I proverbi veneti e la filosofia: Tempo, cul e siori i fa quel che i vol lori

Non c’è proverbio veneto più antiquato di questo. È l’espressione più esplicita della sottomissione millenaria del contadino, succube e rassegnato di fronte alle potenze che lo sovrastano. Sembra che l’individuo nulla possa contro le forze che coartano la sua libertà e la sua autodeterminazione.

Potremmo tradurre il proverbio in questo modo: le forze della Natura (tempo), il corpo con le sue leggi biologiche (cul), la società nella sua immutata stratificazione (siori), si impongono alla mia volontà e al mio desiderio, per cui non resta altro che chinare il capo di fronte a un Destino ineluttabile.

Nulla è frutto della mia libertà, tutto è deciso da qualcun altro. Rimane solo la preghiera, la supplica umile e sottomessa. Durante le Rogazioni, in fila lungo i sentieri della campagna, i nostri nonni recitavano: “A peste, fame et bello libera nos Domine”.

A partire dal tardo Medioevo avviene la svolta: l’uomo delle città comincia a rivendicare la sua indipendenza e la sua autonomia, mentre la campagna sembra condannata alla sua perenne staticità. È l’homo faber dell’epoca moderna che, grazie alla scienza, svela le leggi immutabili della natura e con la tecnica le sottomette al suo desiderio.

L’apogeo di questa volontà di potenza è il XIX secolo, l’età della seconda rivoluzione industriale, del colonialismo europeo, delle grandi invenzioni. Nelle città si lotta per ridurre le differenze sociali tra ricchi e poveri (Liberté, Égalité, Fraternité,) tra padroni e operai, in modo che i siori non facciano più quel che vogliono. Un cammino faticoso verso la democrazia, il Welfare State, l’affermazione dei diritti.

Il dominio della ragione e il trionfo della libertà trovano la loro espressione filosofica nell’idealismo hegeliano: la Storia non è altro che lo sviluppo dialettico della Ragione, il trionfo della legge e dello Stato nazionale.

In quegli stessi anni, però, c’è chi mette in guardia e demolisce sarcasticamente questa illusione: secondo Schopenhauer il mondo, la storia, la società non sono altro che l’espressione di una Volontà cieca e irrazionale, un’energia cosmica che si manifesta nel dominio del più forte sul più debole. “Il mondo animale ha per proprio nutrimento il mondo vegetale; ogni animale diventa preda e nutrimento di un altro; la specie umana ritiene la natura creata per proprio uso e consumo e rivela in sè la medesima lotta o il dissidio della volontà: homo homini lupus”.

In effetti, le illusioni ottocentesche si infrangeranno nelle trincee della Prima guerra mondiale: un fallimento che viene anticipato simbolicamente nel naufragio del Titanic (14 aprile 1912). Il Titanic rappresenta infatti il l’orgoglio della tecnica e dell’imperialismo europeo: il suo affondamento è il presagio dell’abisso in cui sprofonderà l’Europa con le due guerre mondiali e l’avvento dei totalitarismi.

Certo, il cammino di emancipazione riprenderà con la cosiddetta Età dell’oro (1945-1973), con la rivoluzione culturale del Sessantotto, con la caduta del muro di Berlino e la vittoria della democrazia e del capitalismo. Ma ne siamo davvero sicuri?

Propongo una versione aggiornata dell’antico proverbio:

  1. la natura – con le sue forze – fa ciò che vuole, si sottrae al nostro dominio e quasi si vendica (epidemie, tsunami, riscaldamento globale)
  2. I nostri corpi sono colpiti da virus invisibili e malattie incurabili che la scienza e la tecnica faticano a contrastare
  3. la finanza globale – con le sue leggi impersonali, i suoi algoritmi, i suoi meccanismi – si impone alle nazioni, genera crisi, disuguaglianze, disoccupazione, sposta la ricchezza dove vuole, con una autonomia che nessuna volontà politica può governare.

Appunto: tempo, cul e siori i fa quel che i vol lori!

Il prossimo e ultimo appuntamento avrà come oggetto i proverbi veneti e la religione: “Dai copi in su nessun sa gnente”; “Quando el corpo se frusta, l’anema se giusta”; “Quando el diavolo vien vecio, el tol su la corona”; “I prèti fa bójar ła pignàta co łe fiàme del purgatòrio”; “L’Orassion sul capessal, no la fa né ben, né mal” e “Ci ghà religion no va in preson”.

Leggi tutti i proverbi di cui abbiamo già parlato.

Marino Rama
Ha insegnato Filosofia e Storia presso il Liceo Enrico Medi di Villafranca di Verona fino al 2019. Collabora con l’Università Popolare di Sona, per la quale ha tenuto una serie di conferenze a carattere storico.