Ascolta questo articolo

Amici lettori, ci siamo. Le canzoni inedite del Festival di Sanremo sono state eseguite tutte, e quindi da oggi parte il toto vincitore ma soprattutto parte quella meravigliosa fase in cui una benefica valanga di musica italiana viene offerta alla vasta platea degli ascoltatori che potranno così amarla od odiarla, cantare o ignorare, farla propria o dimenticarla.

E’ il destino della musica pop, che si chiama cosi (vale la pena ricordarlo) perché il suo Dna è cercare di rendere popolari dello opere artistiche.

La serata di ieri ha, a mio modo di vedere, espresso nel suo complesso un valore delle canzoni decisamente superiore a quanto complessivamente ascoltato nella prima.

Fatta questa premessa, ieri sera al Festival è successo quello che capita, oramai raramente, solo alle grandi canzoni. I manager di oggi per non parlare di gioia ed emozioni – sapete esprimere quello che abbiamo dentro nella civiltà dell’immagine non è più di moda – lo definirebbero “l’effetto wow”, e cioè quel momento magico che ti fa capire che sei di fronte a qualcosa di positivamente devastante.

Ciò accade alle 23.54 ora italiana quando sul palco arriva Ermal Meta, semi sconosciuto fino a qualche anno fa quando partecipò nelle nuove proposte, era il 2015, anno in cui (scusate ma ne sono orgoglioso) pronosticai un suo futuro di grande successo incontrando sempre lo sguardo del tipo “ma chi cacchio è?” quando lo dicevo a qualcuno.

Dunque, Ermal Meta arriva e attacca la sua “Ho un milione di cose da dirti” e con una semplice ma testualmente articolata canzone d’amore piazza il colpo da knock out che stende piacevolmente l’ascoltatore portandolo nel mondo dell’emozione assoluta, della poesia del disincanto.

Al termine della serata le giurie gli danno ragione, primo nella classifica della serata e primo nella classifica assoluta. Evidentemente l’effetto wow ha colpito il “popolo”.

Vale la pena di ricordare che le classifiche provvisorie sono state formulate da un solo tipo di giuria, la demoscopica, quella di cui vi ho parlato nel pezzo pubblicato ieri mattina e che ieri sera è apparsa improvvisamente rinsavita, e non solo per il primo posto.

Pertanto percentualmente tutti i risultati sono assolutamente rivoluzionabili nella loro totalità, visto che il resto dei pesi viene dato dalla giuria della sala stampa, quella dove è chiamato a votare anche chi vi scrive, la giuria composta dall’orchestra del Festival e, naturalmente, il televoto.

Io voterò già oggi per il premio della critica della sala stampa radio tv, il premio “Lucio Dalla” (auguri a lui che oggi avrebbe compiuto gli anni, oscurando come ogni anno il fatto che oggi li compie anche Umberto Tozzi che sarà al Festival come ospite sabato sera). I Negramaro apriranno il Festival stasera proprio omaggiando il grande Lucio.

Inutile che ve lo dica, voterò per la canzone “Ho un milione di cose da dirti”, ma datosi che dovrò votare anche per il premio della critica per i giovani vi svelo che sceglierò la canzone “Polvere da sparo” di Gaudiano di cui vi ho parlato ieri.

E’ giusto mantenere soprattutto il proprio gusto nell’esprimere i giudizi, ma la cosa importante, ne abbiamo già parlato in altri articoli de “La Musica che gira intorno” è a-s-c-o-l-t-a-r-e bene le canzoni prima di giudicarle, soprattutto quando si attribuiscono nelle “pagelle giornalistiche” delle pesanti insufficienze.

Ripeto, è giusto mantenere propri gusti e la libertà di espressione, ma ci sono certi canoni non scritti che vanno mantenuti. Vi ho già parlato del ristretto gruppo di miei colleghi della “nobile casta” della carta stampata, eletti pre-ascoltatori, che hanno dato tra 8 e 9 in modo sorprendentemente unanime al duo Colapesce-Di Martino. Ma visto che come sempre si aprirà il dibattito sulla composizione delle giurie, vi devo dire che le cose che mi lasciano più perplesso le vedo spesso tra i miei colleghi della carta stampata.

Oggi una delle più note testate nazionali, quella che i Pooh definirono, proprio nella canzone “Uomini soli” che vinse Sanremo nel 1990, “Il Giornale della Sera” da pagella 5 a Ermal Meta scrivendo che “la canzone passa inosservata”, definendola “liscia come l’olio”, attribuendo invece il voto 6,5 alla esibizione di Bugo e affibbiando un 4 a Orietta Berti. Giudicate voi, mi rimetto alla “fredda cronaca”.

Tornando alle canzoni, ora che stanno prendendo forma, voglio dirvi che, sempre nel concetto popolare dei pezzi di Sanremo, la palma della cantabilità sotto la doccia o camminando per strada va al pezzo “Combat Pop” del gruppo di Lodo Guenzi, Lo Stato sociale, che con un allegrissimo e trascinante ska canta “Ma… ma che senso ha, volere sempre troppo, pagare tutto il doppio!” che è impossibile da non tatuare sulla testa mentre il piedino si muove e la comprensibilità del testo fa anche capire che i ragazzi ci sanno fare. La “vecchia che balla” è archiviata: bella riconferma del gruppo che potrebbe anche piazzarsi molto alto.

Archiviate le stonature innegabili del simpatico Bugo e del povero Random (perchè ha abbandonato il rap?), vanno invece sottolineate le ottime prove tecniche di Fulminacci, un cantautore alla De Gregori un po’ démodé ma con una scrittura raffinatissima, e tale (lo so, lo conoscete davvero in pochi) Willy Peyote che con “Mai dire mai” sfiora un pop d’autore che strizza gli occhi a un certo Pino D’Angio (ricordate “Quale idea”?) e incarna fortemente Daniele Silvestri.

Attenzione: Willy Peyote canterà stasera in duetto “Giudizi Universali” con Samuele Bersani: secondo me domani il premio della critica lo vincerà lui. Oramai per i colleghi della “carta stampata” il duo Colapesce–Di Martino è comunicativamente bruciato.

Willy Peyote è bravo e incarna perfettamente lo sconosciuto che non ha un impatto popolare immediato e che le penne “antipop” posso coccolarsi facendo la figura di “quelli che ne capiscono”.

Chiudo ricordando che stasera ci sarà la serata duetti. Sentiremo pertanto grandi successi della musica italiana come “Gianna”, “Il Mio canto libero”, “Caruso”, “Una ragione di più”, “Insieme a te non ci sto più”, giusto per citarne alcuni.

E vedremo Daniele Silvestri, Donatella Rettore, Samuele Bersani, Manuel Agnelli, I Neri per Caso, i Pinguini Tattici Nucleari (solo per citarne alcuni).

Insomma, l’ideale per risollevare gli ascolti ancora calanti del Festival con, speriamo, più musica e meno inutilità. Occhio in particolare anche ai duetti de Lo Stato Sociale, che avranno sul palco Sergio Rubini con una delegazione di lavoratori dello spettacolo da un anno senza lavoro, e lo stesso Ermal Meta, che dovrà cimentarsi nella super impegnativa Caruso con una orchestra di mandolini napoletani.

Da queste esibizioni potrebbe anche dipendere il risultato della gara finale. Stasera sarà molto divertente, non perdetelo!

Seguite in presa diretta la settimana del Festival di Sanremo attraverso il nostro speciale “Il Baco da Festival”.