I sindaci e la storia di Sona. Svidercoschi, il primo sindaco di Sona dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia

Da pochi giorni i cittadini di Sona hanno eletto Gianfranco Dalla Valentina nuovo sindaco per il quinquennio 2023-2028. Ma quanti sanno che il primo sindaco di Sona fu l’avvocato Vincenzo Svidercoschi? Con questo articolo inizia un percorso del Baco che andrà a raccontare tutti i sindaci che si sono susseguiti nella storia di Sona, partendo proprio dal primo.

Vincenzo Svidercoschi appare nei documenti d’archivio storico comunale in qualità di consigliere comunale nel Regno Lombardo Veneto nella seduta del 15 settembre 1862 ed in quella del 28 aprile 1866.

Ricordiamo che il Veneto ed il Comune di Sona passarono al Regno d’Italia il 19 ottobre del 1866. Il 21 ottobre del 1866 Vincenzo Svidercoschi venne nominato primo sindaco con decreto del Re Vittorio Emanuele II.

Svidercoschi era residente a Verona e gestiva in affitto, con salariati, una proprietà terriera di Antonio Ferro a Palazzolo. Era nato a Verona nel 1823, figlio di Andrea e Chiara Maggi, aveva sposato il 26 settembre 1853 Virginia Francioli, nata a Milano il 28 ottobre 1834, giunta a Verona per matrimonio, possidente.

Dal matrimonio nacquero quattro figli: Giuseppe il 26 giugno 1854, Felice il 30 aprile 1857, Vittoria il 19 novembre 1861 e Maria il 29 maggio 1866. Mantenne la carica di sindaco fino al novembre del 1885, quando morì.

I sindaci nel periodo restavano in carica per tre anni e potevano essere riconfermati dal Re, se rieletti consiglieri comunali nelle scadenze elettorali. Furono 198 gli elettori iscritti per il voto del 1876 e votarono in 95. Svidercoschi fu eletto nella quota consiglieri del capoluogo, ricevendo 21 voti su 36 complessivi. Fra i 20 consiglieri eletti, 16 si dichiararono del Partito Clericale (leggi “Guelfi”) e 4, compreso il sindaco Svidercoschi, di quello Costituzionale (leggi “Ghibellini”).

Nessuna indennità di carica era prevista per gli amministratori locali e dall’elenco dei contribuenti abbiamo appreso che il sindaco possedeva una “vettura a quattro ruote con un cavallo”, per la quale pagava una tassa annuale al Comune di 10 Lire. Era quindi indipendente per i trasferimenti, immaginiamo frequenti, da Verona al Comune.

Nel corso del suo mandato il sindaco Svidercoschi dovette affrontare molti problemi organizzativi, dovendo gestire contestualmente il passaggio di consegne e responsabilità con i funzionari austriaci, ed assumere le nuove dalla burocrazia del Regno d’Italia. Con il passaggio dal Regno Lombardo Veneto al Regno d’Italia cambiarono due importanti norme della legge elettorale. I consiglieri comunali, per i Comuni della dimensione di Sona, passarono da trenta a venti e gli elettori e gli eleggibili, che nel primo caso erano i maggiori “Estimati” (per valore patrimoniale), nel secondo lo era chi pagava tasse al Comune, oltre un certo valore annuale.

Confrontando gli eletti nel primo consiglio comunale nel Regno d’Italia nel 1867, riscontriamo che alcuni consiglieri lo erano stati anche nel Consiglio comunale del 1863, ancora Regno Lombardo Veneto: Giacomo Cenedese, Dr. Luigi Castelli, Alessandro Strapparava di Felice, Girolamo Ferrante fu Gaetano, Valentino Vivaldi fu Luigi e Alfonso Nob. Bernardi, notaio. Inoltre, nel precedente consiglio erano presenti Andrea Fiorini e Giovanni Tacconi e nel nuovo Carlo Fiorini fu Andrea e Luigi Tacconi fu Giovanni, figli dei primi.

Ma com’era la situazione anagrafica ed economica durante il mandato di Svidercoschi? Fino al 1871, come da normativa in vigore nel Regno Lombardo Veneto, i parroci continuarono ad essere pubblici ufficiali del nuovo Governo, con l’obbligo di tenere i registri dello Stato Civile (nati, morti, matrimoni) e dell’anagrafe civile (stato di famiglia). Inoltre, erano tenuti anche a svolgere incarichi scolastici, anche direttivi.

Il censimento nazionale del 1871 registrò che il Comune di Sona aveva 3.398 abitanti. Di questi 1030 risiedevano nel capoluogo, 750 a Palazzolo, 1060 a San Giorgio in Salici e 499 a Lugagnano. Le famiglie avevano una media di cinque componenti.

L’agricoltura era l’attività di gran lunga prevalente nel Comune ed era soggetta ad annate alterne poiché le produzioni variavano a seconda delle piogge abbondanti o della siccità ed inoltre i raccolti erano spesso falcidiati dalla grandine. Il commercio era molto diffuso e diversificato sia per quanto riguarda l’attività fissa che per quella ambulante.

