Il 25 (anzi, il 26) aprile 1945 a Sona. Ecco cosa accadde in quei giorni nel nostro Comune

Nel nostro Comune la “Liberazione” non coincise con il 25 aprile 1945, ma con il 26. Ma cosa successe in quelle giornate di fine aprile 1945 nel territorio di Sona?

A pochi giorni dalla proclamazione dell’insurrezione armata da parte del C.L.N. Alta Italia, il 25 aprile 1945 appunto, si intensificò la ritirata delle truppe tedesche occupanti, ancora presenti sul territorio comunale, sotto continui attacchi aerei dell’aviazione alleata. Una colonna di automezzi tedesca in fuga fu mitragliata sulla via centrale di Lugagnano.

I segni per molti anni furono visibili sulla facciata del vecchio asilo  parrocchiale.

Il 26 aprile le prime colonne di automezzi, carri armati e truppe alleate transitò da Lugagnano, provenienti da Caselle e diretti a Bussolengo e quindi al Lago di Garda diretti al nord.

Fu quella data  che colpì l’attenzione del locale C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) formato da Giuseppe Manzini, meccanico, comunista, Giovanni Ledro, agricoltore, democrazia cristiana, Guerrino Cagliari, studente in medicina, liberale e Angelo Ambrosi, agricoltore, socialista.

Reduci della Seconda Guerra Mondiale di Lugagnano. Sopra, San Giorgio nella prima metà del novecento
Reduci della Seconda Guerra Mondiale di Lugagnano. Sopra, San Giorgio nella prima metà del novecento

.

Il 29 aprile il Comitato nominò, in attesa di elezioni democratiche, Sindaco pro-tempore Giuseppe Manzini ed una Giunta/Consiglio di 21 persone. Fra di esse figuravano, oltre al già sopra citato Giovanni Ledro, che sarà il primo Sindaco eletto del dopo- guerra, anche Carlo Scattolini che lo sostituirà dopo alcuni anni alla guida del nostro Comune.

La Giunta, appena nominata, modificò a Lugagnano la toponomastica della via centrale, già via 28 ottobre (marcia su Roma del 1922), in via 26 aprile.

E così Palazzolo dopo una Via 4 novembre, nel ricordo della I Guerra mondiale, otterrà anche Via 25 aprile, mentre Lugagnano si accontenterà, dopo qualche anno, di una via De Gasperi nel ricordo dello statista della rinata Italia democratica.

In quei giorni convulsi si verificarono altri episodi che indicano la volontà dei sonesi di cancellare il ventennio fascista: ad esempio la chiusura delle sedi del Fascio e lo scalpellamento di alcune  insegne del Regime, come quelle sul monumento ai Caduti di Sona Capoluogo.

Non mancarono neppure alcune rappresaglie  verso persone che erano apparse più contigue al Regime.

La vita si avviò poi gradualmente verso la normalità, per quanto i tanti Caduti, i dispersi, i mutilati, le vedove e gli orfani ed una grave crisi economica lo potessero consentire.

Il 25 aprile rappresentò allora un riferimento importante per la vita civica, anche se talvolta negli anni successivi passione politica e faziosità  ne cambiarono ad arte il significato.

I sonesi di quegli anni in modo sobrio, ma inequivocabile, seppero anche farci capire che il ritorno alla democrazia era atteso e benvenuto. Alle prime due elezioni, Referendum Repubblica/Regno e Amministrative si presentò il 91% degli aventi diritto alle prime e l’88% alle seconde (con il voto femminile per la prima volta).

Ai nostri giorni lo sconforto, lo sdegno, l’irrazionalità, il rifiuto della politica ed in genere dell’impegno civico, assieme ad una grave crisi nei rapporti sociali e nell’economia, disegnano orizzonti bui per il nostro Paese.

Ai giovani soprattutto vorremmo ricordare, guardando all’esempio di chi operò con impegno nel periodo post-bellico per la crescita morale ed economica dell’Italia, che in democrazia i cittadini  hanno in mano il proprio destino e quello delle future generazioni.

Rifiutarsi di prenderne atto significa rinunciare ad un diritto–dovere che deriva dalla Costituzione repubblicana che fu scritta, dopo anni di sacrifici e lotte sociali, sulle ceneri del Regime.