Il 4 novembre, troppo frettolosamente tolto dal calendario in questa Europa che ha ritrovato la guerra

4 Novembre 1918: Una data troppo frettolosamente tolta dal calendario delle ricorrenze ufficiali. Oggi questo anniversario scade mentre una guerra è in atto in Europa da duecento giorni, con 70mila militari russi caduti e presumibilmente altrettanti di parte Ucraina, oltre a 6mila morti fra i civili.

Alcuni anni orsono, in un articolo su questo sito, per questa stessa ricorrenza, scrivevamo: “La parola fine alle guerre è stata ora finalmente scritta? Per l’Europa forse sì, ma nel mondo le guerre in atto sono decine ed i morti migliaia ogni anno”. La Prima Guerra Mondiale iniziò nel luglio del 1914 e l’Italia entrò in guerra nel maggio del 1915. Il 31 luglio di quello stesso anno arrivò nel Comune di Sona la prima notizia di un Caduto.

Era Emilio Zoccatelli di Lugagnano, che a 26 anni morì sul Monte San Michele del Carso, fante del 40° Reggimento.  A partire da quella prima tragica notizia non passò settimana nella quale non ne giungessero dai fronti di guerra altre ugualmente funeste, Caduti, dispersi, prigionieri, feriti, invalidi. Lo stillicidio di quella conta luttuosa terminò solamente nel 1922 con il caduto numero di 104, a ben quattro anni dalla fine del conflitto, quando morì per le conseguenze di anni di trincea Luigi Agnoli di Palazzolo. Tornarono dal fronte anche undici invalidi.

Queste ricorrenze non dovrebbero mai essere ignorate, perché oltre al doveroso ricordo di quanti morirono per tenere fede al giuramento di fedeltà alla Patria, consentono di rammentare le sofferenze strazianti di chi restò a piangere queste morti cruente, facendoci riflettere.

A Sona chi cadde sui fronti di guerra lasciò 26 vedove, oltre a 47 orfani, e 11 furono le madri vedove che persero un figlio.

Morirono anche tre coppie di fratelli, Giuseppe e Luigi Marchi di San Giorgio, Angelo e Celestino Fraccarolli di Palazzolo, Angelo e Giovanni Scala del Capoluogo. Questi ultimi lasciarono una madre vedova, Rosa Girelli, senza altri figli.

Riflettere su questi eventi del passato, soprattutto oggi in questa Europa che sente ancora tuonare i cannoni, ci dovrebbe rafforzare nel convincimento che ai nostri figli e nipoti dovremmo trasmettere incessantemente ed in continuazione sentimenti di vero pacifismo e sostenere l’operato di chi si sta adoperando per porre fine ai conflitti in Ucraina e nelle altre aree del mondo sconvolte dalla guerra.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.