I trasporti sociali del Comune di Sona alla prova del Covid: un servizio che da marzo ha percorso 11mila chilometri

Con l’emergenza Covid-19 il servizio si è ridimensionato nei numeri, ma continua ad essere essenziale per alcune fasce di popolazione bisognose di assistenza”. E’ questo il quadro sintetico che disegnano le persone coinvolte nel servizio dei Trasporti Sociali del Comune di Sona. Il tutto nel complicatissimo scenario che stiamo vivendo. Nemmeno il tempo di partire con la nuova progettualità e di prendersi in carico, da parte del SOS Sona il servizio conferito dal Comune, che ecco esplodere la pandemia Coronavirus. Un vero cataclisma che ha sconvolto organizzazioni di qualsiasi tipo e a qualsiasi livello.

Pur con dati che risentono delle limitazioni Covid-19, i numeri del servizio sono importanti. Il periodo osservato è da marzo ad oggi: 69 gli utenti gestiti in maniera estemporanea o continuativa, 20 i volontari impiegati per un totale di 560 ore di volontariato, 5 i mezzi, 459 i servizi effettuati, 11.469 i km percorsi, 2 i Lavoratori di Pubblica Utilità impiegati, 1 collaboratore SOS impegnato per un totale di 220 ore si segreteria.

Le due persone del SOS che quotidianamente si fanno carico dell’organizzazione del servizio in parte alternandosi sono Michela De Carli e Davide Rossetto. Michela svolge il ruolo di segretaria organizzativa mentre Davide si occupa più di automezzi e questioni operative.

Il logo del trasporto sociale del Comune di Sona.

Pur in una situazione di attività ridotta rispetto ai volumi pre-Covid – ci spiega Davide – c’è un impegno quotidiano da mandare avanti. Alcuni servizi si sono fermati o fortemente ridotti, come ad esempio il trasporto dei bambini da e per il Centro Aldrighetti, che si trova a Sona verso gli istituti scolastici o di aggregazione del territorio. I servizi che non si sono mai fermati sono quelli mirati al trasporto di pazienti verso centri di prelievo per esami ematici urgenti o strutture sanitarie per effettuare  medicazioni. Sono a tutti gli effetti servizi salva-vita che non possono fermarsi, nemmeno in momenti di lockdown. La mia percezione verso questo servizio è che sia sempre più strategico ed utile per il bene sociale delle nostre comunità. Sanifichiamo con costanza i mezzi che utilizziamo, utilizziamo prodotti specifici e applichiamo anche un ciclo di sanificazione tramite l’ozono. Il dispositivo che l’Associazione ha acquistato, anche grazie alle donazioni ricevute dalla popolazione, si sta rivelando estremamente utile”.

Ricevo telefonate che sono molto rappresentative dei bisogni della comunità alle prese con difficoltà sociali – ci dice Michela –. Nuclei famigliari numerosi alle prese con problematiche di gestione quotidiane o logistiche legate all’uso di mezzi di trasporto, anziani con una rete famigliare che non riesce a supportarli con continuità o assente, persone che hanno legami famigliari che abitano lontano, persone con disagi fisici o psichici. E’ una rappresentazione molto ampia. Diventa a volte di difficile gestione il dialogo telefonico con persone che non parlano bene la nostra lingua – prosegue Michela -. Non è sempre facile capire bene le loro esigenze e far capire loro che , oltre ad essere disponibili per il servizio di trasporto”.

Michela ci fa notare che esiste una percezione a volte un po’ distorta, da parte dell’utente, del servizio di Trasporto Sociale. ”Il nostro è un accompagnamento verso la destinazione e successivo ritorno all’abitazione o al luogo in cui l’utente è stato prelevato. Difficilmente possiamo farci carico dell’accompagnamento della persone all’interno delle strutture in cui si reca. Ospedali, centri prelievo o diagnostici, altro. Non per non volerlo fare, ma perché esistono delle limitazioni di accesso legate al momento dell’emergenza Covid e anche perché, spesso, i servizi sono organizzati uno dietro l’altro. Per cui, lasciata una persona in un luogo, dobbiamo partire per un servizio a seguire”.

Per questo motivo ai famigliari delle persone non autosufficienti viene richiesto l’accompagnamento in presenza, proprio per sollevare i volontari dalla necessità e dalla responsabilità di gestire l’utente durante la prestazione che viene ad esso erogata. “Le telefonate in entrata sono spesso richieste di aiuto intrinseco. Disagio fisico misto a disagio psicologico e solitudine sfociano in dialoghi che sono dei veri e propri sfoghi personali. Cerchiamo di essere disponibili con tutti e non neghiamo a nessuno un po’ di ascolto. Ma non siamo accreditati come Centri di Ascolto e non abbiamo deleghe in tal senso dai Servizi Sociali del Comune, che rimangono gli organi deputati e qualificati a gestire queste tematiche. Ma umanamente a nessuno viene negata comprensione e un po’ di ascolto”, conclude Michela.