Vi erano molti osti e liquoristi, pizzicagnoli e fabbricanti di olio, una linaiuola, un macellaio, qualche fornaio. Fra i girovaghi vi erano fruttivendoli, merciai, suonatori, venditori di paste, venditori di ferro ed alcuni di generi vari. Anche l’artigianato era diffuso, come si evince dagli elenchi delle ditte tenute al controllo biennale degli strumenti utilizzati nell’attività di lavoro. Si trattava di muratori, meccanici per l’agricoltura, maniscalchi e qualche barbiere. Per quanto riguarda l’industria pare non fosse presente sul territorio nel periodo del quale stiamo scrivendo, se non a conduzione famigliare, e fu così fino al primo conflitto mondiale.

In quelle annate i bilanci del Comune erano assai modesti. Quello del 1868 chiuse a 26.183,77 Lire con il 92% delle entrate derivanti da sovraimposte sulla rendita fondiaria dei terreni e fabbricati, incassata dallo Stato. Fitti, livelli e decime contribuivano per l’8% e poco altro veniva raccolto da una modesta tassazione e da alcuni diritti di segreteria. Le uscite per il 46% furono impegnate per la gestione ordinaria dell’attività. Da ricordare che un medico, una levatrice e gli insegnanti elementari, oltre che la guardia civica, erano a carico dell’amministrazione comunale. Una voce straordinaria figura nelle uscite di quell’anno: il pagamento, assai oneroso, di rimborsi ad agricoltori ai quali erano stati requisiti bovini durante la III Guerra di Indipendenza, da parte degli Austriaci.

Il 25% del bilancio garantiva i sussidi ai poveri, medicinali compresi, in anni in cui il livello di povertà era elevato. Nel 1881 su 3.545 abitanti vi erano, infatti, 1.283 iscritti nell’elenco comunale dei poveri in aggiunta a 1.000 indigenti, condizione economica peggiore di quella dei primi. Figuravano registrati anche venti questuanti. Il sindaco Svidercoschi nei documenti viene ricordato per un’intensa attività a favore della povertà, con iniziative personali e per aver potenziato la Congregazione di Carità comunale, costituita da pochi anni e da lui presieduta.

Per quanto riguarda i lavori pubblici del periodo, importante fu l’impegno per il settore della scolarità con la costruzione dei due primi plessi elementari, nel 1884 a Palazzolo e nel 1886 a San Giorgio in Salici. Il primo fu costruito nel giardino della villa Maggi, nell’attuale via 4 novembre, angolo via Prele, finanziata in parte con un mutuo sottoscritto con la Cassa di Risparmio di Verona di Lire 5.100. Fu demolita nel 1968. Per il secondo, il Comune sottoscrisse un mutuo ventennale di Lire 8.000 al 5%, scalare, con lo stesso Istituto bancario.

Il capoluogo e Lugagnano avranno il primo plesso scolastico solo nel 1903. Fino a quelle date il Comune usò spazi affittati o acquistati da privati. Queste iniziative a favore della scolarità furono stimolate dalla legge nazionale Coppino del 1876, che impose l’obbligatorietà della scolarità fino alla terza elementare e comunque fino ai nove anni, senza peraltro fornire finanziamenti sul capitolo dell’edilizia scolastica. Sarà necessario però attendere il cambio del secolo perché l’obbligatorietà minima della scolarità trovasse piena accoglienza.

Modeste per motivi economici furono le opere pubbliche realizzate: una sistemazione sostanziosa delle strade “onde dare modo ai poveri di guadagnare il pane per il pp. Inverno”, la ristrutturazione della “strada comunale che porta al castello” a Palazzolo ed il restauro del campanile della parrocchiale del capoluogo e del tetto della chiesa di San Giorgio in Salici.

Nell’aprile 1873 fu avviato il primo servizio rurale di Posta, per la sola consegna delle lettere, e dal 1883 Sona fu promossa collettoria di prima classe, con la possibilità di consegnare anche le raccomandate ed i vaglia ordinari e militari.

Nel 1875 si costituì a Verona il Comitato Promotore dell’Ossario di Custoza per raccogliere in un Monumento, appositamente costruito, le salme dei Caduti delle Guerre Risorgimentali del 1848 e del 1866. Nel 1876 il Comune di Sona aderì all’iniziativa, offrendo un contributo di 30 Lire e dichiarandosi disponibile a collaborare al recupero delle salme dei due conflitti, presenti sul territorio in fosse comuni. Il monumento, che costò 90mila Lire, fu inaugurato il 24 giugno del 1879 alla presenza del principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, in rappresentanza del Regno d’Italia, e di esponenti dell’Impero Asburgico.

Per quello che si è potuto leggere nei documenti d’archivio è possibile affermare che il sindaco Svidercoschi fu all’altezza del mandato ricevuto e fu benvoluto dalla cittadinanza, in anni difficili di transizione.

Nell’immagine sopra uno dei buoni per un prestito ottenuto dal sindaco Svidercoschi per il pagamento di danni ai cittadini di Sona per la requisizione di bovini effettuata durante la III Guerra di Indipendenza dagli austriaci.

Nella prossima puntata racconteremo le vicende del secondo sindaco della storia di Sona: Achille Antonio Fiorini, primo cittadino dal 1885 al 1893.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.