I sindaci e la storia di Sona. Giacinto Zampieri, primo cittadino a Sona durante la marcia su Roma

Prosegue il percorso del Baco per raccontare tutti i sindaci che si sono susseguiti nella storia di Sona. In questa puntata è la volta del sesto primo cittadino, Giacinto Zampieri.

Nel primo dopoguerra in Italia, con riscontri importanti anche sul territorio comunale, iniziò il lungo travagliato periodo che portò il Paese al Regime Fascista. In questo contesto iniziò nell’ottobre del 1920 a Sona il mandato amministrativo del sindaco Giacinto Zampieri, residente a Lugagnano, professione artigiano, che era da poco rientrato dalla guerra, che aveva combattuto con il grado di Capitano degli Alpini, e dalla quale era ritornato con un danno permanente ad una mano.

Zampieri, nato a Sona nel 1887, si sposò due volte a causa della morte della prima moglie ed ebbe tre figli con la prima e due con la seconda. La vicenda amministrativa del sindaco Zampieri si intrecciò drammaticamente con la fase degli scioperi e delle proteste di piazza per la mancanza di lavoro.

A Palazzolo, in un’occasione, fu necessario far intervenire la forza pubblica per sedare una manifestazione di esagitati che imputavano al sindaco promesse di lavoro non soddisfatte. Addirittura, alcune sedute del consiglio comunale si dovettero tenere fuori sede per evitare manifestazioni ostili.

Il sindaco Zampieri non era stato invece inoperoso sul problema, che peraltro non era fra le sue competenze istituzionali. Infatti, rendendosi conto del grave momento sociale, si assunse la responsabilità di gravare l’assai precario bilancio comunale con un pesante mutuo di 60mila Lire, convincendo il consiglio comunale ad approvare la costruzione della strada che, dalla chiesa di Santa Giustina tuttora collega a Pastrengo, in accordo con il Comune di Bussolengo. L’assunzione di quel mutuo consentì per alcuni mesi all’amministrazione comunale di Sona di pagare salari settimanali a manovali, muratori e carrettieri.

Nonostante ciò, il proseguire di minacce personali e di violenze verso amministratori comunali lo convinsero ad un certo punto della necessità di lasciare l’incarico, assieme a tutto il consiglio comunale, sperando che una nuova elezione avrebbe potuto cambiare il clima politico locale. Non fu così.

Ma quindi quali erano nel dettaglio le condizioni sociali ed economiche del periodo in cui operò il sindaco Zampieri?

La disoccupazione era il problema più grave, dovuto al rientro dei militari dalla guerra ed al tessuto produttivo, non agricolo, che tardò a ripartire. Pur essendosi aggravata la situazione economica locale, il numero degli iscritti all’elenco dei poveri (che quindi godevano di contributi assistenziali) che nel 1909 rappresentava il 42,8% dei residenti, nel 1926 venne ridotto al 22,7% dal commissario prefettizio, che aveva sostituito il sindaco Zampieri dimissionario. Una riduzione non dovuta ad un miglioramento delle condizioni ma solo dal fatto che la situazione finanziaria del bilancio comunale non era più in grado di sostenere oneri gravoso di assistenza.

A livello provinciale furono assunte alcune iniziative per alleggerire il problema della disoccupazione. Il 30 giugno 1921 l’Ufficio Provinciale del Lavoro trasmise ai Comuni il nuovo Patto Agricolo Provinciale, sottoscritto per il periodo 1921-1922, che prevedeva l’assunzione obbligatoria di salariati presso le più importanti aziende agricole. Numerose e continue furono le lamentele di proprietari e rappresentanti di aziende che reclamavano per l’eccessivo carico di lavoratori imposto. Nel Comune di Sona erano 59 i proprietari terrieri che possedevano più 15 ettari di terreno (50 campi veronesi) e che quindi ricadevano nell’elenco degli obbligati alle assunzioni forzose.

Un avvenimento importante incrociò poi il mandato del Sindaco Zampieri, la Marcia su Roma, l’iniziativa eversivo messa in atto dal Partito Fascista per portare al potere Mussolini.

Nel 1921 il bilancio comunale di Sona chiuse a 383.778,21 Lire. Dovendolo presentare obbligatoriamente in pareggio in pareggio, la procedura applicata era la seguente: dopo aver indicato le spese ordinarie e per investimenti che il Consiglio riteneva di dover sostenere nell’anno seguente ed elencate le entrate previste, il pareggio veniva ottenuto fissando l’aliquota delle sovraimposte che sarebbero state applicate sul reddito dei contribuenti tenuti a versarle.

