I sindaci e la storia di Sona. Sparavieri, il terzo sindaco dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia

Prosegue il percorso del Baco per raccontare tutti i sindaci che si sono susseguiti nella storia di Sona. In questa puntata è la volta del terzo primo cittadino, il conte Ferdinando Sparavieri (nell’immagine la sua firma).

Era nato il 29 marzo del 1845, terzo figlio del marchese Carlo, possidente e della marchesa Giulia di Bagno, anch’essa possidente. Aveva sposato nel 1881 la contessa Giovanna Pindemonte Rezzonico, nata nel 1863. Dal matrimonio nacquero Margherita nel 1884, Bianca nel 1886, Emma nel 1888, Giovanni nel 1890 e Giovanna nel 1891.

Nel 1888 la famiglia, che abitava a Verona, si trasferì a Sona in località Mangano. Nel bilancio 1890 Sparavieri era registrato quale contribuente di rendita patrimoniale per 1,04 Lire, su un’entrata complessiva del comparto di 1.593,71 Lire. La sua attività economica nel Comune era quindi quella di un piccolo possidente terriero. Peraltro, nel 1900 figurava nell’elenco degli elettori politici, perché titolare di molte attività e proprietà in altri Comuni del Regno.

Sparavieri poteva vantare anche una ragguardevole carriera militare. Allo scoppio della Terza Guerra di Indipendenza, diciottenne, fuggi da Verona varcò il Ticino e si arruolò a Novara nel corpo dei bersaglieri del Regio Esercito Italiano. Combatté a Custoza da semplice soldato e sul campo si guadagnò le spalline da ufficiale del II Reggimento Bersaglieri. Svolse anche il ruolo di ufficiale di ordinanza del Ministro della Guerra Tenente Generale Bonelli.

Alle elezioni amministrative del 1889 Sparavieri fu eletto consigliere comunale, in quota capoluogo, e chiamato a fare parte della giunta del sindaco Fiorini.  

Fu nominato a sua volta sindaco prima nel 1893 e poi nel 1905 e restò in carica fino al 1907, quando dette le dimissioni da sindaco per malattia. Il consiglio, che accolse le sue dimissioni, contestualmente elesse sindaco Vittorio Merighi di San Giorgio in Salici, con 11 voti su 14 presenti.

I sindaci nel periodo ricevevano il mandato per tre anni e potevano essere riconfermati dal Re, se rieletti consiglieri comunali nelle scadenze elettorali amministrative. Dovevano giurare dinanzi al prefetto con questa formula: “Giuro di essere fedele a S.M. il Re ed ai suoi Reali successori, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di esercitare le mie funzioni di Sindaco col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”. Non percepivano alcuna indennità di carica e decadevano per deliberazione motivata del consiglio comunale, per qualsiasi reato che prevedesse una pena restrittiva della libertà personale superiore ad un mese.

Ma com’era la situazione anagrafica e sociale a Sona negli anni del sindaco Sparavieri? Gli ultimi anni del secolo furono anni difficili per l’Italia, con gravi moti di piazza e l’assassinio del Re Umberto I. Furono anche anni però nei quali vide la luce la prima legislazione a tutela del lavoro femminile e dei fanciulli. Il Censimento nazionale del 1901 registrò che il Comune di Sona aveva 3.995 abitanti: 1216 nel capoluogo, 914 a Palazzolo, 1247 a San Giorgio in Salici e 683 a Lugagnano. Le famiglie avevano ancora una media di cinque componenti.

L’agricoltura era l’attività di gran lunga prevalente, ad essa si dedicava il 65% della popolazione. Curioso verificare che si tenevano corsi di aggiornamento per le patologie delle produzioni agricole per i maestri elementari e questo perché i bambini maschi all’esame della terza classe dovevano dimostrare di conoscere quelle malattie. Le coltivazioni più importanti erano il frumento, la vite per il vino, il gelso per l’allevamento del baco da seta, il granoturco, i foraggi per gli animali, l’olivo. Le produzioni, tuttavia, potevano diminuire di molto da anno ad anno a causa della siccità, dalla grandine o dalle gelate e fra il 1889 ed il 1899 a causa della sopraggiunta peronospora della vite e della cocciniglia bianca per il gelso.

