Il ballottaggio a Verona e le prospettive del voto a Sona nel 2018: tante le letture possibili

Dalla recente tornata di elezioni amministrative per la scelta del Sindaco di Verona si possono trarre due tipologie di conclusioni generali, una di carattere politico e una di senso civico.

Iniziamo da quella politica. Il centrodestra unito è in vantaggio e il Movimento 5 Stelle ha fatto flop. Questi risultati descrivono un trend a livello nazionale, già percepito dopo il referendum del 4 dicembre scorso: da una parte il PD (o il centrosinistra in generale) propone ricette economico-giuridiche non rappresentanti una priorità per l’elettorato (si vedano, ad esempio, gli 80 euro e alcuni aspetti del Jobs act), dall’altra il Movimento 5 Stelle non è riuscito a incanalare il “voto di protesta” di cui si è fatto bandiera in proposte concrete e realizzabili (si veda il sindaco Raggi a Roma, o si approfondisca l’insostenibilità economica del reddito di cittadinanza).

Tutti i risultati, tuttavia, debbono essere letti considerando due variabili: in primo luogo occorre tener conto che rispetto alle politiche nazionali il sistema elettorale muta nelle amministrative: la logica, in particolare, del ballottaggio condiziona l’elettore nella scelta della sua preferenza.

Inoltre, nelle elezioni comunali riveste maggiore importanza la persona, il Sindaco, rispetto al programma del partito nazionale: che un Sindaco sia di FI, PD, Lega o M5S poco importa, è la figura personale che conta. Ciò è sostenuto ulteriormente dall’importanza delle “liste civiche”, ben distaccate dagli orientamenti nazionali.

Verona si configura come un caso politico a sé stante: la sfida tra un centrodestra unito (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) e la lista civica tosiana Fare! conferma le due variabili prima elencate. Sì, perché il derby tra Sboarina e Bisinella segna un punto di cesura rispetto al passato: la crisi dei partiti tradizionali e il trionfo delle liste civiche.

Eccetto il PD che cresce (di poco) e il M5S che rimane sostanzialmente invariato rispetto alle amministrative del 2012, il ruolo delle liste civiche si è dimostrato determinante: la Lista Tosi si conferma il primo schieramento veronese.

La fetta maggiore dei voti accumulati da Sboarina deriva dalla sua lista civica, Battiti.

Bertucco, fatto fuori dal PD (lui aveva votato No al referendum del 4 dicembre), ha preferito correre da solo con una sua lista civica; i voti che si è accaparrato ovviamente pesano come un macigno sullo schieramento del centrosinistra capitanato dalla Salemi, dato che si sono rivelati decisivi per il ballottaggio.

Il PD si trova ora in una posizione scomodissima: pur di non votare al ballottaggio un candidato sostenuto da una destra in cui minimamente si riconosce, turandosi il naso, di fatto assicura il sostegno alla Bisinella con la formula “Sì alle urne ma no alla Lega”.

Il ballottaggio del 25 giugno sarà, infine, un referendum su Tosi e sulla sua continuità di governo.

Dulcis in fundo, la conclusione di carattere civico, che, in realtà, ha un gusto assolutamente amaro. Tutte le congetture fatte finora riguardano solamente le preferenze di circa il 60% dell’elettorato. Quattro elettori su dieci hanno optato per la non scelta, e questi possono tanto ribaltare quanto confermare gli scenari fino ad ora dipinti a livello sia nazionale sia locale. Inoltre, a rendere ancora più fumoso l’esito delle elezioni nazionali sarà la legge elettorale, a seconda dello stampo maggioritario o proporzionale che assumerà.

Alla luce di queste considerazioni, ora parliamo di Sona.

Nel nostro Comune le elezioni amministrative avverranno l’anno prossimo, ma le elezioni veronesi ci permettono di fare diverse considerazioni: innanzitutto, le liste civiche avranno un ruolo fondamentale e potranno (di nuovo) mettere in crisi i partiti tradizionali: ecco perché non ci dovrà sorprendere un ballottaggio che non sia centrodestra vs centrosinistra.

L’attuale Sindaco Gianluigi Mazzi, appunto, ha tutte le carte in regola per poter aspirare ad una continuità di governo, anche senza candidare fidanzate o mogli.

Dato l’indiscusso successo di Tosi, il Consigliere Maurizio Moletta potrà riproporre a Sona la lista civica dell’ex sindaco veronese; è improbabile che corra da solo, si appoggerà per forza ad altre liste civiche. Dato il buon feeling con la maggioranza, non escludiamo che la lista rappresentata da Moletta possa rientrare in futuro nella (nuova) coalizione dell’attuale sindaco Mazzi.

Il PD non potrà mai aspirare al ballottaggio da solo: avrà bisogno di un candidato in grado di abbracciare la componente più “civica” dell’elettorato.

Quattro anni fa il centrodestra non si era presentato alle elezioni compatto, dato che Vittorio Caliari (ex PdL) e Gualtiero Mazzi (Lega Nord) correvano alla carica di sindaco separatamente e con proprie liste civiche. Se il centrodestra si presenterà unito, il suo successo dipenderà dalla personalità e dal carisma del candidato. La partita per conquistare il bacino elettorale più ampio si giocherà a Lugagnano.

Il M5S ha davanti una strada in salita e da percorrere di corsa: la credibilità dei pentastellati in consiglio comunale a Sona è andata perdendosi, dato che si sono succeduti fino ad ora quattro Consiglieri e la loro partecipazione alle sedute del Consiglio Comunale nello scorso anno 2016 è stata la più scarsa. È vero che il movimento compie importanti attività con la cittadinanza fuori dalle mura del municipio, ma è opportuno ragionare anche sulla stabilità politica e sulla loro capacità di sostenere un dialogo con le altre realtà partitiche.

Come è stato per Verona, così potrà succedere a Sona: “Verona pulita” e “Il popolo della famiglia” sono esempi di liste civiche che, correndo da sole, possono aspirare solo a superare la soglia di sbarramento del 3%, senza, tuttavia, ambire al ballottaggio.