoste.

E noi posiamo delicatamente il nostro gheriglio sulla bianca neve del mascarpone che sta sul dattero…, chiudiamo gli occhi e ne rubiamo uno…

L’acqua della fontana scorreva fresca, usciva direttamente dalla terra e defluiva libera fino a formare un piccolo lago, dove Simon amava giocare con i propri amici. Era un ragazzo robusto, Simon, di bell’aspetto e curioso, tutto ciò che gli succedeva accanto lo interessava e lo coinvolgeva, mai si tirava indietro, anche quando sembravano accadere eventi superiori alle sue forze.

I boschi tutto intorno crescevano rigogliosi e i falegnami avevano mille cosa da fare: tagliare gli alberi, squadrare i tronchi, bruciare i rami secchi e accatastare il legno verde per farlo stagionare.

La tessitrice, dal canto suo, tesseva la sua tela ed era contenta del lavoro che stava facendo: quel lino che le aveva portato suo marito tornando da Roma, era di ottima qualità, lo avrebbe tessuto fino a farne un lenzuolo. Tutto lo avrebbe adoperato; poi avrebbe potuto tingerlo e farlo diventare un vestito o una tenda, o un parasole…

Di una cosa era certa: appena finito lo avrebbe riposto in attesa di decidere come adoperarlo. Era un lino troppo prezioso, quello, per decidere come usarlo così! su due piedi, magari un giorno, avrebbe anche potuto cederlo al miglior offerente.

La tessitrice era troppo intenta al suo lino per accorgersi di Simon che intanto cresceva robusto e, curioso, cominciava a viaggiare. E poi il fabbro!

Da quei sassi, con l’aiuto del fuoco e del crogiuolo, avrebbe ricavato delle armi potentissime: delle spade, dei fioretti, delle lance. Forse anche dei chiodi. L’arte di trasformare il ferro l’aveva appresa direttamente da suo padre e ora ci dava dentro con quel martello che aveva ereditato dal nonno. Nella zona nessuno sapeva produrre armi e chiodi appuntiti così come Claudio.

Era ignaro, Claudio, del destino che sarebbe toccato a Simon e non sapeva della tela che si stava tessendo poco distante dalla sua bottega. In fondo erano tutti troppo occupati per accorgersi gli uni degli altri.

Anche i giardinieri erano presi dalle loro incombenze. I più bravi lavoravano nelle ville dei ricchi o presso i palazzi municipali, solo che era tempo di crisi e non giravano tanti soldi, e allora, soprattutto nei luoghi meno affollati, i giardinieri si limitavano ai lavori più importanti, quelli che non era possibile tralasciare. Qualche pianta di rovo sarebbe stata tagliata più avanti, magari prima della nuova stagione, prima che i suoi tralci potessero invadere le aree più curate.

E anche l’oste tutto preso dal suo lavoro, era contento del vino nuovo che stava maturando, solamente, si era dimenticato un otre in un angolo buio della cantina, sarebbe sicuramente diventato aceto ma chissà, un giorno, forse, sarebbe riuscito a vendere anche quello!

Poco distante, fintanto che tutti erano intenti alle loro cose, nacque un bambino e, come tutti i bambini del mondo, pianse per il suo e il nostro futuro.

Poco oltre, alcuni soldati giocavano con i dadi…

Torniamo in noi, è giunto il momento di servire la frutta… Buon Natale, Buon Natale a tutti!

Marco Bertoncelli

About Marco Bertoncelli

Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.

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