Ermal meta diventa l’asso pigliatutto del Festival e si porta a casa anche la vittoria nella serata dei duetti dedicata alle cover; una vittoria scaturita anche dalla scelta assolutamente centrata del brano Caruso di Lucio Dalla proprio nel giorno del ricordo del suo compleanno.

Al di là della cronaca, la sensazione chiara è che anche l’orchestra abbia voluto premiare un artista vero per poter ricordarci che nella musica conta soprattutto il talento vero, a dispetto di quella che è una tendenza, cioè quella che l’apertura diversi generi, qualche volta determina il fatto che salgano alla ribalta anche portando artisti destinati ad effimera durata in quanto frutto di una breve moda del momento con flebile fiamma di valore che si spegne in fretta.

Fatta la doverosa quanto necessaria introduzione sull’aspetto squisitamente musicale, spostiamo ora la nostra attenzione facendo una considerazione necessaria riguardo allo spettacolo, che non è un’annotazione ma è una vera propria protesta. Basta, finiamola: non si può terminare una puntata del Festival di Sanremo alle 2 e 5 minuti, dopo che anche le altre sono andate oltre le una.

Smettiamola di prenderci in giro. Ogni anno assisto alle conferenze stampe, ogni anno si promette di ridurre la durata dello spettacolo, e puntualmente ogni anno la promessa viene disattesa. Quando sai che hai 26 canzoni in gara, non puoi farne cantare otto a Fiorello, una in duetto con Amadeus, una con Ibrahimovic e Mihajlovic, senza contattare l’innumerevole numero di siparietti inutili.

Come possono difendersi gli organizzatori? Oggi ho riproposto sul mio spazio Facebook il video di Ermal Metal perché vista l’ora mi sono subito reso conto che lo avrebbero visto in pochi.

Amadeus ha perso sicuramente il timone di capitano della nave, e non è certo stato aiutato dai suoi mozzi; la montagna dei numerosi problemi tecnici riscontrati durante la serata non si registra neanche in una televisione locale di quartiere. Mi pare evidente che quando, come ieri sera, si introducono troppe cose, si evidenziano i rischi di fare brutte figure.

Beninteso, se Neffa non ne imbrocca una, se Bugo canta peggio di quando mi diletto io sotto la doccia, mentre Ermal Meta, Annalisa e Orietta Berti non sbagliano una nota manco a pagarli, forse forse tutta colpa dei problemi tecnici non è. A proposito, caro amico scrivano del giornale della sera, hai dato quattro alla Berti anche ieri sera? Vade retro Satana!

Stasera ci sarà l’incoronazione del giovane tra i quattro che verrà più votato e finalmente potremo dare spazio, mi auguro, anche alla musica di questi ragazzi: Wrongonyou, Shorty, Folcast e Gaudiano. I quattro finalisti sono tutti molto in gamba. Abbiamo già detto che secondo noi la canzone con un pelo di qualità in più pare essere “Polvere da sparo” eseguita da Gaudiano, ma i pronostici darebbero per favorito il bravissimo Wrongonyou; devo dire che la qualità di tutti e quattro i ragazzi mi fa propendere a dire che chiunque vinca lo avrà meritato.

Chiudo con due note finali. La prima: avete notato che si è concretizzata la mia ipotesi di ieri? Grazie a Samuele Bersani ora  Willie Peyote è addirittura salito al terzo posto in classifica. E’ provvisoria, non arriverà così in alto.

La seconda. Ermal Meta che dopo l’esibizione bacia il palco di Sanremo: sarà decisamente questa l’immagine simbolo di questo Festival. Le persone speciali sanno essere numeri uno in tutto.

A domani!

Seguite in presa diretta la settimana del Festival di Sanremo attraverso il nostro speciale “Il Baco da Festival”.

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Massimo Bolzonella nasce a Verona il 13 maggio 1965 intorno alle ore 22. Giornalista pubblicista dal 1991, ha prestato la sua voce alla radiofonia veronese per quasi 40 anni. Scrive e vive di musica Italiana, ha curato la comunicazione web di Umberto Tozzi per 12 anni. Sposato, ha due figli, due gatti e un cane. La frase della sua vita è "Sai dove vado adesso? A farmi il mondo", pronunciata da John Travolta nel film "Stayin'alive" dopo il trionfo da primo ballerino a Broadway.