L’entrata delle sovraimposte veniva indicato con la dizione “a pareggio di bilancio”. Le entrate erano costituite da Sovraimposta sull’imposta (incassata dallo Stato) su terreni e fabbricati, che copriva il 36% delle entrate; interessi su mutui attivi per il 40%; imposta dazio per 12%; rendite patrimoniali 5% e tasse su vetture, pianoforti, cani e vino e proventi vari 7%.

La novità dei bilanci del periodo fu l’introduzione, a partire dal 1924, dell’imposta di famiglia, (l’lRPEF dei nostri giorni) che veniva pagata dall’80% dei nuclei famigliari, su un reddito medio annuo presunto di 3.000 Lire. Sarà abolita nel 1974.

Ma torniamo ai gravi eventi di quel periodo. Il 29 dicembre del 1922 la giunta comunale di Sona, con voti unanimi, deliberò “di rassegnare le dimissioni per le ragioni esposte dal sindaco e di convocare il consiglio per il 4 gennaio 1923”.

Il 4 gennaio 1923, in occasione della convocazione del consiglio, il sindaco Giacinto Zampieri inviò ai consiglieri una lettera con la quale illustrò le ragioni delle dimissioni di tutta la Giunta: “L’amministrazione presente ha dovuto sostenere lunghe lotte contro la disoccupazione, che nel 1920-1921 era gravissima; solo dopo un lungo periodo di lavoro di persuasione cordiale ma energica, si sono potuti convincere i disoccupati ad abbandonare l’idea che il Comune dovesse e potesse ancora dar loro lavoro” e proseguì “l’Amministrazione in carica, cui due anni di lotta continua contro difficoltà finanziarie e contro la disoccupazione, ha tolto molta energia e l’autorità necessaria, sente di non poter soddisfare senza sentire prima il Consiglio comunale, né intende tenere oltre la carica che la vostra fiducia ha conferito”.

La lettera rivolse l’invito ai consiglieri di non dimettersiperché non sia inviato un Commissario con grave danno al Comune”, ma chiese loro invece di nominare un nuovo sindaco. Il Consiglio comunale fu convocato il 2 febbraio 1923, ma non fu possibile eleggere il sindaco per la presenza di soli 11 consiglieri (Sindaco dimissionario presente). Il successivo 9 febbraio l’assemblea non fu dichiarata valida ad assumere deliberazioni per la presenza di soli 6 consiglieri ed, infine, il 20 febbraio, con la presenza di 12 consiglieri su 18, fu votato nuovamente il sindaco Giacinto Zampieri con 11 voti.

Un’inquietante notizia però prese corpo durante il dibattito: al consigliere Giuseppe Gerard di Palazzolo che chiedeva chiarimenti, il sindaco disse che non aveva subito alcuna violenza, ma era però stato invitato a dare le dimissioni, non dicendo da chi. In consiglio venne anche letta una lettera inviata dall’assessore di San Giorgio Antonio Cinquetti che comunicava di non poter partecipare alla seduta per una grave ferita infertagli da elementi fascisti.

Il clima politico locale stava diventando pesantemente conflittuale. Nel maggio del 1923 il sindaco Zampieri rassegnò nuovamente le dimissioni. Il consiglio nella seduta del 10 giugno, a voti unanimi, chiese al sindaco di restare ed il 15 luglio 1923 il consiglio fu riunito nuovamente. Nel verbale si scrisse che fu chiamato in causa anche il deputato nazionale Guarienti di San Giorgio in Salici, che era ancora consigliere comunale, a cui fu chiesto di accettare la carica di sindaco. La risposta fu negativa e motivata da pressanti impegni politici nazionali. Non era, infatti, di poco conto quanto stava succedendo a Roma a seguito della Marcia su Roma, con il nuovo Governo Mussolini e la secessione dell’Aventino. Nel periodo l’onorevole Guarienti subì violenze personali ripetute e la sua abitazione fu l’obiettivo di scorribande fasciste, che distrussero anche parte del suo importante archivio storico.

I consiglieri, preso atto che il Sindaco Zampieri non intendeva ritirare le dimissioni e che non era disponibile una soluzione alternativa, all’unanimità rassegnarono le dimissioni, chiedendo al prefetto nuove elezioni che non furono concesse per la ragione che le previsioni indicavano il Partito Popolare vincente nelle urne, evento non accettabile per l’orientamento politico che si stava formando nel Paese.

Fu nominato un commissario prefettizio nella persona del segretario della sezione del Partito Fascista di Castelnuovo, da poco costituita. Il commissario restò in carica per ben tre anni, fino all’aprile del 1927, quando il Regime, ormai totalitario a livello nazionale, nominò il primo podestà. Non si votò più fino al 1946.

Giacinto Zampieri, che dopo le dimissioni non assunse più ruoli politici attivi, morì a Lugagnano nell’aprile del 1970.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.