I volontari di SCeF, la Canzone del Piave e i segnali di luce su cui costruire una società

I successi delle nostre forze armate del giugno 1918, che in qualche maniera riscattavano la disfatta di Caporetto di un anno prima, dettarono l’ispirazione di Giovanni Gaeta, napoletano trentaquattrenne, che compose in poche ore “La canzone del Piave”.

Il successo fu immediato e, come racconta Caruso in “Caporetto”, contagiò l’intera Nazione. Considerata un inno nazionale bis, lo divenne davvero nel periodo costituzionale transitorio fra il 1944 ed il 1945. A seguito di tanto successo, Alcide De Gasperi, Segretario della Democrazia cristiana, convocò Gaeta a Roma per chiedergli di scrivere l’inno ufficiale del partito. Pare che in cambio gli garantisse di appoggiare “La canzone del Piave” nella selezione per la scelta definitiva dell’inno italiano. Giovanni però, scrive sempre Caruso, rispose che non se la sentiva di scrivere su commissione.

Un piccolo episodio, quasi trascurabile nei grandi eventi della Storia, che racconta però di uomini di tempra che nemmeno di fronte a De Gasperi, nemmeno per la promessa di un facile successo, se la sentono di “scrivere su commissione”. Tempre di uomini (e di donne) che, forse, abbiamo perso. Così almeno ci viene da pensare osservando il vuoto prostrarsi di troppi di fronte alla facile notorietà, al divertimento senza qualità, alla mancanza di impegno che viene assunta quasi a virtù nell’Italia della rincorsa al più furbo.

Ma poi, come una luce su un poggiolo dimenticato, arrivano dei barlumi di speranza che ti fanno ricredere quasi su tutto. Che ti fanno capire che, cercando, di uomini e donne di tempra ne abbiamo ancora tanti. Che non tutti inseguiamo sempre la via più facile, la fuga dall’impegno.

Uno di questi barlumi, che ci piacerebbe che almeno per i nostri lettori si trasformasse da piccolo lume a luce sfolgorante, lo tengono alto e saldo i volontari del progetto SCeF che da un anno circa opera nel nostro Comune.

Giovani uomini e giovani donne che hanno trovato una modalità straordinaria di coinvolgimento di tanti ragazzi disabili del nostro territorio: chiamarli ad essere protagonisti nella preparazione e, quindi, condivisione di cene travolgenti (‘SCeF’ sta per Stasera Ceno Fuori). Ottenendo, nel contempo, due splendidi risultati: far vivere a questi ragazzi serate che sono vita quotidiana per i loro coetanei – una cena con amici e amiche senza genitori – ma che per loro rappresentano un sogno che si realizza e, allo stesso tempo, concedere ai genitori di quei ragazzi ore preziose da dedicare a se stessi, anche questa merce rarissima per chi  si occupa a tempo pieno, con amore infinito, di un figlio disabile.

I giovani uomini e le giovani donne di SCeF non praticano nulla di eroico, sia chiaro, ma fanno qualcosa di straordinario. Perché questo tipo di volontariato non prevede luci della ribalta, che pure anche il volontariato talvolta concede. Ma necessita di grande pazienza ed estrema sensibilità, pretende attenzione e disponibilità non comuni. Chiede a questi giovani uomini e giovani donne, dopo giornate di studio o lavoro, di non cercare il legittimo svago personale ma di trovare energie ulteriori e sempre nuove per mettersi in gioco con ragazzi speciali. E con le loro famiglie. Con una gioia vera, non quella artefatta delle false luci natalizie di questi giorni, che traspare esplosiva anche solo dalle foto che pubblicano sulla pagina Facebook del progetto.

Il paragone con il quale abbiamo aperto questa riflessione non vuole essere irriverente. La Grande Storia è pasta diversa dalle nostre piccole storie personali, ma in fondo la trama profonda di una società la costruisci anche con la somma di tanti piccoli gesti di luce. Che oggi, in questi tempi di buio egoismo, brillano più che mai.

Tanto da farci dire che oggi Giovanni Gaeta, il trentaquattrenne napoletano di un secolo fa, per i giovani uomini e le giovani donne di SCeF un inno forse lo scriverebbe. E senza che qualcuno glielo debba commissionare.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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