I sindaci e la storia di Sona. Vittorio Merighi, vita e opere del quarto sindaco, dal 1907 al 1914

Prosegue il percorso del Baco per raccontare tutti i sindaci che si sono susseguiti nella storia di Sona. In questa puntata è la volta del quarto, Vittorio Emerico Merighi.

Merighi era nato a Marostica, nel vicentino, nel 1857. Di professione, come risulta dai registri, “possidente”, acquistò una proprietà terriera a San Giorgio in Salici. Si sposò nel 1885 con Petronilla Cattaneo, nata nel 1861 a Vigevano, di professione “agiata”.

Dal matrimonio nacquero Margherita nel 1886, e morta a soli nove anni, e Sebastiano nel 1896. Il sindaco Merighi alloggiava spesso a Verona e quindi, in quei periodi, teneva i contatti con Sona tramite il segretario comunale Berzacola attraverso telegrammi. Riproduciamo nell’immagine sopra uno di questi telegrammi, del 15 luglio 1909.

Una legge nazionale del 1908 portò da tre a quattro anni la durata del mandato del sindaco e della giunta e confermò che le delibere di Consiglio e di Giunta dovessero essere sottoposte al controllo di legittimità e di merito della prefettura.

I sindaci dovevano giurare dinanzi al prefetto e poteva essere riconfermati dal Re, se rieletti consiglieri comunali nelle scadenze elettorali amministrative e rivotati dal consiglio. La norma suggeriva che fosse proposto nell’incarico con priorità chi era elettore politico (quindi con censo elevato).

Il sindaco Merighi faceva già parte della Giunta del sindaco conte Sparavieri, dimissionario, quando fu proposto nel 1907. I sindaci non percepivano alcuna indennità di carica e decadevano per qualsiasi reato che prevedesse una pena restrittiva della libertà personale superiore ad un mese. Elettori ed eletti per le cariche amministrative erano cittadini, anche se non residenti nel Comune, di sesso maschile con più di 21 anni che versavano annualmente al Comune di Sona almeno 5 lire in tassazione locale.

Durante il mandato amministrativo, nel 1911, scoppiò la guerra italo-turca che portò l’Italia a conquistare la Libia. Presero parte alla guerra anche alcuni sonesi, arruolati in reparti con batterie di montagna del 6° Reggimento Alpini. Il Comune dovette registrare un caduto, il caporale Giuseppe Pezzini di Lorenzo di San Giorgio, che morì per tifo nell’ospedale di Tolemaide, antico centro arabo della Cirenaica. Lasciò vedova la moglie Matilde Venturelli e tre orfani Giovanni, Ida e Mario.

Merita qui una segnalazione Vittorio Merighi, parente (e quasi omonimo) del sindaco Merighi, probabilmente suo zio, che abitò un periodo anche a San Giorgio e che fu poeta e soldato risorgimentale. Nel 1839 fu arrestato e costretto ad arruolarsi nell’esercito austriaco, quindi fu esiliato ad andò ad abitare in Svizzera. Tornò in Italia per prendere parte, come capitano del reggimento cacciatori del Sile alla difesa di Venezia nel biennio 1848-1849. Nel biennio 1859-1860 collaborò con i servizi segreti del Regno di Sardegna nel temerario tentativo di far cadere la fortezza di Verona nelle mani del Regno del Piemonte.

Ma com’era la situazione anagrafica ed economica a Sona negli anni del mandato del sindaco Merighi? Al censimento del 1911 figuravano 4.620 abitanti con 833 famiglie, così suddivise: nel capoluogo 214, a Palazzolo 197, a San Giorgio 256 e a Lugagnano 166. Nel 1912 la legge nazionale, che approvò il voto a suffragio universale maschile, contestualmente respinse a grande maggioranza la proposta del voto alle donne.

L’agricoltura era l’attività di gran lunga prevalente, ad essa si dedicava il 65% della popolazione. Le coltivazioni più praticate erano il frumento, la vite per il vino, il gelso per l’allevamento del baco da seta, il granoturco, i foraggi per gli animali, l’olivo. Le produzioni, tuttavia, potevano modificarsi tra anno ad anno a causa della siccità, dalla grandine o dalle gelate e fra il 1889 ed il 1899 a causa della sopraggiunta peronospora e della filossera della vite e della cocciniglia bianca per il gelso.

All’inizio del secolo aumentò anche il doloroso fenomeno delle emigrazioni, soprattutto verso Paesi europei, spesso però solo stagionalmente. Il cambio del secolo portò anche fermenti di novità e progresso. Nel 1890 incominciò a funzionare l’irrigazione del consorzio Agro Veronese. Nel 1899 sorse la cattedra ambulante di agricoltura, con il concorso della provincia di Verona e di alcuni comuni, fra cui Sona. Furono fondate le prime cantine sociali.

