I pallini di gomma contro l’insegnante di Rovigo ed i genitori che non riusciamo più ad essere

Lo scorso ottobre in una delle classi prime di una scuola superiore di Rovigo, si è verificato un fatto molto grave durante l’orario di lezione: gli studenti della classe in questione hanno letteralmente sparato addosso ad una professoressa, con una pistola giocattolo ad aria compressa, dei pallini di gomma che l’hanno colpita molto vicino agli occhi, per fortuna senza conseguenze gravi.

La scena è stata prontamente ripresa dagli alunni con i telefonini e messa in pochi secondi on line su TikTok, una piattaforma social molto in uso tra gli adolescenti e non solo. Si scoprirà in seguito che si è trattato di un vero e proprio “agguato” messo in atto dai ragazzi (tutta la classe era più o meno coinvolta) a discapito dell’insegnante, per guadagnare visibilità e followers sul social. Ovviamente la scuola, nei giorni a seguire, ha disposto la sospensione per i ragazzi che si sono resi protagonisti del fatto, sospensione che in un primo momento non ha trovato applicazione a causa del ricorso fatto da uno dei genitori dei ragazzi, per un errore di trascrizione.

La vicenda col passare del tempo è finita sotto i riflettori di stampa e TV, con l’intervento anche del ministro dell’Istruzione Valditara e con la decisione maturata da parte della professoressa di denunciare tutti i 24 alunni della classe coinvolta.

La docente, che ora fatica a ritrovare la serenità di prima, soprattutto nell’insegnamento, si dice rammaricata tra le altre cose, di non aver mai veramente ricevuto scuse sincere né dai ragazzi, né tantomeno dai genitori; genitori che respingono le accuse affermando di aver invece cercato la professoressa, in vari modi, per scusarsi. Padri e madri che in ogni caso, con l’applicazione dei primi provvedimenti, saranno chiamati ad intraprendere assieme ai figli un percorso educativo con degli psicologi.

In questa sconcertante vicenda l’aspetto che a mio parere stona più di tutti (e ce ne sono), forse più dello sparo stesso, è l’intervento di quel genitore al fine di bloccare l’iter della sospensione ai danni del figlio. Purtroppo a 15 anni non è raro incappare in errori anche molto gravi come questo, sentirsi onnipotenti, intoccabili e impunibili, la maggior parte di chi ha figli adolescenti sa bene di cosa parlo. Ma un adulto, un genitore, che toglie al figlio o alla figlia la possibilità di riflettere, pagare e rimediare per quanto commesso, per uscirne possibilmente migliori, credo rappresenti un esempio veramente discutibile, mi limito a dire.

Ma questo ragazzo cosa dovrebbe imparare da quanto accaduto? Cosa dovrebbe pensare? Il modo per farla franca c’è sempre? Che quello che ha fatto non è poi così grave? Che la sospensione non se la merita proprio? Scegliete voi la conclusione, a me sembrano una peggio dell’altra.

Altra cosa gravissima successa in questo fatto è stato mettere in discussione il ruolo dell’insegnante, della scuola e più in generale dell’autorità: alcuni genitori, nello specifico, hanno lamentato il fatto che la professoressa non fosse in grado di guidare e frenare la classe con sufficiente autorevolezza, di essere troppo debole, di lasciarsi sopraffare dagli studenti.

Come a voler giustificare il gesto dei ragazzi, in quanto conseguenza del suo metodo di insegnamento, a loro parere inadeguato. Oramai è all’ordine del giorno leggere sui giornali di episodi nei quali i genitori respingono, sempre più spesso con aggressioni anche fisiche, i provvedimenti e i voti dei professori, perché fondamentalmente si ritengono superiori, rivendicando il diritto di saper decidere meglio per i figli, annullando così completamente la figura autorevole che i docenti rappresentano.

Quando succede un fatto così grave, sotto tanti punti di vista, in cui uno dei protagonisti è nostro figlio/a, non dovremmo far altro che farci un profondo esame di coscienza, riflettere per capire dove abbiamo sbagliato con lui e cercare di imparare qualcosa per fare meglio in futuro.

Vi assicuro che non c’è cosa più dolorosa per un genitore, parlo per esperienza personale, che dover mettere in discussione sé stesso ma anche il proprio figlio; comprendere che forse non è il ragazzo che credevamo o meglio che quel ragazzo forse si è smarrito e ha bisogno di rimettersi sulla strada giusta, genitore e figlio insieme.

E’ un processo molto complesso, che richiede tanta umiltà e fatica da parte di entrambi; un percorso che si compie giorno per giorno, un passetto alla volta ma se c’è la voglia di crescere e migliorarsi, i frutti che vedremo nel corso degli anni, ci stupiranno.

Poi certo, rimane la via breve, comoda, ma assai rischiosa del bloccare l’iter della sospensione ma purtroppo ad essere bloccato è soprattutto quel percorso di maturazione che ogni adolescente si trova ad affrontare a quell’età e in quel caso, dispiace dirlo, non c’è punizione che serva, perché alla prossima occasione l’errore probabilmente si compirà di nuovo.

Nata a Verona nel Febbraio del 1976, sono residente a Lugagnano da sempre. Ho conseguito il diploma di maturità artistica al Liceo Artistico statale di Verona e ho lavorato prima in uno studio di architettura e ora in un'azienda proprio a Lugagnano, come impiegata. Sono sposata, ho un figlio e nel tempo libero mi piace coltivare le tante belle amicizie che ho la fortuna di avere.