I Prefetti e il Comune di Sona durante il Fascismo: alcune circolari curiose

Nell’archivio storico del municipio di Sona sono conservate le circolari che i Prefetti della Provincia di Verona spedivano, in passato (dall’annessione del Veneto all’Italia in poi), a tutti i Comuni, fra i quali il nostro.

Si trattava di direttive di vario genere, a cui gli amministratori locali dovevano attenersi. A leggerle oggi, alcune appaiono davvero curiose.

Le più singolari, probabilmente, sono quelle appartenenti al Ventennio fascista. Se ne potrebbero citare molte, ma ci limiteremo a qualche esempio.

E’ del 23 maggio 1933 questa circolare firmata dal Prefetto Luigi Miranda.

Francobollo e timbro postale d’epoca su una lettera conservata in archivio a Sona. In alto foto storica del municipio di Sona
Francobollo e timbro postale d’epoca su una lettera conservata in archivio a Sona. Sopra il Municipio di Sona prima del restauro

Il Ministero dell’Educazione Nazionale informa di avere avuto sentore che nelle Biblioteche Popolari si danno in lettura libri che trattano di argomenti sociali o di contenuto romantico, a sfondo politico-sociale, ma sostanzialmente antifascista, specialmente di autori non confacenti allo scarso senso critico che hanno generalmente i frequentatori delle Biblioteche suddette. Per quanto sopra, prego le S.S. L.L. di voler disporre affinché sia usata la più oculata vigilanza sugli acquisti di libri delle Biblioteche popolari e sia portato il più attento esame sui libri medesimi, allo scopo di evitare che siano date in lettura opere che, anche sotto l’ingenua veste di racconti romantici siano tali da inoculare  negli animi principi e sentimenti contrari alla dottrina ed alle direttive del Regime.

In calce alla lettera il podestà di Sona scrisse: “Assicurata osservanza”. Poca fatica: nel nostro Comune non esisteva alcuna biblioteca pubblica!

Questa circolare di Guido Letta (parente dei Letta uomini politici di oggi), datata 22 novembre 1939, ci da un esempio del fanatismo che circondava la figura di Mussolini.

Ho rilevato che nella corrispondenza ufficiale di molti Comuni viene spesso usato l’appellativo “Capo” in luogo di quello di DUCE. All’uopo richiamo la vostra attenzione sul Foglio di disposizioni del Segretario di Partito, n° 1170 del 17.10.1938, il quale, fra l’altro, dice testualmente: “Ricorre ancora, e non poche volte, l’uso, già deplorato, di sostituire all’appellativo DUCE quello di Capo. La parola DUCE è insostituibile; per sé sola definisce un Uomo e segna il carattere di una Rivoluzione e di una civiltà”. Vogliate attenerVi, per l’avvenire alla disposizione di cui sopra.

E’ sempre di Guido Letta quest’altra del 3 luglio 1940.

E’ stato fatto divieto agli appartenenti alla razza ebraica, anche se discriminati, di esplicare qualsiasi attività nel settore dello spettacolo. Si fa presente che tale divieto deve intendersi inteso anche a tutte le categorie interessate allo spettacolo e quindi devono ritenersi in esso compresi gli autori, i librettisti, i traduttori, i soggettisti, gli scenografi, gli attori di qualsiasi rango, i registi, le comparse, i componenti i cori, i direttori ed i componenti di orchestra, il corpo di ballo e chiunque altro eserciti comunque la sua attività nel campo teatrale come tecnici, operai, personale di sala, di pulizia e di custodia.

Come si vede, un elenco dettagliato per evitare che si facesse eccezione per qualcuno. Definire odiosa una circolare come questa, è poco.

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