Il Baco nella Mela: Torniamo in cantina… ma per andare a teatro

Quando si va in vacanza a New York non ci si può perdere una serata in uno dei teatri di Broadway a vedere un musical, magari una riedizione dei più famosi Cats, Hair o West Side Story, sempre se si trovano dei biglietti a prezzi accessibili perché in genere hanno costi proibitivi.

Chi non è stato a visitare la città conosce invece i luoghi di Broadway per i film girati proprio nel quartiere newyorkese dei teatri: Chorus Line, West Side Story, Cabaret e molti altri. La zona è nella parte centrale di Manhattan, a lato della Broadway, una delle vie principali che attraversa trasversalmente da sud a nord tutta Manhattan.

Quanti di voi, però, sanno che a New York c’è anche un teatro Off-Broadway e un Off-Off Broadway? Oggi vi parlerò proprio di questo.

In passato, fino a metà degli anni Quaranta del Novecento, nella metropoli esisteva un solo circuito teatrale, quello di Broadway, che comprendeva tutto, prosa, musical, sperimentazione. Poi, poco alla volta, i teatri di quella zona incominciarono a favorire i gusti del pubblico per avere incassi più alti. E così il teatro sperimentale si spostò nell’area più a sud, nel Lower West Side, o Greenwich Village – dove gli affitti erano più convenienti rispetto alla più ricca zona di Broadway – dando vita a un nuovo tipo di teatro, alternativo al primo, chiamato Off-Broadway.

Col tempo però anche i teatri di questo circuito incominciarono a favorire la prosa più accessibile al grande pubblico facendolo diventare poco alla volta una copia di Broadway, con la sola differenza che ai musical erano preferiti gli spettacoli di prosa.

Arriviamo così alla fine degli anni Cinquanta, periodo in cui cominciò a fiorire l’Avanguardia teatrale, che ha avuto poi il suo periodo di massima espansione negli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta, insieme alla musica (il jazz in particolare), ai recital di poesia (con i poeti della Beat Generation immigrati da San Francisco), alla Pop Art (Andy Warhol apriva in quegli anni la Factory, il suo studio, proprio a New York).

Il tutto nel contesto delle proteste per la liberazione dei gay, per i diritti dei neri (Black Panters in primis, con il loro teatro di protesta), per i diritti delle donne e contro la guerra in Vietnam. Immaginatevi dunque il fermento in cui viveva New York in quegli anni.

Proprio alla fine degli anni Cinquanta artisti, attori e musicisti si spostarono verso il Lower East Side (chiamato in seguito East Village), un quartiere a sud di Manhattan, sull’altro lato della Broadway rispetto il Greenwich, al tempo abitato dai migranti provenienti dall’est Europa, dalla Russia e dall’Italia. Una zona più povera, dove gli affitti erano accessibili e gli artisti potevano aprire i loro studi.

Con questa ‘migrazione’ incominciò a fiorire anche il fenomeno dei Caffè: piccoli locali, spesso collocati nei seminterrati, aprivano al pubblico con l’offerta di brevi spettacoli di musica jazz, letture di poesia, stand up comedy, e teatro. In genere non si pagava l’ingresso ma si chiedeva la consumazione minima di un dollaro per un caffè o qualcosa da mangiare: non erano serviti alcolici perché le licenze erano molto costose.

E così nacque il movimento Off-Off Broadway, ospitato nei piccoli caffè, o in luoghi alternativi come le chiese (attive nell’offrire le loro funzioni religiose e non sconsacrate), per dare la possibilità a giovani drammaturghi e attori sconosciuti di mettere in scena le loro opere.

Per i primi anni si trattava di ‘atti unici’, ovvero drammi molto brevi che permettevano una rappresentazione di una quindicina di minuti e con due o tre attori in scena. Lo spazio era infatti ridottissimo, quasi sempre in mezzo ai tavolini ai quali sedeva il pubblico. Erano dunque spettacoli che davano la possibilità di più repliche in una serata in modo da avere qualche guadagno in più. Il pubblico era infatti abituato a spostarsi da un locale all’altro per assistere a diversi eventi nel corso della stessa sera.

Non era un teatro che mirava alle entrate ma alla libertà creativa e alla sperimentazione, gli artisti non erano pagati e nella maggior parte dei casi erano i proprietari dei locali a sostenere le spese producendo gli spettacoli, come Joe Cino, del Caffe Cino (il primo importante teatro), Ellen Stewart del Café La MaMa, l’unico oggi ancora operativo all’interno dell’edificio che vedete nella fotografia (www.lamama.org).

Ma c’erano anche la St. Mark’s Church e la Judson Church, con i readings di poesia e gli spettacoli di danza. Nuovi luoghi che diedero spazio alla sperimentazione che ha poi condotto, insieme alle Avanguardie teatrali Americana ed Europea, al nostro teatro di oggi, soprattutto a quello sperimentale. Parliamo dunque di un momento molto importante per la storia del teatro occidentale.

Se passate da New York, fate uno strappo ai classici giri turistici, non andate solo a Broadway ma fatevi una passeggiata nell’East Village e nel West Village, e se riuscite intrufolatevi in un locale per una serata: ci troverete di tutto, dalla musica al teatro, alla danza e ci arrivano molte linee della metro. Anche se la proposta non è più sperimentale come un tempo ne varrà comunque la pena e vivrete un po’ della vera New York.

Questi che vi consiglio sono peraltro due dei quartieri più storici della città, le streets non sono trafficate, in primavera è una zona molto verde con bellissimi alberi fioriti e ci trovate inoltre molti ristoranti e piccoli bar spesso brulicanti di studenti universitari.

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Veronese, residente a Lugagnano dal 1975 fino a qualche anno fa, sono dottore di ricerca in Studi Teatrali e Cinematografici, ora in trasferta a New York City come Marie Curie Fellow per un progetto europeo dedicato al teatro di ricerca americano. Mi ritengo un vero ‘topo da biblioteca’, ma amo anche viaggiare e conoscere la cultura dei luoghi che visito mescolandomi tra la gente. Le mie passioni? Tutte le arti, la cucina e (si può dire?) i gatti.