I proverbi veneti e la filosofia: “Se uno vol che l’amicizia se mantegna, bisogna che ‘na sporta vaga e l’altra vegna”

Questo proverbio esprime in forma sintetica una filosofia dell’amicizia straordinariamente simile a ciò che hanno sostenuto nell’antichità sia Aristotele che Epicuro: l’amicizia deve essere paritaria, vantaggiosa e duratura nel tempo.

Se non c’è reciprocità (‘na sporta vaga e l’altra vegna) abbiamo benevolenza, agàpe, charitas, ma non amicizia.

E la vera amicizia non è mai disincarnata: “non è amico né chi sempre cerca l’utile né chi mai lo congiunge all’amicizia. L’uno fa commercio col sentimento della riconoscenza l’altro uccide la speranza nel futuro” (Epicuro). Non ha senso separare l’utile dall’amicizia: non sono amico per l’utilità ma sono certo che l’amico mi verrà in aiuto quando ne avrò bisogno. Non è tanto il vantaggio immediato quanto piuttosto la certezza che, nel momento del bisogno egli, l’amico, sarà presente e si prenderà cura di me e delle mie necessità.

Quindi l’amicizia contempla l’utile ma non si ferma all’utile: amo l’amico per ciò che è, non solo per ciò che me ne viene. L’amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù.

Non è vera amicizia quella che unisce le persone malvagie: anche i mafiosi sono “amici degli amici”, affiliati (Philìa è la parola greca per dire amicizia) ma lo sono quando ne ricavano un vantaggio reciproco o quando hanno un nemico comune. Una banda di teppisti può avere amicizia (identità di gruppo che sostiene una debole identità individuale) ma perché ne ricava piacere: il piacere del furto, della violenza, dello stupro.

Gli uomini virtuosi, invece, sono in cammino verso un bene superiore che li accomuna. L’amicizia, in questo caso, non solo ci avvicina ma ci migliora: è l’aspirazione alla perfezione, a quel tanto di divino che c’è in ogni essere umano. Proprio per questo “è naturale che tali amicizie siano rare: pochi infatti sono gli uomini siffatti”. Proprio come dice il proverbio: “Amigo de tuti, amigo de nissun.”

Infine un’ultima considerazione: l’amicizia deve essere coltivata e richiede una certa dose di rischio. Dice Epicuro: “Non è da lodare né chi s’abbandona con facilità all’amicizia né chi troppo vi esita: per amore dell’amicizia bisogna pure che uno metta a rischio il proprio amore.”

I proverbi del prossimo appuntamento: “Sempre stenta chi no se contenta”. “Chi vol star ben, ciapa le robe come le vien”.

Nei precedenti appuntamenti abbiamo parlato dei proverbi “Da soli no se stà ben gnanca in Paradiso” e “I proverbi non i xè fati par gnente” e “Un deto popolar l’è un aviso salutar”.