I nostri bambini e la guerra: come affrontarla parlandone con loro?

Parlare di guerra ai bambini non è mai facile. Parlare loro di morte e sofferenza, inevitabili conseguenze di una guerra, ancora meno.

L’età è determinante per affrontare certe tematiche e serve molta cautela, ovviamente, tuttavia ciò che non possiamo negare loro sono le immagini che per forza di cose si trovano di fronte quotidianamente in televisione, per dirne una, e da qui si capisce con estrema naturalezza che non possiamo dribblare un confronto, nei limiti del possibile.

Ovunque ci si muova, da un mese a questa parte, i nostri piccoli sentono costantemente parlare di Ucraina, di Russia, di Putin, di rivalità, di distruzione, di fughe. Appena abbiamo girato l’angolo del Covid ecco che ci inoltriamo nella via di un’altra drammatica realtà.

Come affrontiamo dunque queste tematiche angoscianti quando ci vengono fatte domande dai più piccoli? Cerchiamo di approfondire con loro, sempre a seconda dell’età, affinché comprendano meglio la situazione? Estremamente complicato, per quel che mi riguarda, eludere da una parte le richieste esplicite di una undicenne, ed altrettanto faticoso cercare di affrontarle con un novenne che sembra non curarsi di quanto accade quando invece i sentimenti sono gli stessi della sorella ma espressi in modalità totalmente differenti.

Non abbiamo idea di cosa vi sia dentro il loro cuore e cosa pensino nella loro testa perché troppo spesso si tende a lasciarli fuori da certe dinamiche proprio per non farli soffrire o perché crediamo non possano comprendere quando invece sono i primi che, se spiegato quanto sta accadendo, riescono anche a trovare situazioni di pace e solidarietà lungimiranti.

Le ragioni che hanno portato l’ennesima popolazione allo scontro non sono di mia competenza e non è questa la sede idonea per parlarne, ma quanto questa situazione si stia ripercuotendo sui nostri bambini è sotto gli occhi di tutti.

Chi più, chi meno, stiamo cercando con grande energia di contribuire agli aiuti concreti in favore delle vittime più innocenti: donne, bambini appunto ed anziani. La grande macchina della solidarietà si sta muovendo velocemente ed efficacemente e si sta prodigando affinché un minimo di sostentamento arrivi al popolo ucraino e di sicuro molte iniziative stanno coinvolgendo i più piccoli ed è giusto parlare loro in termini di fratellanza e condivisione, perché se è vero che ben poco possono intendere delle ragioni che hanno portato a questa ostilità, molto invece possono fare per dare la mano a chi ha bisogno di aiuto.

Anche il più piccolo sostegno, come può essere un disegno, porta indubbiamente quel minimo di conforto che, come una coperta calda, avvolge i cuori di piccole anime meno fortunate e più esposte a questa fredda diatriba. E per l’appunto anche i più piccoli gesti non debbono essere confusi con la superficialità quanto invece come evidenze di saggezza, che se almeno in parte potessero portarla in eredità durante la loro crescita ci sarebbe veramente un mondo migliore e aperto al confronto.

Se ci fosse una formula tramite la quale poter vedere davvero attraverso gli occhi dei più piccoli non ci troveremo qui a sollevare odio continuo. Perché questa maledetta guerra è, ahimè, l’ennesima, non sarà di certo l’ultima e la pace la vedo ancora lontana, e non parlo solo di Russia ed Ucraina ma di una sistematicità di conflitti che empiricamente fa parte del nostro DNA in quanto persone sporcate dalla perfidia, e che malgrado le buone intenzioni di alcuni, temo ci accompagnerà per sempre.

Un mondo fatto di odio molto più che di amore, un mondo fatto di arroganza molto più che di tolleranza, un mondo fatto di adulti e non di bambini, per l’appunto. Che peccato. Cosa stiamo lasciando loro e cosa possiamo cambiare in favore di menti più aperte e meno discriminanti?

A mio parere quello che possiamo fare è coinvolgerli nella misura in cui si rendano conto che hanno tutte le carte in regola per cambiare le cose, anche a partire dalle più apparentemente insignificanti, ed è nostro compito seminare in modo semplice ma buono senza gettare quel veleno che sta lentamente prosciugando il nostro buon senso e la nostra capacità di raziocinio.

Se ci lasciamo intimidire dalle menti bigotte e complottiste dove arriveremo mai? Se non dimostriamo fiducia come possiamo pretendere che la imparino le nostre generazioni future? Io ci spero molto in loro, spero nella bontà d’animo che va però guidata, seguita, incoraggiata ed elogiata costantemente.

Da quasi 15 anni Lugagnano è per me e la mia famiglia divenuta casa. Sono nata il 6 aprile 1981, mamma pasticciona, mi definisco un’accanita fan della vita. Mi piace modificare la mia prospettiva sul mondo e sulle cose e considero i cambiamenti fonte di potenti opportunità (ovvero adoro mettermi continuamente in discussione).