Il commercio era molto diffuso e diversificato, sia per quanto riguarda l’attività fissa che per quella ambulante. Vi erano molti osti e liquoristi, 30 nel 1903: 8 nel capoluogo, 7 a San Giorgio in Salici, 6 a Palazzolo e 9 a Lugagnano. Erano in attività pizzicagnoli e fabbricanti di olio, fruttivendoli, merciai, lattivendoli e prestinai, fra i fissi. Fra i girovaghi vi erano fruttivendoli, merciai, suonatori, venditori di paste.

Anche l’artigianato era diffuso, come si ricava dagli elenchi delle ditte tenute al controllo biennale degli strumenti utilizzati nell’attività di lavoro. Erano muratori, meccanici per l’agricoltura, maniscalchi e qualche barbiere. Per quanto riguarda l’industria pare non fosse presente sul nostro territorio nel periodo del quale stiamo scrivendo e fu così fino al primo conflitto mondiale, se non a conduzione famigliare.

Il bilancio comunale del 1901 chiuse a 39.926,78 Lire con l’81% delle entrate derivanti da sovraimposte sulla rendita fondiaria dei terreni e fabbricati, incassata dallo Stato. Fitti, livelli e decime, contribuirono per il 6% ed il rimanente delle entrate fu raccolto da una modesta tassazione ed alcuni diritti di segreteria.

La novità dei bilanci comunali furono però i dazi sui consumi. Introdotti per legge nel 1865, inizialmente trovarono scarsa applicazione, perché la norma ne consentiva l’utilizzo “nel caso di grave insufficienze nelle rendite”. Nel tempo diventò una delle entrate più interessanti per le amministrazioni comunali, fino al 1974, quando fu abolita.

Lo scontro fra le istituzioni pubbliche locali e quelle centrali pare non abbia mai avuto sosta. Nel 1888 i Comuni avviarono, in occasione della pubblicazione di una legge che li penalizzava, una raccolta di petizioni, per ottenere maggiori fondi. Le uscite del bilancio per il 65% furono impegnate per la gestione ordinaria dell’attività.

Da ricordare che gli stipendi del medico e della levatrice condotti e degli insegnanti elementari erano a carico del bilancio comunale. Oltre a questi, nel periodo, dovevano essere remunerati anche il segretario comunale, uno scritturale, un cursore, tre stradini (uno per il capoluogo e Lugagnano, uno per San Giorgio ed uno per Palazzolo), oltre a otto maestri, quattro uomini e quattro donne, una coppia per ciascuna delle frazioni. Quattro, uno per frazione erano anche i regolatori degli orologi pubblici.

Completava l’elenco dei dipendenti comunali un ingegnere, che veniva pagato con due rate semestrali, sulla base delle attività svolte. Il 25% del bilancio garantiva i sussidi ai poveri, medicinali e libri scolastici compresi.

Per quanto riguarda i lavori pubblici del periodo, era precaria la situazione dei plessi scolastici. Gli scolari delle tre classi elementari obbligatorie dovevano in alcuni casi frequentare corsi plurimi nella stessa aula, che talvolta ospitava fino a 50 bambini. Per porre rimedio a questa situazione dopo la costruzione degli edifici scolastici elementari a Palazzolo nel 1884 ed a San Giorgio nel 1886 fu la volta delle altre due frazioni. Nel 1903 furono costruiti gli edifici scolastici elementari nel capoluogo ed a Lugagnano.

La scuola elementare del capoluogo fu costruita su un terreno di circa duemila metri quadrati in zona Montecorno (l’attuale via Molina) ceduti con un’ennesima donazione dal cav. Annibale Romani, benefattore ed amministratore comunale fra gli anni 1881 ed il 1903. Il progetto prevedeva una spesa di 10.741 Lire per i lavori e 440 Lire per gli espropri degli accessi, per un totale di 11.182 Lire.

Anche per la scuola di Lugagnano il Comune ottenne il terreno in donazione. Il 21 settembre 1903 il sindaco Sparavieri acquistò al prezzo simbolico di 1 Lira al mq da don Amadio Mazzi, cittadino di Lugagnano che nel periodo era parroco di Grezzana, che stipulò l’accordo anche a nome del proprio padre Serafino Mazzi e quale procuratore speciale per conto dello zio Gregorio Mazzi, un “piccolo tratto di terreno allo scopo che vi venisse eretto il fabbricato scolastico” per una complessiva superficie di metri quadrati 660. L’area effettivamente occupata durante i lavori di costruzione venne portata a metri quadrati 750. La scuola che disponeva di tre aule costò 9.463 Lire.

