Parigi parla italiano. In un Roland Garros impazzito, pieno di colpi di scena, cadute eccellenti e partite leggendarie, tre azzurri approdano agli ottavi di finale regalando emozioni e sorrisi a tutto il movimento tennistico italiano. Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi hanno scritto una pagina da incorniciare sulla terra rossa parigina, dimostrando carattere, talento e una voglia infinita di combattere.
Flavio Cobolli è stato semplicemente dominante. Contro il talentuoso americano Learner Tien non c’è praticamente mai stata partita. Il romano ha imposto il proprio ritmo fin dai primi scambi, dettando legge da fondo campo con autorità e lasciando intravedere una condizione fisica e mentale davvero eccellente. Il netto 6-2 6-2 6-3 racconta perfettamente la superiorità mostrata in campo. La sensazione è che Cobolli stia vivendo uno dei momenti migliori della sua carriera e adesso davanti a lui ci sarà un’altra sfida americana contro Zachary Svajda, sorprendente giustiziere di Francisco Cerúndolo.
Se Cobolli ha convinto, Matteo Berrettini ha fatto battere il cuore agli appassionati. Una battaglia epica, durata oltre cinque ore, contro l’argentino Francisco Comesaña. Un match che sembrava sfuggirgli di mano in più di un’occasione e che invece il romano ha saputo ribaltare grazie a quella forza interiore che lo ha sempre contraddistinto. Alla fine il verdetto è arrivato in un tie-break del quinto set destinato a restare nella memoria: 15-13. Una lotta feroce, nervosa, spettacolare, vinta da un Berrettini che ha riscoperto il gusto della sofferenza e della gloria. Agli ottavi lo aspetta Juan Manuel Cerundolo, lo stesso che ha eliminato Sinner al secondo turno: un incrocio che sa già di fuoco.
E poi c’è Matteo Arnaldi, il guerriero silenzioso. Il ligure continua a crescere e a stupire. Dopo aver eliminato nel turno precedente un nome pesante come Stefanos Tsitsipas, ha firmato un’altra impresa anche nel terzo turno, imponendosi al termine di una nuova durissima battaglia contro il belga Raphaël Collignon. Ancora cinque set, ancora nervi d’acciaio, ancora la lucidità nei momenti più bui. Nel super tie-break decisivo Arnaldi ha trovato energie e coraggio per chiudere 10-4, confermando una maturità sempre più evidente e una fiducia che cresce partita dopo partita. Agli ottavi sfiderà il vincitore del match tra Frances Tiafoe e Jaime Faria.
Questo Roland Garros continua intanto a regalare sorprese. I grandi favoriti sono caduti uno dopo l’altro e il tabellone è diventato un foglio bianco: Parigi non ha più padroni e la finale è un rebus aperto a chiunque.
E in mezzo a questo caos merita un applauso speciale l’indistruttibile Novak Djokovic. A 39 anni il serbo ha dato vita a una battaglia straordinaria contro il giovanissimo João Fonseca, con vent’anni esatti di differenza tra i due. Alla fine ha dovuto arrendersi, ma ancora una volta ha mostrato la sua fame, la sua capacità di soffrire e di spingersi oltre ogni limite fisico e mentale, di restare competitivo quando chiunque altro avrebbe già mollato. Forse stiamo davvero assistendo alla fine di un’era, ma Djokovic non ha più nulla da dimostrare. Eppure continua a provarci, continua a lottare come se fosse ancora il ragazzo che sognava il primo Slam. Conoscendolo potrebbe ripresentarsi a Wimbledon ancora più affamato, anche se questa era probabilmente una delle occasioni più ghiotte degli ultimi anni, soprattutto dopo le uscite premature di alcuni dei grandi favoriti.
Intanto sulla leggendaria Tribuna Vip del Divano si torna finalmente a sorridere. I tre moschettieri azzurri hanno riportato entusiasmo, speranza e qualche urlo liberatorio che si è sentito fino a Parigi. Questo Roland Garros è sempre più folle. E sempre più bello.
E oggi, stranamente, non si è sentita la voce dell’AutoGufo. Niente fanfare di vittoria anticipata, nessuna coppa già assegnata dopo il primo set. Pare fosse disperso sulle rive di un lago a festeggiare successi che non erano ancora arrivati. Una prudenza insolita che, conoscendolo, potrebbe essere il segnale più inquietante di tutto il torneo.
Forza Sinner sempre (ci manchi tanto). Forza Cobolli, Berrettini e Arnaldi.
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