I volontari che affiancano Michela e Davide sono Fedele, Ettore, Marco, Laura, Paolo, Massimo, Alberto. Provengono o dal Gruppo Amico o dalla Fevoss, le due realtà con cui SOS ha stretto un legame di collaborazione per mezzi e volontari, per dare anche continuità al loro operato svolto negli anni precedenti l’attuale gestione. Alcuni volontari sono soci attivi di SOS. Fanno parte o del nucleo di Soccorritori Sanitari o del nucleo di Protezione Civile. Collaborano al servizio anche due persone, Andrea e Marco, che svolgono Lavori di Pubblica Utilità per conto del Comune di Sona. La loro prestazione si articola su 20 ore settimanali e sono a disposizione della segreteria operativa di SOS per i trasporti sociali. Tutti i volontari sono assicurati da SOS, con coperture assicurative complete rispetto ai rischi in cui potrebbero incorrere.

La pandemia COVID-19 è stata uno tsunami – conferma Martina Antolini dei Servizi Sociali del Comune di Sona –. Una sorta di ‘silenzio spettrale’ è sceso sul servizio in quel periodo. Paradossalmente questa stasi è stata proficua per il passaggio delle consegne da Comune a SOS che è stato gestito con meno ansia. Adesso l’organizzazione è un po’ ripartita. Fatti salvi eventuali futuri problemi legati alla pandemia che nessuno si augura, ci aspettiamo una ripresa delle attività da settembre in poi. – Prosegue Martina: Uno dei possibili problemi che ci saremmo aspettati era legato al passaggio della gestione Comune/SOS. In particolare per quanto concerne le telefonate degli utenti  in ingresso. Opportune o inopportune che siano sono comunque delle richieste alle quali bisogna dare una risposta. La cosa non si è verificata. Vuoi per una corretta comunicazione preventiva vuoi anche perché, lato SOS,  l’utente ha incontrato ascolto, professionalità e capacità gestionali. Su questo punto voglio mettere un accento particolare: in SOS abbiamo trovato grande disponibilità, voglia di fare squadra e supportarsi a vicenda. Il sociale non è mai bianco/nero, si lavora in una ‘terra di mezzo’, bisogna mettere in campo una grande capacità di adattamento alle situazioni”.

Alberto, un volontario del SOS, ci racconta di un aspetto molto intimo e splendidamente umano di un servizio di trasporto fatto. “Si trattava di trasportare un signore invalido in una struttura della città per delle attività di riabilitazione. L’aiuto spontaneo e disinteressato ad una persona in difficoltà ti cambia la giornata e ti regala delle sensazioni positive che ti porti dentro per giorni. Ma il momento più bello del servizio è stato al ritorno a casa del signore. Dopo averlo accompagnato alla sua abitazione mi sono trattenuto con lui e la moglie per una chiacchierata ed un caffè. Avevano bisogno di parlare con qualcuno che gli desse un po’ di attenzione. Il tempo a disposizione non mi mancava e con grande piacere sono rimasto li con loro per un po’. Mentre poi riportavo il mezzo presso la sede mi sono ascoltato dentro e ho osservato i luoghi da cui passavo e le persone che incontravo. La percezione del momento era dilatata e piacevole. Sentivo di aver fatto qualcosa di importante per qualcuno”.   

Per informazioni o per prenotazioni del servizio Trasporti Sociali è possibile contattare il numero 045 8240293 attivo dalle 10 alle 12 dal lunedì al venerdì. Risponde la segreteria del SOS.

Una comunità che sa farsi carico dei bisogni sociali che nascono al proprio interno è una comunità che ha coscienza. La capacità di farsi permeare dal vissuto quotidiano, che stimola la reazione della coscienza, è una attitudine importante e estremamente qualificante. Tradotto ai minimi termini: il non girarsi dall’altra parte di fronte a problemi che non sono i  miei è, forse, uno dei gesti più belli che una persona possa compiere.

La pandemia Covid-19 ha creato molte aspettative in questo senso. Difficoltà vissute in maniera diffusa e conseguenti reazioni messe in campo nei giorni immediatamente successivi al lockdown hanno fatto sperare in una primavera delle coscienze. A distanza di tempo e a seconda dei punti di vista, dei vissuti e delle percezioni che ognuno ha io mi sento di dire che siamo di fronte ad una primavera effimera. Per certi versi forse anche un po’ incattivita dalle ristrettezze sociali ed economiche che sono nate. Il mio invito è a rileggere quanto ci ha raccontato Alberto. L’atto pratico, la messa in campo della disponibilità personale, la presenza delle organizzazioni che danno continuità ai servizi assistenziali sono il mix che non fa assopire le coscienze. E nel farlo stimola con l’esempio, che è quanto di più pratico e utile esista. E dà anche piacevoli sensazioni personali, che ci portano ad affermare che vale sempre la pena donare qualcosa di se agli altri