Il sindaco Sparavieri cercò in tutti i modi di convincere i genitori a garantire la frequenza alla scuola. In archivio abbiamo trovato verbali di contravvenzione, datati 22 dicembre 1906, a carico di chi aveva la patria potestà, soprattutto di bambine, non iscritte a scuola nonostante diffida formale.

Per quanto riguarda la viabilità, il Comune approvò un progetto per la costruzione di un tronco di strada che “staccandosi dalla comunale detta Monzambana, utilizzando fondi della legge 218 del 1896 che incentivava con dei finanziamenti, la sistemazione di strade funzionale allo sviluppo del territorio, metta in contatto con il piazzale della Stazione di Sommacampagna-Sona”. Il progetto fu realizzato nel 1900.

Nel 1907, utilizzando alcuni finanziamenti previsti dalla legge 312 del 1903 che riguardava “la costruzione di strade comunali di accesso alle stazioni ferroviarie”, il Comune approvò in accordo con il municipio di Castelnuovo, in quanto l’opera riguardava entrambi i Comuni, “di costruire un tronco di strada dalla Bettola di S. Giorgio in Salici al confine di Castelnuovo” per collegare il territorio di Sona con la stazione ferroviaria di Sommacampagna-Sona. La strada già presente era chiamata “la mulattiera” in quanto aveva una larghezza che variava dagli 1,60 ai 5 metri e non era carrabile.

I pochi impianti d’illuminazione pubblica all’inizio del secolo consistevano in fanali alimentati a gas acetilene. Il Comune di Sona aveva iniziato ad operare con la “Società Lombarda pel Carburo di Calcio”, con sede, uffici e stabilimento in Milano. La ditta però fallì ed il municipio restituì il materiale della società che aveva in deposito, chiedendo danni economici per il mancato rispetto del contratto e firmò un contratto di fornitura con la ditta Fratelli Galtarossa di Verona. Nel 1912 il Comune passerà dagli impianti ad acetile a quelli ad energia elettrica.

Interessante quanto accadde sul territorio in occasione dell’assassinio del Re Umberto I di Savoia, che il 29 luglio del 1900 venne ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. Notizie dell’evento, indubbiamente importante, raggiunsero anche le piccole comunità, anche se abbiamo avuto l’impressione, leggendo i documenti comunali, che a Sona abbia destato poco interesse presso i semplici cittadini.

Il 21 agosto 1900 il presidente del consiglio provinciale ed il sindaco di Verona scrissero al Sindaco Sparavieri in questi termini: “I sottoscritti si pregiano di invitare la S.V. Ill.ma alle solenni onoranze al compianto amatissimo Re Umberto I, che avranno luogo nella Cattedrale il giorno di lunedì 27 agosto alle ore 10. L’ingresso al Tempio è dalla porta dietro l’abside. Il biglietto è personale e dev’essere presentato alla porta”. Il posto assegnato alla S.V. Ill.ma è nel riparto N° 11 dell’annesso tipo. N.B. Abito nero, cravatta bianca, guanti neri, decorazioni”. Alla lettera fu allegata una pianta della Cattedrale di Verona, ripartita in settori numerati.

Inoltre, un telegramma fu inviato dal presidente del consiglio a tutti i sindaci: “Per la morte del compianto Re Umberto I è stato disposto un lutto di sei mesi dal 29 luglio u.s. Durante tale periodo la corrispondenza d’ufficio dovrà essere stesa su carta listata di nero”. Ed in effetti, dopo quella data, nei fascicoli del Comune appare molta documentazione bordata su tutti i lati di fasce nere.

Per concludere il ritratto del terzo sindaco di Sona, si può affermare che l’estrazione sociale e le molteplici attività svolte, non solo nel Comune, oltre al miglioramento delle condizioni economiche generali del Paese, consentirono a Ferdinando Sparavieri di portare a compimento molte opere pubbliche. Ed infatti vi è evidenza nei documenti di archivio che il suo abbandono del mandato per malattia colpì dolorosamente i sonesi. 

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.