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Un grandissimo pallavolista, con una carriera ad altissimo livello nella nazionale e più che ventennale nei club del massimo campionato di volley, passato quest’anno alla Marmi Lanza squadra di Verona che milita in A1. Nato a Padova il 25 maggio del 1973 alto 197 cm, è sposato con Elisa ed ha tre figli: Filippo, Alessandra e Leonardo. Si può dire che ha vinto tutto nel club e nella nazionale, una vera e propria leggenda vivente per chiunque si accosti al mondo della pallavolo. Un palmares da campione.

Pensate l’esordio a 16 anni e già a 20 anni regista titolare in A1, nei club ha vinto tutto e di tutto: uno scudetto, due coppe italia, una supercoppa, una champions league, due coppe CEV. Nel 1994 ha esordito in nazionale e ha raggiunto importanti risultati: un argento e un bronzo alle olimpiadi, un oro nei mondiali, tre ori europei e 4 World League. Annunciò il ritiro dalla Nazionale al termine dell’esperienza alle Olimpiadi di Pechino 2008.

Partiamo dalla tua scelta di venire ad alzare per VeronaE’ stata una scelta e non una costrizione, questa la cosa più importante perché ho ricevuto offerte anche dall’estero. Mi sono trovato in un momento della carriera dove ho scelto una squadra adatta a me e con la possibilità di lavorare con più tranquillità durante la settimana, quindi senza impegni nelle coppe europee molto stressanti dal punto di vista psicofisico. A parte il fatto che è una città vicino a Padova dove abito. Posso dirti che stai andando alla grande, soprattutto nelle ultime di Roma hai giocato ad altissimi livelli con Piacenza tua ex e Castellana Grotte.

La Marmi Lanza, raggiunta la salvezza, può guardare più in alto verso i play off… Il campionato quest’anno è molto strano al di là delle prime tre squadre, Trento, Cuneo e Macerata, per le altre è racchiuso in 6-7 punti dove ci sono otto squadre. Ogni domenica può stravolgere la classifica di moltissimo. Noi siamo molto soddisfatti non tanto per la classifica, ma per la qualità del gioco che credo si possa e si debba migliorare ancora.

A novembre con una lettera pubblicata sulla Gazzetta dello Sport hai informato tutto l’ambiente della tua situazione personale molto delicata. Hai conosciuto crisi di panico durante gli allenamenti, nate dopo alcune alzate sbagliate che ti hanno tolto fiducia. Mi spieghi cos’è successo e come hai superato il problema? Ho subito attacchi di panico legati alla pallavolo. Questo tipo di problema non si supera, è una situazione con cui convivi e impari ad affrontarla nel momento in cui dovesse ricapitare. E’ difficile spiegare quel che è successo. Quel che posso dire è che, inspiegabilmente, non potevo più entrare in un campo di pallavolo e fare quel che per vent’anni è stata per me la cosa più normale del mondo. Questo mi è sembrato inizialmente impossibile e insuperabile. Le strade erano due: mollare tutto o affrontare il problema. Ho scelto la seconda strada sicuramente la più difficile che però mi ha dato la possibilità di ritornare a essere in campo come prima.

Ti è mai venuto il dubbio che i tormenti mettessero fine a una lunghissima carriera costellata di successi? Per non macchiare la carriera di un’onta che poteva essere la vergogna, in quel momento avrei potuto smettere visto che non sono un ragazzino. Ma affrontando il problema sono convito d’aver fatto la scelta giusta. L’atleta ha ripreso a giocare, mentre l’uomo ha compiuto il passo più difficile verso la riconquista di se stesso rendendo pubblico quanto gli stava accadendo.

Perché affrontare il problema con questo approccio, informando tutto l’ambiente? Sono molto orgoglioso di aver affrontato apertamente questa situazione e non mi vergogno di quel che mi è successo, anzi sono contento di averla resa pubblica perché mi ha dato la soddisfazione di aver aiutato molte persone a capire che non erano sole e le uniche. E’ una situazione che vivono in moltissimi, ha delle caratteristiche comuni a tutti indipendentemente da come sfocia. Anche a persone apparentemente realizzate nel lavoro e nella vita capitano situazioni del genere.

Cosa consiglieresti ad una persona, e non solo ad uno sportivo, che si trovasse nelle difficoltà in cui ti sei trovato tu? Chiedere aiuto, il fatto di chiudersi in se stessi e nascondersi non fa altro che peggiorare la situazione. Decidendo di affrontare il problema ho fatto la cosa giusta e che tutte le persone in difficoltà devono assolutamente fare, non da sole ma chiedendo aiuto come ho fatto io, anche se è la strada più difficile.

Che risposte hai avuto dai tifosi, dai tuoi compagni e dal mondo della pallavolo? E’ stata una situazione molto difficile da comprendere per i compagni che l’hanno vissuta fin dall’inizio. I tifosi l’hanno saputo successivamente tramite i giornali. Tutti mi sono stati molto vicini, anche se è difficile da capire se non l’hai vissuta o se non è successo a qualcuno vicino a te. Devo dire che la città, la squadra e il pubblico mi sono stati molto molto vicini.

Il calcio per un ragazzo è più alletante, soldi facili anche a basse categorie e meno sacrifici. Perché un ragazzo dovrebbe scegliere la pallavolo? Penso che sia già una scelta sbagliata partire con l’idea di fare uno sport per guadagnare soldi. Le persone che arrivano ai massimi livelli nello sport sono una percentuale bassa, è connubio di talento, fortuna e casualità oltre che affrontare caparbiamente i sacrifici quotidiani. Che sia il calcio, la pallavolo o un altro sport l’importante per un ragazzo è fare attività fisica. Io ho scelto la pallavolo per motivi fisici, sono molto alto.

Marco Meoni campione di vita e nello sport, ha fatto un grandissimo gesto dal quale dovremmo prendere esempio. Non fa parte di quelli che non affrontano il problema per paura o di quelli che si permettono di giudicare gli altri. Sono anni che si fa fatica a usare nel calcio la parola campione, visto che tanti calciatori sul campo e nella vita intrattengono comportamenti i cui i valori morali ed etici sono l’ultima delle preoccupazioni.

Meoni penso che abbia voluto confessare il suo problema nella speranza di potere aiutare chi non trova la forza per farlo. Purtroppo il Meo fa parte della pallavolo, uno sport minore e seguito di certo meno del calcio, pensiamo l’eco mediatico se un giocatore di calcio di serie A, come Del Piero o Totti, avesse reso questa confessione. Se il suo gesto sia servito o servirà ad aiutare anche solo una persona, la sua fatica non sarà sprecata.