La novità nel censimento del 1911 fu la segnalazione della presenza sul territorio di Sona delle prime due industrie: Giuseppe Ambrosi, fabbro ferraio e meccanico, con sei lavoratori occupati, con sede in via San Quirico nel capoluogo e Giuseppe Mazzi, fabbrica di pasta alimentare a Lugagnano, con due lavoratori occupati. L’ufficio centrale di statistica chiese al sindaco perché i due opifici, già presenti, non fossero stati segnalati al Censimento del 1901. La risposta fu che in quella statistica dovettero essere inseriti solamente quelli con più di dieci lavoranti “oltre al padrone ed al direttore”.

Il bilancio comunale del 1910 chiuse a 50.753,72 Lire, con l’81% delle entrate derivanti da sovraimposte sulla rendita fondiaria dei terreni e fabbricati, incassata dallo Stato. Fitti, livelli e decime, contribuirono per l’6 % ed il rimanente delle entrate fu raccolto da una modesta tassazione ed alcuni diritti di segreteria. Con l’avvicinarsi della Prima Guerra Mondiale l’inflazione iniziò a salire, arrivando in pochi anni al 28%, mettendo a dura prova i bilanci comunali e famigliari.

Da ricordare che gli stipendi del medico e della levatrice condotti e degli insegnanti elementari, erano a carico del bilancio comunale. Oltre ai suddetti dipendenti dovevano essere remunerati in quegli anni: il segretario comunale, uno scritturale, un cursore, tre stradini (uno per il capoluogo e Lugagnano, uno per San Giorgio ed uno per Palazzolo), oltre a otto maestri, quattro uomini e quattro donne, una coppia per ciascuna delle frazioni. Quattro, uno per frazione, erano anche i regolatori degli orologi pubblici. Completava l’elenco dei dipendenti del Comune di Sona un ingegnere, che veniva pagato con due rate semestrali, secondo le prestazioni fornite.

Il 25% del bilancio garantiva i sussidi ai poveri, medicinali e libri scolastici compresi. Furono gli anni nei quali la competenza per la didattica scolastica passò dai Comuni allo Stato e nacquero i patronati scolastici che fornivano materiale didattico gratuitamente ai meno abbienti con una riduzione, seppure assai lenta dell’analfabetismo.

Gli unici lavori pubblici di una certa importanza che furono portati avanti in quegli anni dal Comune di Sona, prima che partissero i lavori sul territorio per la guerra, riguardarono l’illuminazione pubblica, non più ad acetilene bensì a energia elettrica, e la costruzione di pozzi. Il primo impianto elettrico fu realizzato nel 1913 a Palazzolo nella via che, dopo il primo conflitto mondiale, fu titolata via 4 novembre, per la strada che va in via Gatta, e si ebbero subito i primi casi di vandalismi, con la rottura di alcuni isolatori ed anche un morto, un ragazzo che – come scrisse Verona Fedele – “per mostrare la sua abilità si arrampicò su un traliccio di ferro in località Barbarago e toccando il filo conduttore dell’elettricità fu fulminato e cadde a terra cadavere”.

Il sindaco Merighi, a seguito di delibere consigliari assunte all’unanimità, fece accordi con privati fra il 1909 ed il 1912 per l’utilizzo pubblico di pozzi a Lugagnano, San Giorgio e Rosolotti. Nel capoluogo fu sottoscritto un accordo per l’istallazione di una pompa, tuttora presente ma non più funzionante. Iniziarono poi i lavori richiesti dal Ministero della Guerra in previsione del conflitto. Nel 1914 iniziò ad essere regolamentata la circolazione stradale e venne richiesto al Comune dall’Esercito, in previsione dell’incombente guerra, di avere libero accesso a tutte le proprietà pubbliche e private, potendo effettuare scavi ed abbattere alberi, installare recinzioni con reticolati ed iniziarono a giungere le richieste di disponibilità di alloggiamenti per militari di passaggio.

Il sindaco Merighi si impegnò molto per sostenere economicamente le famiglie dei militari combattenti, raccogliendo e distribuendo fondi anche alle famiglie che furono espulse dalla Turchia, ove vivevano, a causa del conflitto con l’Italia. Per questi ed altri interventi, pur vivendo in parte a Verona città fu molto legato al territorio e la sua gestione amministrativa fu molto apprezzata dai sonesi. Morì nel 1924.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.